Educazione civica e cultura della legalità: senza le competenze giuridiche strutturate si rischia di indebolire la missione costituzionale della scuola

Educazione civica e cultura della legalità: senza le competenze giuridiche strutturate si rischia di indebolire la missione costituzionale della scuola

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che il dibattito sulla valutazione dell’Educazione civica debba necessariamente condurre a una riflessione più ampia e strategica sull’organizzazione stessa dell’insegnamento della cittadinanza nelle istituzioni scolastiche italiane.
Se è vero che la Legge n. 92 del 2019 ha attribuito all’Educazione civica una dimensione trasversale, è altrettanto vero che nessuna trasversalità può essere efficace in assenza di solide competenze culturali, giuridiche ed economiche capaci di garantire continuità, coordinamento e rigore scientifico ai percorsi formativi.
Per tale ragione, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rinnova la richiesta al Ministero dell’Istruzione e del Merito affinché venga progressivamente garantita la presenza della classe di concorso A-46 – Scienze giuridico-economiche nei percorsi di potenziamento dell’offerta formativa di tutte le istituzioni scolastiche del secondo ciclo e, in prospettiva, anche del primo ciclo, comprese quelle realtà scolastiche nelle quali tale professionalità risulta oggi assente.
Si tratta di una scelta che non risponde a logiche corporative o categoriali, bensì a una precisa esigenza pedagogica, costituzionale e ordinamentale.

L’Educazione civica, infatti, trova il proprio fondamento nella Costituzione della Repubblica italiana, nella conoscenza delle istituzioni democratiche, nella tutela dei diritti umani, nella cittadinanza digitale, nell’educazione economica e finanziaria, nella cultura della legalità e nella comprensione dei meccanismi che regolano la convivenza civile.
Si tratta di ambiti che appartengono strutturalmente al patrimonio scientifico e metodologico delle discipline giuridiche ed economiche.
Non appare quindi ragionevole che il sistema scolastico continui ad affidare la costruzione di percorsi sempre più complessi e delicati esclusivamente alla buona volontà dei consigli di classe, senza prevedere un adeguato rafforzamento professionale attraverso figure specificamente formate nei saperi giuridici.
La stessa Legge 92/2019 richiama in più passaggi la necessità di promuovere la conoscenza della Costituzione, delle istituzioni dello Stato, dell’Unione europea e degli organismi internazionali, nonché l’educazione alla legalità, alla cittadinanza attiva e alla partecipazione democratica.
Tali obiettivi richiedono competenze specialistiche che non possono essere improvvisate né ridotte a semplici attività interdisciplinari prive di un adeguato presidio culturale.
La scuola italiana ha oggi il compito di formare giovani cittadini chiamati a confrontarsi con sfide epocali: la tutela dei diritti fondamentali, le trasformazioni dell’intelligenza artificiale, la protezione dei dati personali, la sostenibilità economica e sociale, la lotta alle discriminazioni, il contrasto alle mafie e alla corruzione, la partecipazione ai processi democratici nazionali ed europei.
Di fronte a tali sfide, la presenza di docenti della classe di concorso A-46 rappresenta una risorsa strategica per l’intero sistema educativo.
Non si tratta di introdurre una nuova materia né di sottrarre spazi alle altre discipline.
Si tratta di rafforzare la capacità della scuola di dare attuazione concreta all’articolo 2 della Costituzione, che richiama i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; all’articolo 3, che impone la rimozione degli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini; all’articolo 4, che valorizza il contributo responsabile alla vita della comunità; all’articolo 54, che richiama il dovere di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione e delle leggi.

In questa prospettiva, appare particolarmente significativo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sia oggi guidato dal Ministro Giuseppe Valditara, illustre studioso del diritto, professore ordinario di Diritto romano e Diritti dell’antichità presso l’Università degli Studi di Torino, la cui esperienza accademica testimonia una profonda consapevolezza del ruolo che la cultura giuridica riveste nella formazione del cittadino e nella costruzione delle istituzioni democratiche.
Analogamente, il Sottosegretario all’Istruzione e al Merito Paola Frassinetti, laureata in Giurisprudenza e avvocato, conosce bene il valore educativo della cultura della legalità e l’importanza della conoscenza del diritto quale strumento di emancipazione personale e di partecipazione civile.
Proprio per tali autorevoli competenze giuridiche, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani confida che il vertice politico del Ministero possa farsi promotore di una riflessione strutturale sul ruolo della classe di concorso A-46 all’interno della scuola italiana del futuro.
L’introduzione di posti di potenziamento destinati alle discipline giuridiche ed economiche nelle scuole in cui oggi risultano assenti consentirebbe infatti di:

  • garantire una progettazione più efficace e continuativa dei percorsi di Educazione civica;
  • rafforzare l’educazione alla legalità costituzionale e ai diritti umani;
  • sviluppare competenze di cittadinanza economica e finanziaria sempre più necessarie nella società contemporanea;
  • sostenere i percorsi di orientamento e le attività PCTO attraverso competenze normative e organizzative specifiche;
  • promuovere una maggiore consapevolezza dei diritti e dei doveri connessi alla cittadinanza digitale;
  • favorire il dialogo tra scuola, istituzioni, magistratura, università e società civile;
  • contribuire alla prevenzione dei fenomeni di devianza, discriminazione, violenza e marginalizzazione sociale.

Investire nella presenza dei docenti di discipline giuridiche ed economiche non significa semplicemente ampliare un organico.
Significa riconoscere che la cittadinanza democratica, la cultura costituzionale e la tutela dei diritti umani non possono essere considerate dimensioni accessorie del percorso scolastico, ma costituiscono il nucleo essenziale della missione educativa della Repubblica.
La scuola del XXI secolo ha bisogno di competenze STEM, linguistiche e digitali, ma ha altrettanto bisogno di cittadini che conoscano il significato della libertà, della responsabilità, della giustizia e della partecipazione democratica.
Per questo motivo il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica che il Ministero dell’Istruzione e del Merito avvii una concreta valorizzazione della classe di concorso A-46, trasformandola in uno dei pilastri dell’attuazione dell’Educazione civica e della formazione costituzionale delle nuove generazioni.
Solo così sarà possibile dare piena attuazione allo spirito della Legge 92/2019 e agli ideali che la Costituzione della Repubblica affida alla scuola come principale laboratorio di democrazia.

prof. Romano Pesavento presidente CNDDU

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