
Aiello: “Ricordare Che Guevara è un dovere di chiunque ha scelto di rimanere umano. Nel mondo di oggi starebbe più che mai dalla parte degli oppressi “
Riceviamo e pubblichiamo
Oltre le appartenenze politiche, Ernesto Guevara detto ‘El Che’, ha saputo trasmettere in ognuno che lo ama, quell’idea di giustizia sociale che fa sperare, un giorno, che i deboli, gli indifesi gli ultimi della terra possano realizzare il proprio sogno di riscatto. Le sue gesta e la sua stessa vita sono ancora oggi, anzi, oggi più che mai, un modello, un esempio per cui, tutti coloro i quali credono nella solidarietà e la fratellanza, lottano contro l’imperialismo e sono convinti, nonostante tutto, che la Rivoluzione sia l’unica soluzione, non possono non considerare. “Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a quanto accade in ogni parte del mondo. Una vittoria di qualsiasi nazione contro l’imperialismo è una nostra vittoria, come una sconfitta di qualsiasi nazione è una nostra sconfitta”.
La storia del Che non è solo combattimento e fucile, è soprattutto lotta combinata con note di romanticismo. “Bisogna essere duri ma senza perdere la tenerezza, molti mi diranno che sono un avventuriero, e lo sono, di un tipo diverso, però, di quelli che rischiano la pelle per dimostrare le proprie verità”.
Tanti giovani, ma anche qualche ‘vecchietto’, lo sbandierano sulle magliette come emblema di lotta e speranza.
Tuttavia il Che, oltre l’immagine e la raffigurazione simbolica, ha vissuto intensamente anche passioni sportive, ha convissuto con una fastidiosa asma, è stato un padre esemplare e un compagno fidato e affezionato, ha seguito gli insegnamenti di Marx e messo in atto la dottrina di Lenin, ha manifestato il proprio trasporto intellettuale anche per Trockij e ha saputo coltivare il pensiero di Martì e Bolívar.
E’ stato egli stesso autore di saggi in cui ha descritto tutti i passaggi del momento rivoluzionario con riflessioni filosofiche e sociologiche nel ‘pensiero di Che Guevara’ e i viaggi in giro per l’America latina nei ‘diari della motocicletta’. “Vi ho amato molto, solo che non ho saputo esprimere il mio affetto, sono estremamente rigoroso nelle mie azioni e credo che a volte non mi abbiate capito. Non era facile capirmi, d’altra parte”, conclude in una delle tante lettere scritte ai suoi cari. Nel mondo in cui viviamo oggi, il Che starebbe ancora più che mai dalla parte dei diseredati, degli oppressi, dove si alza un nuovo vessillo che inneggia alla liberazione, con la resistenza palestinese e sempre contro ogni imperialismo.
Ricordare questo grande rivoluzionario, testimone di Libertà e giustizia sociale che, come tutti gli altri non potrà mai morire, è un dovere di chiunque ha scelto di rimanere umano.
Pasquale Aiello
Foto di Mauro Lima su Unsplash
