
Sovraindebitamento: 30.000 euro di debito medio e istanze in crescita del 47%, la cessione del quinto come soluzione?
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Lo conferma l’Osservatorio Finsight di Bravo, aggiornato a febbraio 2026: le famiglie italiane finiscono i soldi a metà mese e la liquidità mensile si esaurisce in media tra il quindicesimo e il sedicesimo giorno. L’esposizione debitoria media è di circa 30.000€, e nel 51,7% dei casi riguarda coppie sposate o conviventi. Le istanze di composizione della crisi da sovraindebitamento, intanto, continuano a salire: +47% nel 2025, dopo il +15% del 2023 e il +10-12% stimato nel 2024.
Il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, aggiornato con il Terzo Correttivo a fine 2024, prevede tre strumenti per chi si trova in questa situazione: ristrutturazione dei debiti del consumatore, concordato minore e liquidazione controllata. Ma il punto per molte famiglie è un altro, ed è più urgente: si può evitare la crisi consolidando tutto in un unico finanziamento?
- Consolidare i debiti con la cessione del quinto
La cessione del quinto viene utilizzata spesso proprio per questo: chiudere più finanziamenti aperti, come prestiti personali o piccoli debiti con tassi elevati, e sostituirli con un’unica rata fissa trattenuta dalla busta paga. La rata non supera il 20% dello stipendio netto, il tasso è fisso per tutta la durata e l’assicurazione obbligatoria copre decesso e perdita dell’impiego. Per chi ha tre o quattro scadenze mensili, passare a una sola può voler dire anche pagare meno ogni mese.
Il punto, però, è che la cessione del quinto funziona solo a una condizione: il nuovo debito deve essere sostenibile nel bilancio familiare reale. Altrimenti si sposta il problema, non lo si risolve.
- La rata della nuova cessione del quinto è sostenibile?
Qui il calcolo della rata della cessione del quinto è meno intuitivo di quanto sembri: la rata massima è pari a un quinto dello stipendio netto mensile, ma lo stipendio netto non è il reddito disponibile. Affitto o mutuo, bollette, alimentari, trasporti, altri finanziamenti: quello che resta dopo è il margine vero. E la rata della cessione deve stare dentro quel margine con agio, non al limite. Gli approfondimenti su questo articolo mettono a disposizione strumenti di simulazione e guide per calcolare la quota cedibile in rapporto al proprio stipendio, un passaggio da fare prima di qualsiasi richiesta formale.
Altro errore comune: guardare solo la rata e ignorare la durata. Una cessione su 120 mesi ha una rata più leggera, certo. Ma il costo totale degli interessi può essere il doppio rispetto a un piano da 60 mesi e ci si vincola per dieci anni. Chi sceglie la durata massima solo per abbassare la rata mensile dovrebbe chiedersi se non stia semplicemente diluendo un costo che nel frattempo lievita.
- Quando la cessione del quinto non è la risposta
Se l’esposizione debitoria è troppo alta, se ci sono arretrati fiscali, se lo stipendio non copre nemmeno le spese essenziali, la cessione del quinto non risolve nulla. Aggiunge un debito a una situazione che ha bisogno di un intervento diverso.
Quell’intervento esiste ed è la procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, gestita dagli OCC istituiti presso le Camere di Commercio e gli ordini professionali, che consente di ristrutturare o cancellare i debiti pregressi con un piano approvato da un giudice. Non è una scorciatoia. Ma per chi è davvero sovraindebitato, è l’unica via d’uscita che la legge mette a disposizione.
Il discrimine con la cessione è, quindi, il bilancio familiare. Se dopo aver chiuso i debiti esistenti con la cessione del quinto resta un margine sufficiente per vivere senza accumulare nuovi sacrifici, lo strumento ha fatto il suo lavoro, ma se la rata va a sommarsi a una situazione già in affanno, il rischio è un altro: che la cessione sia l’ultimo debito prima della crisi, non quello che la evita.
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