Chiama il 118 per un’emergenza di sua figlia: medico arrivato solo con la seconda ambulanza. La denuncia di Simona Coluccio

Chiama il 118 per un’emergenza di sua figlia: medico arrivato solo con la seconda ambulanza. La denuncia di Simona Coluccio

Scrivo ora, a poche ore dall’accaduto, perché l’emozione è ancora viva e perché credo sia mio dovere di madre raccontare esattamente cosa è successo questa sera.
Da mesi, da tempo, Maria Pia non ci faceva vivere crisi così intense. La sua condizione neurologica è complessa, documentata, seguita. Stasera però qualcosa è cambiato: le crisi epilettiche si sono susseguite una dopo l’altra, senza darci tregua, senza fermarsi. Ogni genitore che ha un figlio con epilessia farmacoresistente sa cosa significa “crisi che non si ferma”. Significa paura, significa secondi che diventano ore, significa rischiare.
Poi chiamo il 118. Al centralino descrivo la situazione: crisi convulsive in atto, non responsiva, paziente complesso. La gravità la conosco io, la conosce il suo neurologo, la conosce chi la segue ogni giorno.

Arriva la prima ambulanza senza medico a bordo. La situazione di mia figlia è delicata e quindi io ho richiesto l’immediato intervento di un medico. Dopo la mia richiesta è arrivata la seconda ambulanza con il medico a bordo. Il medico è arrivato, ha valutato, ha cercato di stabilizzare la bambina. Solo allora riesco a respirare. Solo allora Maria Pia esce dal pericolo immediato.
Voglio ringraziare di cuore tutti i soccorritori del 118 intervenuti. Hanno fatto il loro lavoro con impegno. Ringrazio in modo particolare l’infermiera Patrizia, che da anni segue Maria Pia a domicilio. Appena ha saputo, è corsa con il marito Bebbo per stare con noi. Non era di turno, non doveva. L’ha fatto per affetto, per responsabilità. Gente così è il vero volto della sanità.
È importante che ci sia in ogni ambulanza un medico, perché non si sa l’emergenza che si va incontro.
Non chiedo un privilegio. Chiedo l’applicazione del diritto alla salute e alla sicurezza per mia figlia. Chiedo che la sua fragilità venga protetta con protocolli adeguati, non con l’improvvisazione.
Mi auguro che questo non si verifichi più.

Simona Coluccio

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