
Condarcuri: “Non c’è limite alle offese e supposizioni di certa sinistra”
Vengo invitato a una conferenza stampa di Mimmo Lucano, fissata per giovedì 29 ottobre alle ore 11. Purtroppo, avendo già un impegno a Roccella, non posso partecipare. Nel primo pomeriggio, però, ricevo una telefonata che mi riferisce alcuni passaggi di quell’incontro e, in particolare, le dichiarazioni pronunciate da Salvatore Albanese, componente della struttura politica di Lucano, nelle quali vengono tirati in ballo la mia persona e un mio articolo pubblicato su la Riviera.
A quanto mi viene riferito, Albanese avrebbe aperto il proprio intervento lamentando gli attacchi rivolti a Mimmo Lucano, per poi soffermarsi su una sua interpretazione delle strategie di Forza Italia e sulla presunta volontà del partito di raccogliere nuove adesioni. In questo contesto avrebbe citato anche me, presentando il mio recente ragionamento politico come una sorta di passaggio da sinistra a Forza Italia.
Riporto le parole che ho ascoltato, personalmente, in un video della conferenza:
«Ultimamente, un giornalista di Siderno che è sempre stato vicino a noi, figlio di un senatore di Rifondazione Comunista (che lui ha sempre ostacolato), Rosario Condarcuri, dichiara che ha avuto una crisi di coscienza, che la sinistra non lo rappresenta più e aderisce a Forza Italia. Sì, voglio dire, perché vengono messe sul piatto, sul tavolo, piatti di lenticchie, perché c’è un tentativo di costruire in questa regione una presenza forte di una forza politica che deve coniugare e allora queste storie vanno cancellate e la vicenda di Riace rientra in questi».
Caro Albanese, prima di parlare di me, sarebbe stato sufficiente leggere con attenzione il mio articolo.
Ho espresso dubbi, posto domande e aperto una riflessione sulla crisi della sinistra, sul suo rapporto con i cittadini e sulle contraddizioni di una parte della sua classe dirigente. E interrogarsi anche su quelle dinamiche nelle quali chi vive di politica finisce per difendere, soprattutto gli equilibri dai quali dipende il proprio ruolo, mentre chi non ha incarichi o stipendi politici continua ad esercitare il diritto di critica senza dover rendere conto a nessuno di convenienze personali.
Albanese, invece, sembra aver preferito una scorciatoia: trasformare una riflessione critica con la metafora dei «piatti di lenticchie». Un modo di discutere che considero superficiale e offensivo, soprattutto quando si tirano in ballo la storia personale e la reputazione di qualcuno. Per fortuna, come lui afferma, il mio è un cognome che ha dato nella politica e la Riviera è un pezzo di storia importante della Calabria e non solo. Le mie posizioni politiche sono guidate dalla passione e da principi, non certo da interessi economici, perché a differenza di molti non vivo di politica. Per queste ragioni, intendo rivolgermi alla legge per esporre quanto accaduto e valutare le iniziative legali opportune a tutela della mia reputazione. Saranno le sedi competenti, sulla base delle dichiarazioni effettivamente pronunciate e del loro contesto, a valutare gli eventuali profili di responsabilità.
C’è poi una questione personale che non posso ignorare. Mi sarei aspettato almeno una parola da Mimmo Lucano, presente alla conferenza stampa, o comunque dai suoi collaboratori, per evitare che il mio nome venisse utilizzato in quel modo. La Riviera ha dedicato negli anni numerose copertine e molto spazio alla vicenda di Riace, sostenendo il diritto di Lucano a essere ascoltato e difendendone le ragioni nel dibattito pubblico. Non rivendico nulla in cambio, perché il giornalismo non è un contratto di fedeltà personale. Ma proprio per questo mi sarei aspettato che il confronto politico restasse sul terreno delle idee, senza scivolare in ricostruzioni personali non verificate. Infine, caro Albanese, una precisazione: il mio lavoro e le mie idee non sono in vendita. È questa, forse, la differenza tra chi considera la politica una professione e chi continua a considerarla, prima di tutto, un terreno di confronto e di ideali. Lei, a quanto pare, il suo posto al sole l’ ha trovato. Non sta a me giudicare come. Se dalle sue dichiarazioni dovessero emergere responsabilità nei miei confronti, sarà la legge a stabilirlo e saranno le sedi competenti a decidere le eventuali conseguenze. Io continuerò a fare il mio mestiere: scrivere, criticare, porre domande e difendere la mia libertà di pensiero. Senza chiedere il permesso a nessuno. Perché si può discutere con durezza di politica, si può dissentire e si può persino essere avversari. Ma prima di parlare degli altri, sarebbe opportuno leggere ciò che scrivono. E, possibilmente, comprenderlo.
Rosario Vladimir Condarcuri
