
Una riflessione per Caulonia
di Domenico Albanese
Scrivere di Caulonia, per chi come me vi è cresciuto e vi ha messo radici profonde, non è mai
un esercizio astratto, nemmeno da lontano.
La distanza fisica non attenua il senso di appartenenza; semmai, a volte, lo rende più forte. Ed
è proprio da quella prospettiva, di chi continua a tornare, a guardare, ad affezionarsi, che nascono le
mie personali riflessioni. Negli ultimi tempi ho osservato, con crescente preoccupazione, un clima politico-sociale fatto di divisioni, di polemiche personalistiche, di contrapposizioni che sembrano esistere per sé stesse, senza alcuna prospettiva costruttiva. Sia chiaro a tutti!
Non mi interessa attribuire torti perché sarebbe banale e, soprattutto, sterile.
Ciò che mi interessa è segnalare un rischio concreto, che questa comunità non può permettersi
di ignorare e rispetto al quale deve assumersi le proprie responsabilità.
Caulonia è un paese che affronta sfide di una gravità che raramente si sono registrate nella
storia recente del nostro comune.
L’erosione costiera avanza e minaccia il tratto di litorale che rappresenta, insieme, un bene
ambientale e una risorsa economica insostituibile.
L’entroterra si svuota, il centro storico declina sotto il peso del dissesto idrogeologico e
dell’abbandono, i giovani se ne vanno.
Mi chiedo: tale realtà può negarsi? Qualcuno di noi oserebbe negarla?
Sono processi in atto da anni, e tuttavia si accelerano proprio nel momento in cui la nostra
classe politica, tutta, appare più ripiegata su sé stessa, più attenta ai rapporti di forza interni che alla
realtà esterna, più propensa ai conflitti intestini che a risolvere problemi che sono sotto gli occhi di
tutti.
A ciò si aggiunge una condizione di debolezza nei confronti degli altri comuni della Locride
che non possiamo continuare a ignorare e che dovrebbe stimolare il nostro orgoglio.
Basti pensare a Roccella Ionica, nostro diretto vicino, che negli anni ha saputo costruire una
presenza istituzionale rilevante nel contesto locale e sovralocale, mentre Caulonia faticava (e fatica!) a
trovare una voce unitaria.
Questa debolezza non è casuale; è il frutto di plurime stagioni politiche troppo spesso
dominate da personalismi, da accordi dell’ultima ora, da ambizioni individuali, da lotte fratricide, che
hanno finito per sopravanzare ogni interesse collettivo.
Detto questo, il pessimismo non mi appartiene come postura definitiva.
Credo, al contrario, che esista una via d’uscita, e che questa via richieda soprattutto una presa
di coscienza collettiva.
Senza volere attaccare nessuno, mi chiedo se la soluzione all’attuale stallo possa prescindere
da un rinnovamento della classe politica, non necessariamente anagrafico (o non solo), ma anche
qualitativo. Se possa prescindere da un rinnovamento nel metodo e nel modo di fare politica.
Caulonia ha energie giovani, intelligenze inespresse che aspettano soltanto di essere
valorizzate e non disperse in logiche di appartenenza che appartengono a un’altra epoca, logore e
perciò incapaci di fare fronte ai problemi ormai cronici di cui il paese soffre.
Occorre che qualcuno abbia il coraggio di scommetterci, di mettere da parte la tentazione di
preservare i propri equilibri personali e di aprire davvero la scena a chi ha voglia di portare un
contributo nuovo.
Non è la prima volta che chiamo in causa Salvatore Cirillo, e oggi più che mai!
In questo contesto, il Presidente del Consiglio Regionale potrebbe svolgere un ruolo che va
ben al di là di quello istituzionale che già gli appartiene.
La sua posizione, la sua capacità di visione, la sua conoscenza del territorio lo pongono nella
condizione di essere un interlocutore decisivo in questa fase.
Uno stimolo, un orientamento, una spinta verso un rinnovamento che non abbia come
obiettivo quello di cambiare i nomi sulle poltrone, ma che contribuisca a selezionare davvero la classe
dirigente che questo paese merita.
Azzardo a dire che il suo è un atto dovuto, un atto, oltretutto, di lungimiranza politica,
raramente eguagliata.
Forse chi ha fatto il proprio tempo, chi è rimasto ancorato alle vecchie logiche politiche, chi
non ha il coraggio di accantonare i personalismi, chi non è riuscito (per qualunque ragione) ad
incidere nel processo evolutivo di questo paese dimostrandosi inidoneo ad indicare una soluzione ai
problemi di cui soffre la comunità, dovrebbe mettersi da parte con umiltà.
Il mio non è, e non vuole essere, un giudizio morale, né un mero atto di accusa verso nessuno,
quanto piuttosto una semplice valutazione pragmatica ed un invito ad un onesto esame di coscienza.
Caulonia non può permettersi di sprecare quest’occasione, che non si ripresenterà nei termini
in cui si presenta oggi.
Serve, a mio parere, qualcosa che vada oltre l’ordinaria dialettica politica, serve, cioè, un atto
di rottura rispetto a schemi desueti, che si ripropongono ancora con logora familiarità. Un atto, se si
vuole, coraggioso che rimetta al centro Caulonia e non chi la governa
Questo, per Caulonia, è uno di quei momenti.
Avv. Domenico Albanese
