
Narcotraffico e ‘ndrangheta, maxi operazione dei Carabinieri. In manette 35 persone
Dalle prime ore di questa mattina più di 200 Carabinieri sono impegnati in una vasta
operazione di polizia sul territorio della provincia di Reggio Calabria e in varie
località del territorio nazionale (Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani,
Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L’Aquila), operazione che ha
condotto all’applicazione di 35 misure custodiali in carcere, in esecuzione di
un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della
Direzione Distrettuale Antimafia reggina.
Le accuse mosse a vario titolo agli indagati, fatto salvo il principio di non
colpevolezza fino a sentenza definitiva di condanna, dato che il provvedimento
pende tuttora nella fase delle indagini preliminari ed è sottoposto a impugnazione
cautelare, sono quelle di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con
l’aggravante mafiosa per aver agito al fine di agevolare la cosca Alvaro di Sinopoli
e avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis c.p.. Inoltre vengono
contestati reati in materia di traffico di stupefacenti, detenzione di armi, tentato
sequestro di persona a scopo di estorsione e altri reati, per un totale di 47 capi di
imputazione.
Le indagini, coordinate dalla D.D.A. di Reggio Calabria, sono state curate dalla
Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Palmi e dal Nucleo Investigativo
del Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro e si sono sviluppate in due diverse fasi che,
nel loro complesso, hanno avuto ad oggetto tutte le filiere dei traffici di droga
organizzati da un sodalizio dedito al narcotraffico con base a Sinopoli e
Sant’Eufemia, da quella di importazione dall’estero di ingenti carichi di cocaina a
quelle successive di stoccaggio, trasporto e rivendita dello stupefacente.
Nella prima fase è stato sviluppato un ordine di indagine europeo su alcune chat
criptate acquisite dalla piattaforma “SKY ECC”, da cui sarebbe emerso un vasto
sistema organizzato finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti, sviluppatosi tra
il 2020 e il 2021, orchestrato da un gruppo criminale al cui vertice figurerebbero
due soggetti, all’epoca detenuti e tra loro compagni di cella, i quali sarebbero stati
coadiuvati da loro stretti congiunti che ne avrebbero proseguito l’attività all’esterno
del carcere. Secondo quanto, allo stato, ritenuto nel provvedimento cautelare, sono
emerse attività relative a numerose operazioni di importazione di droga dal
Sudamerica al porto di Gioia Tauro, alcune consumate e altre, invece, sventate da
sequestri delle forze di Polizia con un volume complessivo di traffici ricostruiti di
oltre 300 kg. di sostanza stupefacente, prevalentemente di tipo cocaina; in tale
contesto, le operazioni investigative hanno interessato anche alcuni portuali
impiegati presso lo stesso porto, che avrebbero operato a disposizione del gruppo
criminale per l’esfiltrazione dello stupefacente.
La seconda fase delle indagini si è sviluppata con attività tecniche condotte tra
l’aprile del 2023 e il luglio del 2024, confermando, sulla base di arresti in flagranza
e sequestri di stupefacenti, la perdurante vitalità e la piena operatività della
medesima associazione finalizzata al narcotraffico. In questa fase si confermava,
quale figura centrale del sodalizio in questione, il figlio di uno dei due soggetti
detenuti sopra menzionati, il quale si avvaleva di una fitta rete di sodali per
sviluppare i traffici di droga. È stato altresì riscontrato il medesimo modus operandi
già rilevato nella prima fase delle investigazioni con l’analisi delle comunicazioni
“SKY ECC”, evidenziandosi il ricorso sistematico ai telefoni criptati per coordinare
le attività di narcotraffico, nonché l’impiego di corrieri e staffette per il trasporto
delle sostanze illecite. Il traffico di stupefacenti sarebbe avvenuto sia con prelievi
in Calabria da parte degli acquirenti che con consegne a cura dell’associazione, che
in questo caso maggiorava il prezzo poiché si assumeva il rischio del trasporto. Per
le consegne il sodalizio avrebbe fatto ricorso ad autonoleggiatori compiacenti che,
anche nottetempo, avrebbero fornito i veicoli per i trasporti di stupefacenti operati
da corrieri insospettabili a disposizione del gruppo verso le principali direttrici dello
smercio delle sostanze, tra cui le province di Catania e Palermo. L’associazione
avrebbe avuto altresì la disponibilità di armi e la propensione all’utilizzo della
violenza nella gestione degli affari. Nel provvedimento cautelare, infatti, viene
ricostruito un tentativo di sequestrare, nel corso di una consegna simulata di
stupefacente, uno degli acquirenti palermitani reo di non avere saldato una
precedente fornitura. L’evento sarebbe stato sventato dalle attività investigative
svolte dalla Polizia Giudiziaria.
