Città Metropolitana: Caulonia penalizzata

Città Metropolitana: Caulonia penalizzata

Luana Franco, consigliere comunale di Caulonia, ha scritto parole condivisibili sulla prossima tornata elettorale per il rinnovo dell’amministrazione di Reggio Calabria, ricordando come questo appuntamento «non rappresenta solo un passaggio politico per il capoluogo, ma segna un momento decisivo per il destino dell’intero territorio metropolitano». È una riflessione che condividiamo pienamente, e che ci offre l’occasione per approfondire una questione che riguarda direttamente tutti i comuni della Locride.

La questione investe direttamente il rapporto tra centro e periferie, tra rappresentanza e partecipazione democratica. La riforma introdotta dalla Legge Delrio ha certamente ridisegnato l’assetto istituzionale degli enti locali, ma ha anche generato un evidente squilibrio nella percezione democratica dei territori dell’ex Provincia. Oggi, infatti, i cittadini dei comuni della Locride, della Piana, dell’Area Grecanica e delle aree interne non eleggono direttamente gli organi della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Il sindaco metropolitano coincide automaticamente con il sindaco di Reggio Calabria, mentre il consiglio metropolitano viene eletto non dai cittadini, ma dai sindaci e dai consiglieri comunali dei vari comuni del territorio. In pratica, il voto espresso in una sola città finisce per determinare la guida politica di un intero comprensorio, mentre gli altri territori partecipano soltanto in modo indiretto, attraverso i propri amministratori locali. E qui emerge un altro tema importante: il cosiddetto voto ponderato. Non tutti i voti degli amministratori hanno, infatti, lo stesso peso. Più un comune è popoloso, maggiore sarà il “peso” del voto espresso dai suoi consiglieri e dal suo sindaco.

Per fare un esempio semplice, un comune come Caulonia rappresenta circa l’1% dell’intera popolazione metropolitana. E, dando per assodato che nessun comune della Locride, preso singolarmente, può realmente incidere sugli equilibri metropolitani, diventa ancora più evidente la necessità di costruire una convergenza territoriale sulle grandi priorità comuni. Anche perché, pur dentro tutti i limiti e le contraddizioni dell’attuale sistema, questi restano gli strumenti politici e istituzionali che oggi il territorio ha a disposizione per provare comunque a incidere sulle scelte metropolitane. La Legge Delrio nasceva con l’idea di semplificare e razionalizzare, ma ha finito anche per allontanare i cittadini dalle scelte reali. E quando un territorio non può più scegliere direttamente chi lo governa, una parte della democrazia inevitabilmente si indebolisce.

A parte il fatto che la Legge Delrio presenta anche altre contraddizioni. Per fare un esempio concreto, il sistema finisce spesso per guardare quasi esclusivamente al peso elettorale e demografico, senza tenere realmente conto delle difficoltà territoriali. Un comune come Caulonia, ad esempio, possiede un territorio vastissimo, con frazioni, aree interne, problemi logistici e necessità infrastrutturali enormi, che non possono essere valutati semplicemente sulla base del numero degli abitanti. Eppure, comuni dello stesso grado demografico, ma con territori anche cinque volte più piccoli e con problematiche molto diverse, finiscono per avere sostanzialmente la stessa valenza nel sistema di ponderazione. I bisogni reali di un territorio non coincidono sempre con il numero dei cittadini. Perché esistono territori piccoli dal punto di vista demografico, ma enormemente complessi dal punto di vista della viabilità, dei collegamenti, dei servizi e della gestione quotidiana.

Questo significa, molto semplicemente, che il costo sociale della complessità territoriale rischia di diventare qualcosa da evitare o da ridurre ai minimi termini, invece di essere compreso e sostenuto. Ma amministrare territori fragili, vasti, montani o logisticamente difficili non può essere considerato un peso improduttivo. Dovrebbe, invece, essere riconosciuto come un’esigenza reale che necessita di maggiore attenzione, maggiore presenza istituzionale e maggiore capacità di programmazione.

La Locride non è una periferia: è una risorsa

La Locride, in particolare, rappresenta una parte significativa dell’intera Città Metropolitana di Reggio Calabria. Un territorio vasto, ricco di storia, cultura, capacità imprenditoriali, risorse ambientali e capitale umano, che troppo spesso ha avuto la percezione di essere marginale nelle grandi scelte strategiche.

Il problema, piuttosto, è il rischio di una certa miopia istituzionale verso le parti meno evidenti del territorio metropolitano, quelle più periferiche, meno popolose e spesso più lontane dai principali centri decisionali, con il rischio concreto che aree importanti come la Locride, l’Area Grecanica, le zone interne o i piccoli comuni finiscano progressivamente ai margini della programmazione politica e infrastrutturale.

La Locride deve costruire il peso politico collettivo necessario per essere ascoltata davvero e partecipare da protagonista alle scelte che riguardano il futuro dell’intero comprensorio. Per questa ragione non basta limitarsi alla denuncia del deficit democratico. Occorre avanzare una proposta territoriale seria.

Una coscienza territoriale comune

Forse proprio dai piccoli comuni può arrivare una lezione politica utile all’intera area metropolitana. Nei paesi, spesso, le liste civiche riescono a unire persone provenienti da culture politiche differenti attorno ai bisogni concreti della comunità. Non perché le idee scompaiano, ma perché alcune priorità diventano più importanti delle appartenenze.

La Locride dovrebbe avere la maturità di compiere lo stesso salto di qualità sul piano territoriale: superare divisioni storiche, personalismi e frammentazioni per costruire una piattaforma sulle grandi questioni strategiche. Sanità, viabilità, trasporti, scuola, lavoro, infrastrutture e contrasto allo spopolamento non possono essere affrontati come problemi del singolo comune o della singola amministrazione.

Ed è proprio sulla viabilità e sui collegamenti che, negli ultimi mesi, si è visto uno degli esempi più interessanti di visione comprensoriale. Il “Piano Gelsomini Link”, promosso dal Comune di Roccella Ionica, ha dimostrato che spesso non servono opere faraoniche o promesse irrealizzabili, ma idee concrete, coordinate e pensate per l’intero territorio.

L’idea di sincronizzare realmente i collegamenti tra la Locride e il nodo ferroviario di Rosarno, permettendo ai cittadini di agganciarsi in maniera efficiente all’Alta Velocità e ai collegamenti nazionali, rappresenta un esempio intelligente di programmazione territoriale. Ed è significativo che attorno a quella proposta si stiano ritrovando sensibilità differenti. Perché, quando un territorio ragiona finalmente come comunità, le differenze politiche possono diventare una ricchezza e non un ostacolo.

Occorre fare della necessità virtù. Non una fusione politica artificiale, che troppo spesso rischia di servire soltanto al consolidamento del potere, ma una coscienza territoriale comune capace di superare le differenze quando sono in gioco gli interessi strategici della Locride. La vera sfida non è uniformare le idee, ma convergere sulle priorità.

Andrea Vaccaluzzo

Giovanni Maiolo

Suely Di Marco

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