Caulonia, Antonella Caraffa: “Il silenzio di parte e la coerenza a intermittenza nella politica nazionale come nelle dinamiche locali”

Caulonia, Antonella Caraffa: “Il silenzio di parte e la coerenza a intermittenza nella politica nazionale come nelle dinamiche locali”

di Antonella Caraffa

Non si può restare indifferenti a ciò che è accaduto ieri nelle principali città d’Italia in occasione della Festa della Liberazione. Eppure tutto tace. E il silenzio è assordante. Un silenzio che ne rievoca un altro, che fa presagire il diffondersi, come una piaga, di una tendenza, quella di essere forti, onesti e coraggiosi a intermittenza.
Il 25 febbraio, nel Consiglio comunale di Caulonia, ho pronunciato parole che oggi suonano ancora più attuali, parole di biasimo per la scelta del silenzio di fronte a criticità scomode, un appello alla coerenza che appare sempre più selettiva, un richiamo ai princìpi che non possono funzionare a convenienza. Non era soltanto la denuncia di una crisi amministrativa. Era la fotografia di un metodo politico che, sempre più ferocemente, si sta facendo strada in piccoli territori come il nostro.

Il 25 aprile, a Milano, nel giorno della Liberazione, quella fotografia è riemersa con evidenza nazionale. Contestazioni, tensioni, esclusioni e imbarazzanti ambiguità hanno preso il posto dello spirito unitario che dovrebbe accompagnare una ricorrenza fondata sulla libertà e sul pluralismo. Anche lì, davanti a fatti gravi, in molti hanno scelto ancora una volta il silenzio; hanno scelto parole misurate con il bilancino della convenienza.
Tra il 25 febbraio e il 25 aprile corre dunque un filo preciso. È sempre più evidente la mancanza di coerenza, di coraggio e di determinazione nel rispetto dei princìpi decantati e spesso dimenticati pochi minuti dopo.
Lo si vede a livello nazionale e anche nelle dinamiche locali.
C’è chi continua a farsi portavoce di una tradizione politica ben definita, salvo poi mostrare crescente disponibilità e apertura verso aree che per anni indicava come distanti e incompatibili.
E c’è chi si presenta come l’opposizione integra e trasparente, ma la esercita con sorprendente elasticità, dimostrandosi fermo e duro in alcune occasioni e quasi impercettibile in altre, soprattutto quando si toccano determinati equilibri o, ancor peggio, i propri piani politici per il futuro.

È la politica delle posture variabili. Dei princìpi usati a giorni alterni. Della severità verso gli avversari e dell’indulgenza verso i vicini o verso gli interlocutori in trattativa.
Eppure la credibilità si misura nei momenti scomodi.
Si misura quando c’è da affrontare una crisi senza nasconderne le cause. Si misura quando c’è da difendere il senso autentico del 25 aprile senza distinguere tra simpatie e antipatie. Si misura quando si fa opposizione vera, non simbolica. Si misura quando si sceglie la coerenza anche se costa.
Il resto è tattica. E la tattica, quando prende il posto dei valori, finisce sempre per logorare tutto. Ne risentono le istituzioni, i partiti e la fiducia dei cittadini; ne risente soprattutto la pratica amministrativa, perché le forze politiche sono troppo impegnate a studiare piazzamenti e schemi per potersi occupare dei problemi veri. Si è troppo impegnati a colpire o a risparmiare ciò che elettoralmente conviene, per poter pensare a ciò che invece converrebbe al bene comune.

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