
Potere al Popolo: “Tre morti in due giorni, in Calabria è una strage sul lavoro”
La morte di tre lavoratori in Calabria nel giro di appena due giorni non può essere derubricata a tragica fatalità. Siamo di fronte a una vera e propria strage che impone una presa di coscienza collettiva e interventi immediati.
Non si può più parlare di “morti bianche”: quando sicurezza, controlli e diritti vengono sacrificati in nome del profitto, si tratta di omicidi sul lavoro.
Il caso del giovane El Hadji Mamadou Diallo, morto a Paola a soli 23 anni mentre lavorava alla preparazione di uno stabilimento balneare, è emblematico di una realtà che in Calabria conosciamo troppo bene. Secondo quanto emerso nelle prime ricostruzioni, il ragazzo potrebbe essere stato impiegato senza un regolare contratto. Un giovane migrante, costretto alla precarietà e al lavoro senza tutele, che perde la vita mentre cerca semplicemente di costruirsi un futuro.
Ma non è un caso isolato. Ad Anoia Superiore un operaio di 46 anni è morto precipitando da un ponteggio durante lavori edili. A Francavilla Angitola un altro lavoratore, di 53 anni, ha perso la vita schiacciato durante operazioni con mezzi da cantiere. Tre morti in poche ore, tre famiglie distrutte, tre tragedie accomunate da un sistema che continua a considerare la sicurezza un costo da tagliare e i lavoratori carne da sfruttamento.
Nella nostra regione il lavoro irregolare, nero e grigio continua purtroppo a essere una realtà diffusa e strutturale. Un sistema di illegalità presente in troppi luoghi di lavoro, davanti al quale nessuno può permettersi di restare in silenzio. Si continua a risparmiare sulla sicurezza, sui controlli, sulla formazione e perfino sulla dignità delle persone.
Come Potere al Popolo, insieme all’Unione Sindacale di Base, siamo promotori della proposta di legge per l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro e continueremo questa battaglia fino a quando tale norma non verrà approvata. Chi sfrutta, viola le norme e mette a rischio la vita dei lavoratori deve risponderne penalmente.
Servono subito più ispettori del lavoro, controlli veri nei cantieri e nelle aziende, il superamento del sistema degli appalti e subappalti al massimo ribasso e maggiori tutele per chi denuncia sfruttamento e illegalità.
Alle famiglie delle vittime va la nostra vicinanza e il nostro cordoglio. Morire di lavoro, nel 2026, è una vergogna che non possiamo più accettare.
Potere al Popolo Calabria