Nel corso dell’indagine, tra il settembre 2023 e il marzo 2024, quattro corrieri
venivano arrestati in flagranza del reato di detenzione ai fini di spaccio con il
sequestro di oltre 25 chilogrammi di cocaina pura in totale.
Nel provvedimento cautelare viene altresì contestata ai membri principali
dell’associazione la circostanza aggravante di cui all’art. 416 bis 1 c.p., sia sotto il
profilo del metodo mafioso utilizzato che sotto quello della finalità perseguita di
agevolare la cosca Alvaro. L’esistenza della cosca Alvaro e il suo ruolo centrale
nell’associazione criminale denominata “ndrangheta” è oggetto di diversi
provvedimenti che appartengono al notorio giudiziario e che fotografano un arco di
tempo pluridecennale nel corso del quale si è manifestata una continuativa signoria
della ‘ndrina e dei relativi accoliti nel territorio di Sinopoli e limitrofi.
Sotto il profilo del metodo mafioso, le concrete modalità delle condotte in vario
modo addebitate agli indagati sarebbero connotate dall’implicita prospettazione di
possibili ritorsioni ai danni degli interlocutori esterni, idonee a determinare una
condizione d’assoggettamento degli individui che di volta in volta venivano in
contatto con gli indagati.
Specifici fatti reato contestati nel provvedimento cautelare rafforzerebbero questo
inquietante quadro. Il tentativo di sequestro di persona a scopo di estorsione, per le
modalità con cui sarebbe stato ideato e per il fine perseguito, manifesterebbe
l’attitudine del gruppo a risolvere controversie economiche in termini autoritativi,
imponendo ai debitori l’adempimento quale conseguenza della soggezione
derivante dalla percezione della pericolosità degli interlocutori. In altra occasione i
componenti del sodalizio, a fronte dei ritardi nel pagamento di una fornitura di
cocaina, avrebbero prospettato agli acquirenti gravi ritorsioni evocando la propria
appartenenza familiare e lo stato detentivo dei propri congiunti. Ai vertici del
sodalizio si sarebbero rivolti, inoltre, altri soggetti bisognevoli di recuperare crediti
connessi all’attività del narcotraffico, consapevoli della caratura criminale degli
indagati. L’esplosione di colpi d’arma da fuoco contro la serranda di un esercizio
commerciale, finalizzata a costringere il gestore a cessare la vendita di un
determinato prodotto perché ritenuta concorrenziale rispetto all’attività
commerciale riconducibile a un associato, sarebbe l’espressione della volontà di
incidere sulle regole del mercato locale, imponendo divieti e limitazioni in funzione
degli interessi economici degli affiliati.
Allo stesso modo, secondo la contestazione, l’appartenenza alla famiglia Alvaro dei
vertici del gruppo permetteva a tutti i compartecipi di presentarsi come interlocutori
attendibili e temuti presso altre organizzazioni criminali. Questa reputazione
consentiva al sodalizio di accedere ai circuiti del traffico di stupefacenti e di
instaurare rapporti che, in assenza di tale riconoscimento, sarebbero impossibili.
Tanto l’associazione quanto i reati in materia di droga, armi e ricettazione di
autovetture sono, secondo la prospettazione accusatoria allo stato accolta dal GIP,
finalizzati anche ad agevolare l’attività della cosca Alvaro, essendo quelle condotte
poste in essere anche al fine di procurare alla ‘ndrina ritorni economici e al fine di
ribadire il controllo degli stessi Alvaro sul territorio, per tale via rafforzando la
predominanza della citata associazione di stampo mafioso.
Alla fase esecutiva del provvedimento hanno preso parte militari dei Comandi
Provinciali Carabinieri di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania,
Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L’Aquila e dello Squadrone
Eliportato CC “Cacciatori” di Calabria.
Procura della Repubblica di Reggio Calabria
