Aiello: “76 anni di Nakba, la catastrofe palestinese che il mondo finge di non vedere”

Aiello: “76 anni di Nakba, la catastrofe palestinese che il mondo finge di non vedere”

Riceviamo da Pasquale Aiello e pubblichiamo

Nel lontano Maggio del 1948 in terra di Palestina cominciò la ‘nakba’, e mai più terminò.  Nakba,che in lingua araba vuol dire “catastrofe”, narra l’estromissione progettata di circa 700.000 palestinesi dalla propria terra e la nascita dello Stato di Israele attraverso il piano di frazionamento dell’Onu con la risoluzione 181 che assegna gran parte del territorio agli ebrei  per formare lo stato d’Israele. Uno stato che da allora è stato plasmato mediante un genocidio continuo dei nativi di Palestina, così come successe con gli indiani d’America che furono sterminati a milioni. Ancora oggi Mentre la coalizione epstain tiene inchiodata l’attenzione sulla guerra all’Iran, il regime nazisionista genocida e i suoi alleati soprattutto occidentali continuano a sterminare la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza violando quotidianamente tutte le regole del diritto internazionale  nel silenzio assoluto dell’apparato comunicativo ufficiale comandato dai regimi. E’ una vera vergogna, una brutale crudeltà che lacera l’anima di chi deve assistere impotente al disfacimento di una popolazione di adulti e anziani, ma soprattutto bambini, perché loro sono il futuro. Un abominio spudorato, peraltro sfacciatamente impunito da tutte le istituzioni internazionali preposte al controllo e alla salvaguardia dei diritti universali.

Tutti coloro che quotidianamente seguono, sui canali alternativi, le scorribande, le incursioni e gli ammazzamenti che riempiono la cronaca del mattatoio sionista nella piccola Gaza, si sentono pervasi da un clima di violenza, di soprusi, abusi e sdegno nonché rabbia. Si desidera solo la fine di tutte le atrocità, la ferocia e l’efferatezza della prepotenza nei confronti dei palestinesi, la pulizia etnica in Cisgiordania, l’invasione del Libano e la guerra all’Iran a opera del connubio criminale yankeesionista. Magari in tutto questo macello, si potrebbe chiedere a ‘lorsignori’ anche la fine del ‘bloqueo’ alla gloriosa e resistente Cuba, inasprito giusto per l’occasione. Tutto ciò prefigura la decadenza dell’egemonia occidentale e si sta scoprendo il vero volto intriso di suprematismo e intolleranza della sua cosiddetta civiltà globalizzata e mercificata. I nuovi nazisti politicanti d’Israele e la potente e criminale mafia dei coloni  sono  bianchi, magari di ‘razza ariana’. Non a caso, il sionismo nasce come ideologia basata su razzismo e colonialismo. Tutto l’occidente compresa l’Italia unitamente a tanti paesi del mondo arabo, non hanno la capacità morale, il coraggio e la volontà politica di sanzionare le lobby di questi criminali e fermare la carneficina, il cui fine ultimo si traduce nel progetto espansionistico del ‘grande israele’. Invece sostengono il colonialismo israeliano e insieme alle istituzioni internazionali, si rendono complici di questa barbarie. 

Ormai è un mondo, questo, a parte qualche realtà che ancora resiste, che ha intrapreso la strada del  totalitarismo e della tirannia fatta sistema. Da quando i partiti sono sostituiti dai comitati d’affari, e le figure politiche moralmente e intellettualmente oneste scarseggiano, la politica ha smarrito la strada del ‘bene collettivo’. L’umanità, malgrado ciò, ha bisogno di rappresentanti istituzionali che rispondano alla gente, ai popoli, specie i più bisognosi, gli ultimi e indifesi e non alle consorterie della grande borghesia mondiale o peggio a governi  e servizi stranieri. La riorganizzazione del vecchio e nuovo internazionalismo di studenti, intellettuali, lavoratori e società civile, delle ‘flotille’ di mare e i combattenti di terra, che raccontano di solidarietà, capacità e resistenze contro i tiranni e i colonizzatori, sono la speranza. Lottare strenuamente per fare pressione sugli organismi nazionali e sovranazionali affinché si mandino in esilio e nelle galere i criminali disumani e guerrafondai che vivono di guerra e tracciare la strada per un nuovo umanesimo.

Foto di Moslem Danesh su Unsplash

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