
Telemarketing selvaggio, Codici: servono più controlli e strumenti concreti per proteggere i cittadini
Oltre 37mila segnalazioni di chiamate indesiderate nei primi sette mesi del 2026, più di 170 al giorno. Nel 2025 erano state oltre 104mila, una ogni cinque minuti. Sono i dati resi noti dal Garante per la protezione dei dati personali durante il convegno “Vita digitale e Dati personali”, promosso insieme alle associazioni dei consumatori e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, al quale ha preso parte anche Codici nella giornata di ieri presso l’Auditorium della Tecnica a Roma.
“Questi numeri raccontano un fenomeno che continua a pesare sulla vita quotidiana di milioni di cittadini, e che va ben oltre il semplice fastidio di una telefonata a ora di cena – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –. Dietro il telemarketing aggressivo c’è un vero mercato nero in cui i dati personali sono diventati merce di scambio. Il Garante ha parlato di una filiera che, in soli due anni, ha effettuato circa 70mila contatti promozionali facendo stipulare 50mila contratti. È la dimostrazione che queste pratiche non sono episodi isolati, ma sistemi organizzati che incidono sulle scelte economiche dei consumatori, spesso i più fragili”.
Codici riconosce l’impegno dell’Autorità, che dal 2020 ha irrogato sanzioni per oltre 200 milioni di euro e, nei casi più gravi, ha disposto la confisca delle banche dati, sottraendo alle filiere abusive il loro stesso capitale informativo. “Sono strumenti importanti, ma i numeri dicono che non bastano – afferma l’avvocato Antonella Votta, referente del Settore Privacy e Nuove Tecnologie di Codici –. Se le segnalazioni continuano a crescere a questo ritmo, significa che occorre intensificare gli sforzi e potenziare le misure di contrasto, con controlli più mirati, tempi di intervento più rapidi e una maggiore deterrenza lungo tutta la filiera, a partire da chi acquista e utilizza liste di contatti di dubbia provenienza”.
Al convegno è stato inoltre ribadito che il sistema di tutela si regge su due binari complementari: il controllo pubblico, attraverso istruttorie, provvedimenti e sanzioni, e l’azione collettiva delle associazioni dei consumatori, che può garantire una tutela risarcitoria che la sola sanzione amministrativa non offre. Come ricordato dal Garante, la Corte di Giustizia ha confermato che le associazioni possono agire per le violazioni del GDPR anche senza il mandato dei singoli interessati, e che la perdita di controllo sui propri dati è un danno che non può essere subordinato al superamento di una soglia minima di gravità.
“Il convegno del 20 ottobre segna l’avvio di un dialogo importante tra l’Autorità e le associazioni dei consumatori – conclude l’avvocato Votta –. La protezione delle persone prima che dei dati deve essere il filo conduttore di tutto, un circolo virtuoso che nasce dal principio di esattezza e arriva a una tutela concreta del consumatore. Solo un dato esatto permette di godere dei diritti, e non soltanto di proclamarli. Protezione dei dati personali e tutela del consumatore sono legate da un rapporto simbiotico. Un dialogo, forse, ineluttabile”.
Associazione Codici
