
Area cani di Caulonia, Vaccaluzzo: “Serve un patto vero tra pubblico e privato per il bene della comunità”
di Andrea Vaccaluzzo
Come non accogliere questo appello da parte di Meridiana Caulonia, dato che sposa pienamente un’idea di politica fatta di attenzione concreta ai servizi, alla cura degli spazi comuni e alla collaborazione nell’interesse della comunità?
Le aree cani di Caulonia, per tanto tempo, hanno rappresentato uno dei segnali più positivi di civiltà e attenzione verso il vivere comune: non semplici recinti, ma luoghi di socialità, aggregazione e rispetto degli animali.
Va anche riconosciuto il lavoro svolto negli anni da Dog Toffy, che, con impegno e dedizione, ha contribuito concretamente a rendere quelle aree un esempio positivo per il paese. Dietro quel risultato c’era una gestione attenta e una visione capace di immaginare anche iniziative utili e qualificanti per la comunità.
Tra l’altro, guardando anche i cartelli presenti all’esterno di quell’area, si capisce bene come un servizio di questo tipo abbia una sua valenza persino nell’ambito dell’attribuzione della Bandiera Blu. È uno di quei dettagli che fanno comprendere come oggi la qualità di un territorio venga valutata anche attraverso la presenza di servizi moderni, inclusivi e orientati al benessere della collettività.
Ma forse è arrivato anche il momento di aprire una riflessione seria sulle forme di convenzione tra pubblico e privato. In tutta Italia queste esperienze funzionano quando esiste un equilibrio reale tra ciò che viene dato e ciò che viene ricevuto, intendendo però come risultato finale il beneficio concreto che ne deriva alla popolazione. Ed è questo il vero fulcro della questione: quando una collaborazione produce servizi, cura degli spazi e qualità della vita per i cittadini, allora quella collaborazione ha già dimostrato il proprio valore.
Se invece viene meno questo equilibrio, o si perde di vista l’interesse collettivo, è inevitabile che ogni esperienza finisca per arenarsi.
Spesso, purtroppo, subentra una visione troppo burocratica e distante dalla realtà concreta della gestione degli spazi pubblici. Molte volte ci si concentra più su una gestione facile che su una gestione realmente utile ed elaborata per il pubblico, ed è lì che spesso nascono problemi e incomprensioni.
Non voglio neppure prendere in considerazione l’idea che possano esistere forme di boicottaggio interno, legate a dinamiche personali o politiche, nei confronti di chi, all’inizio, ha creduto davvero in questo progetto e si è fatto portavoce concreto di un’esigenza sentita da tanti cittadini. Sarebbe qualcosa di non soltanto degradante, ma persino autodistruttivo per la comunità stessa. Perché, quando si colpisce un’iniziativa positiva solo per logiche interne o rivalità, alla fine non perde una persona: perde il paese intero.
L’auspicio è che da questa vicenda possa nascere non soltanto il recupero di uno spazio importante, ma anche una riflessione più ampia sul modo di amministrare e costruire collaborazione vera nell’interesse della comunità.
