
Nicola Frammartino: “Chi ha a cuore i valori della libertà e della democrazia si impegni a favore del NO al referendum”
Chiedo a tutti gli uomini e le donne che hanno a cuore i valori della libertà e della democrazia, di intensificare, con l’avvicinarsi del giorno del voto, l’attività a favore del NO.
Se ci fossero in campo i comunisti i non amici della libertà e della democrazia, per indurre la gente a votare per il sì, agiterebbero lo spauracchio dei comunisti che mangiano i bambini.
Ora i comunisti non sono in campo e gli amici tiepidi o i non amici della democrazia e della libertà, non hanno più quell’argomento che, predicato nelle chiese, come avveniva ai miei tempi, non hanno argomenti efficaci che riescano a fare presa sulle persone culturalmente attrezzate; ne hanno sempre, invece, sulla gente culturalmente più indifesa e credulona.
Con questo non nego che ci siano uomini e donne sinceramente democratici che votano per il sì e li rispetto.
Succede.
E’ già successo altre volte.
Mi piace ricordare un piccolo episodio successo tanti anni fa.
Era il 1922. Benito Mussolini ricevette dal nostro Re l’incarico di formare il Governo; credo che fosse il 30 di novembre di quell’anno terribile dopo e prima di tanti altri altrettanto terribili. Lo formò, il Governo, in virtù del sostegno dei liberali, dei cattolici e di altri uomini e donne di provata fede democratica.
Ma poi molti di loro se ne pentirono amaramente.
Dovettero scappare e, inseguiti dal regime fascista, condussero una vita randagia in giro per l’Italia o fuori; altri morirono di crepacuore; altri ancora, in carcere o vi rimasero rinchiusi per decenni. Vi fu, e non furono pochi, chi morì per le bastonate ricevute o per i colpi di pistola sparate dai soldati appartenenti all’esercito privato di Mussolini. Poi ci furono le leggi razziali. Poi vi fu la guerra.
Una tragedia immensa per gl’Italiani. Chissà come sarebbe andata se i democratici del tempo, compreso i socialisti e i comunisti non l’avessero preso alla leggera il pericolo incombente
Io non dico che l’attuale governo sia uguale a quello.
Non lo è assolutamente. Non potrebbe esserlo per mille ragioni.
Però c’è una cosa che i nostri attuali governanti hanno e non mi fa star bene: l’indisponibilità a dichiarare una volta per tutte: il Fascismo ha fatto cose molte brutte e noi lo rifiutiamo. Se lo facessero da quel lato staremmo tranquilli. Fini, capo dei post fascisti, lo disse: “Il Fascismo è il male assoluto” dichiarò.
Non sono smemorato: lo so benissimo: i Governi di centro-sinistra, che hanno preceduto l’attuale, non sono stati un esempio di buon Governo e da additare con orgoglio alle giovani generazioni. E’ anche per questo motivo che la gente, anche quella che non apprezza il Fascismo, non si fa coinvolgere: a malincuore, ma sta a guardare.
Per questo motivo metto in chiaro che se fosse in gioco solo la credibilità di quei governi, non spenderei nemmeno una parola in loro difesa.
Però sotto il profilo del loro attaccamento ai valori della tradizione democratico-liberale non destavano preoccupazione. Bisogna riconoscerlo. Da questo riguardo eravamo al sicuro. Con questo Governo no: ho cambiato opinione: subito dopo le ultime elezioni dicevo: sì restringeranno qualche diritto, ma non credevo che avessero un progetto così audace.
No, con gli attuali governanti non si può stare tranquilli.
L’attuale tentativo, dopo tante altre scelte illiberali e antidemocratiche di questi anni, di picconare la Costituzione ne è la prova.
Essi, dinanzi ai mei occhi, stanno rivalutando ampiamente i vecchi governanti, che io non amavo, ma che di fronte ai pericoli attuali non posso non rimpiangere.
L’attuale scontro è una battaglia politica difensiva dal punto di vista dei ceti popolari: non si tratta di lottare per difendere i diritti sociali: il diritto al lavoro, alla salute, alla giustizia sociale, diritti gravemente attaccati dall’attuale governo. La lotta in corso punta alla conservazione dei diritti di libertà conquistati dalla generazione dei nostri padri e impressi nella Carta Costituzionale.
Sono un critico di questo Governo per queste ragioni. Ma, conoscendo, in qualche misura, la storia d’Italia qualche incertezza ce l’ho anche per l’avvenire: temo che i governanti che verranno dopo si possano dimostrare insensibili alle sofferenze della povera gente, come lo sono stati i precedenti e come, in maggiore misura, lo sono gli attuali.
E’ in momenti come questo, che ci dobbiamo rendere conto che senza l’aiuto dei ceti popolari non ce la facciamo a tenere in vita il sistema democratico. Ma per averli dalla nostra parte dobbiamo dare risposte alle loro richieste che sono: lavoro, assistenza sanitaria efficiente e gratuita, un fisco più equo (come detta la Costituzione) e meno oppressivo per tutti, scuola gratuita, dall’asilo all’Università per i meno abbienti. Non commettiamo gli stessi errori che commise la Sinistra risorgimentale, che ci portò al Fascismo. E’ necessario, per respingere l’attacco del Governo ai diritti civili e difendere la democrazia, avere uno sguardo ampio e inclusivo.
Nicola Frammartino
