Il movimento “LocRinasce”: “Edilizia sanitaria finanziata coi fondi PNRR, nessuna nuova struttura completata”

Il movimento “LocRinasce”: “Edilizia sanitaria finanziata coi fondi PNRR, nessuna nuova struttura completata”

Forse qualcuno si ricorderà che la Calabria, durante il periodo della pandemia da Covid, è stata classificata “zona rossa” non per l’alto numero di contagi, bensì per l’estrema fragilità e carenza delle sue strutture sanitarie. I fondi europei del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), in particolare la Missione 6 (Salute), sono stati destinati proprio per sopperire a queste criticità. Sono state, in particolare, finanziate le reti di assistenza territoriali, 61 Case di Comunità e 20 Ospedali di Comunità, il rinnovamento delle grandi attrezzature, la digitalizzazione, l’assistenza domiciliare, la telemedicina, il fascicolo sanitario elettronico. Un’occasione unica e straordinaria per cambiare il volto della sanità calabrese. Per quanto riguarda gli interventi di edilizia sanitaria finanziati con i fondi PNRR, nella Locride ci sono le Case della Comunità di Monasterace, Caulonia, Gioiosa Jonica, Antonimina, Bovalino e l’Ospedale di Comunità di Gerace.
Mancano esattamente 75 giorni alla scadenza ufficiale del PNRR e nessuna di queste nuove strutture è, ad oggi, completata e sullo stato di esecuzione dei lavori, purtroppo, nel sito ufficiale dell’Azienda Sanitaria è impossibile reperire dati ufficiali aggiornati. Come Movimento ci auguriamo che si tratti solo di disfunzioni amministrativo-burocratiche e che i cantieri, invece, stiano per concludere i lavori per non rischiare di dover restituire i fondi o perdere i finanziamenti già stanziati. Della casa della Comunità di Siderno, ex casa della Salute mai realizzata, finanziata con altri fondi, i tempi di realizzazione, se non ci saranno ulteriori slittamenti, sono previsti nel 2028.


Rimane, poi, un punto critico di fondamentale importanza, cioè il reperimento del personale necessario, non finanziabile con fondi PNRR, per rendere operative queste nuove strutture. Senza una concreta ed efficace riorganizzazione integrata delle risorse attualmente presenti sul territorio (medici di base, specialisti ambulatoriali, sanitari di guardia medica) e senza una deroga ai tetti di spesa per il nuovo personale da assumere (tecnici, infermieri di comunità, amministrativi), il pieno funzionamento di queste fondamentali strutture rischia di restare sulla carta. In quest’ottica, la fine del commissariamento della sanità calabrese è sicuramente una buona notizia, in quanto si ritorna dopo oltre 15 anni alla gestione ordinaria, ma, forse sarebbe stato opportuno evitare l’utilizzo di toni trionfalistici, come fatto dal Governo regionale, che hanno suscitato molte perplessità. La situazione della Sanità calabrese è particolarmente complessa e critica, con oltre 300 milioni di euro pagati lo scorso anno dalla nostra Regione per la migrazione sanitaria, il cospicuo aumento della spesa che ogni cittadino sostiene direttamente di tasca propria per servizi sanitari, la rinuncia alle cure per le lunghe liste d’attesa che è arrivata a circa il 10% della popolazione.

In questo difficile contesto, la Calabria rimane nella stretta del Piano di rientro, che continua a gravare e a condizionare pesantemente la possibilità di cambiamento oltre a continuare a pesare sulle tasche dei calabresi e sulla qualità del nostro servizio sanitario pubblico.
Nei giorni scorsi è stato giustamente sollevato sulla stampa il problema degli screening oncologici, in particolare della frammentazione dei percorsi, trasformando un diritto in un labirinto burocratico, causa di percentuali di copertura ben al di sotto della media nazionale. Per essere efficace il percorso di screening è fondamentale togliere ai cittadini il peso dell’organizzazione, lasciandogli solo il compito di presentarsi all’appuntamento. La mancata adesione agli screening, che colpisce soprattutto le fasce più deboli, ha purtroppo gravi conseguenze: un tumore al colon preso in fase iniziale con lo screening si risolve spesso con un piccolo intervento e quasi il 100% di guarigione. Lo stesso tumore scoperto tardi richiede interventi complessi, chemio, radio e lunghi ricoveri, con costi infinitamente più alti per la Regione e sofferenze enormi per la persona.

Movimento civico LocRinasce

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