
Caro Giannetta, la moderazione non si dichiara, si dimostra. Prenda le distanze dalle camicie nere e dai fasci littori esposti oggi a Siderno
Oggi, all’hotel President di Siderno, Domenico Giannetta, che ha lasciato Forza Italia, il partito in cui è stato capogruppo in consiglio regionale, per Futuro Nazionale, la creatura politica del generale Roberto Vannacci per correre alle elezioni suppletive di Reggio Calabria, ha incontrato i suoi elettori. Quella di Giannetta è una scelta legittima, come legittima è ogni scelta politica in una democrazia. Ma è una scelta che porta con sé delle domande, e quelle domande oggi meritano una risposta pubblica, non un silenzio di comodo, soprattutto alla luce delle sue dichiarazioni recenti: “Entro in Futuro nazionale, portando con me la mia cultura moderata, liberale e profondamente legata ai valori della Calabria.”
Fuori dall’hotel, un piccolo presidio pacifico. Cittadini della Locride che hanno scelto di esserci senza alzare la voce e senza intralciare di un metro l’iniziativa del suo partito. Un esercizio di democrazia nel senso più pieno del termine, si dissente, si manifesta, si lascia che l’avversario politico tenga il suo comizio. Dentro e intorno all’hotel, invece, camicie nere e fasci littori tra i suoi sostenitori, e qualcuno che ha scelto di provocare chi manifestava.

Ecco la domanda che le rivolgo, Giannetta, da cittadino di questa terra: come si concilia tutto questo con l’immagine di moderato che lei stesso rivendica? Lei che è stato per anni dentro un partito che si richiama, con tutti i suoi limiti, al Partito Popolare Europeo e a una tradizione moderata e atlantista, oggi si presenta accanto a simboli che l’Italia repubblicana ha ripudiato nella sua Costituzione, nata dalla Resistenza e dalla lotta al fascismo. Non le chiedo di rispondere dei gesti di ogni singolo sostenitore che si è presentato oggi a Siderno, sarebbe disonesto pretenderlo. Le chiedo però se ha visto, se ha sentito, e soprattutto se ha qualcosa da dire. Il silenzio, in questi casi, non è neutralità. È una risposta.
La moderazione non è un’etichetta che ci si appende alla giacca per rassicurare l’elettorato di centro mentre si stringono alleanze altrove. È una pratica quotidiana, fatta di scelte precise, chi si accoglie sul palco, chi si lascia parlare al microfono e chi invece si lascia semplicemente fare, perché in fondo porta voti. Lei oggi ha condiviso una tappa elettorale con Vannacci, un uomo che ha scritto e detto cose precise sul fascismo storico, sulle persone LGBTQ+, sui migranti. Ha scelto di stare lì. E ho visto coi miei occhi, in quella sala e fuori, simboli e comportamenti che non sono un dettaglio da minimizzare, ma un segnale politico che chiede di essere letto per quello che è.
Non le sto chiedendo di rinnegare la sua adesione al partito di Vannacci. Le chiedo una cosa più semplice e più urgente: una parola chiara. Se lei è davvero il moderato che dice di essere, prenda le distanze da chi è venuto ad ascoltarla in camicia nera e fascio littorio al collo e anche da chi ha pensato bene di provocare chi manifestava pacificamente fuori da quell’hotel. Lo dica prima delle urne, non dopo, quando ormai i voti saranno contati e la domanda sarà diventata comoda da archiviare.
La Locride ha una sua storia, fatta anche di amministrazioni, associazioni e cittadini che non hanno mai smesso di dire con chiarezza da che parte stanno quando si tratta di fascismo, ieri come oggi. Chi si presenta in questa terra portando accanto a sé quei simboli trova, giustamente, chi gli tiene testa con un presidio pacifico. Sta a lei, Giannetta, dire se quella distanza la sente sua, oppure se la moderazione, per lei, è ormai solo una parola buona per i comunicati stampa.
