Mario Murdolo ricorda Enrico Berlinguer a 42 anni dalla morte

Mario Murdolo ricorda Enrico Berlinguer a 42 anni dalla morte

di Mario Murdolo

11-6-1984 – 11-6-2026: sono trascorsi 42 anni dalla morte di Enrico Berlinguer.

Morì a 62 anni all’ospedale di Padova, quattro giorni dopo l’ictus che lo colpì il 7 giugno in Piazza della Frutta, durante il comizio di chiusura della campagna elettorale delle elezioni europee. Nonostante il malore, restò sul palco ancora alcuni minuti, con la voce che si spegneva e il sudore sul volto, e concluse con un appello rimasto nella storia: “Lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, votate tutti”.

Il 13 giugno, a Roma, più di un milione di persone riempì Piazza San Giovanni per i funerali di Stato. C’erano operai, intellettuali, contadini e studenti. C’era anche Almirante, segretario del MSI, avversario storico, venuto a rendergli omaggio, dicendo che di fronte alla morte bisogna saper deporre le armi. Un nobile gesto che racconta un tempo in cui il rispetto superava le divisioni.

Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, a dimostrazione della stima e del rispetto verso Berlinguer, andò personalmente a Padova e fece trasportare la salma a Roma con un aereo presidenziale. Nell’elogio funebre lo definì “amico fraterno e compagno di lotta”.

Quel milione di persone non piangeva solo un leader. Piangeva l’idea di un partito e di una politica che con Berlinguer sembravano possibili. Un’idea che oggi, dopo 42 anni, appare senza pari.

Da segretario del PCI dal 1972, Berlinguer fu prima di tutto un sincero democratico. Lo dimostrò con due scelte coraggiose che segnarono il suo tempo.

La prima fu il “compromesso storico”. Dopo il golpe in Cile del 1973, capì che l’Italia rischiava di precipitare e così propose ad Aldo Moro, grande statista della DC, un governo di unità nazionale tra comunisti e cattolici. Non per spartirsi il potere, ma per salvare la democrazia repubblicana. Due partiti di massa che si assumevano grandi responsabilità per la salvaguardia della libertà e della democrazia in Italia.

Il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, nel 1978, uccisero anche quel progetto.

La seconda scelta coraggiosa di Berlinguer fu “lo strappo”. Dopo aver condannato l’invasione della Cecoslovacchia nel 1968, nel 1981 Berlinguer fu ancora più deciso ed esplicito e dichiarò pubblicamente che “si era esaurita la spinta propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre”. Accusò l’URSS di aver costruito un comunismo dittatoriale, mentre lui si stava prodigando per realizzare un PCI dal volto umano, democratico e nazionale. “Si può essere comunisti e democratici”, ripeteva sempre Berlinguer.

Da queste due scelte nasceva la sua battaglia sulla questione morale. Nel 1981 denunciò che i partiti avevano occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni. “Sono diventati macchine di potere e di clientela”. Aveva previsto il fenomeno di Mani Pulite con dieci anni di anticipo. Aveva capito che quando la politica perde l’anima diventa affare.

Ed è inquietante che, di fronte al malaffare politico, soltanto il 22% degli italiani creda ancora nella politica.

Il milione di persone presente ai funerali di Berlinguer è la prova del partito che lui era riuscito a costruire: un partito radicato, con sezioni, circoli e federazioni in ogni paese. Luoghi dove si faceva politica vera, si discuteva, si decideva e si formava la classe dirigente per le istituzioni.

Purtroppo, del patrimonio ereditato da Berlinguer, a 42 anni dalla sua morte non rimangono neanche le briciole. I vari segretari e dirigenti che si sono succeduti hanno badato più a cambiare il nome al PCI di Berlinguer, quasi se ne vergognassero, e nei metodi si sono omologati alle pratiche amministrative e politiche dei partiti che Berlinguer aveva sempre combattuto.

Gli iscritti al PCI di allora venivano chiamati “militanti” proprio perché essere iscritti al Partito Comunista comportava spesso svantaggi e discriminazioni.

L’organizzazione capillare e perfetta messa in piedi da Berlinguer nei suoi anni alla guida del PCI si è progressivamente sbriciolata. Oggi non ne rimane quasi più nulla: niente sezioni, niente circoli, nessun punto di riferimento capace di favorire il contatto tra dirigenti, amministratori e cittadini.

E poi c’è il tema dell’organizzazione partitica. Berlinguer aveva creato una struttura capillare ed efficiente, con sezioni e circoli sempre affollati, dove si realizzava la vera democrazia: parlare, discutere, confrontarsi e, alla fine, decidere.

Oggi, nonostante le possibilità di comunicazione siano infinitamente più ampie, il dialogo tra eletti ed elettori è diventato più difficile.

Anche su questo aspetto una riflessione è necessaria.

Si stava meglio quando c’era Berlinguer e il suo PCI.

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