
Il peso degli eventi
Di Francesco Violi
Giorni fa è stato impedito al Cardinale Pizzaballa, nunzio apostolico in Terra Santa di accedere alla Basilica della Natività in Gerusalemme. Apriti cielo! Polemiche e proclami contro Netanyahu e le autorità israeliane da parte di religiosi Cristiani e politici italiani che in vista delle festività pasquali si vedono lesi nella libertà di culto. La vicenda si è poi, in qualche modo, risolta ma, pensandoci bene, le nostre autorità religiose e politiche (di tutti gli schieramenti) si sono accorti ora che in quel paese vige un regime illiberale con a capo un despota che se ne infischia delle regole e che è direttamente o indirettamente coinvolto in quasi tutti i conflitti in corso sulla faccia della terra. I Cristiani, rispettando le ricorrenze del loro calendario, celebrano la passione del Cristo, come hanno fatto sempre da 2000 anni a questa parte ma sembrano impassibili di fronte alle tragedie che si consumano a Gaza e in Cisgiordania dove è in atto un genocidio da parte dei soldati israeliani e dei coloni contro i palestinesi che è la causa delle reazioni di gruppi considerati terroristici come Hamas, Hezbollah e gli Houthi dello Jemen, i Pasdaram dell’Iran, contro Israele aiutati dall’Iran, da sempre nemico giurato dell’Occidente. È legittimo pretendere la normalità, continuare la nostra vita con le nostre abitudini, preoccuparci del rincaro delle fonti fossili (petrolio e gas) e nel frattempo andare in chiesa ad ascoltare e rievocare riti millenari impassibili di fronte a quel che accade ma non basta. Solo il Santo Padre evoca auspica la pace, nessuna parola da parte dei sacerdoti che celebrano messa rileggendo letture di duemila anni fa senza un cenno, un monito, una preoccupazione per il presente, (temono, se lo fanno, di essere considerati eversivi) mentre i politici si preoccupano di come incrementare e migliorare le armi: nel 2025 sono stati spesi per le armi, in Italia, 40 miliardi di euro, il doppio della finanziaria. Si parla di questo come se fosse una cosa normale, necessaria: il progresso e le risorse usato per riempire gli arsenali contro un nemico ipotetico, invece di costruire relazioni e accordi tra stati per scongiurare che le controversie con altre nazioni che hanno regimi diversi dai nostri ma hanno diritto di esistere con i loro usi e costumi, in attesa di un leader moderato che conceda più diritti ai cittadini. Anche la stampa ne parla come se fosse una cosa normale, una cosa necessaria non certo un modo di rimpinguare l’industria bellica che sta sostituendo ormai quella dei trasporti, lasciata invece nelle mani dei cinesi per la cocciutaggine dei nostri industriali e dei politici che non si fidano dei cambiamenti in atto per la transizione green.
Se solo la metà di quella cifra fosse stata investita in rinnovabili con accumulo (batterie chimiche o a gravità e altri sistemi) oggi non parleremmo di incremento delle bollette di aumenti della benzina e del diesel. Ma gli Italiani stanno reagendo, in ritardo, ma reagiscono comprando auto e mezzi elettrici (quasi tutti cinesi) quando possono caricarle in impianti domestici a costi bassi. A livello politico, le destre non dialogano con regimi lontani dalle loro ideologie, per esempio la nostra Premier ha come partner preferiti Orban o Trump e piuttosto Netanyahu, nessuna relazione, neanche nell’ambito della Comunità Europea con regimi come quello spagnolo che pure è stato molto più efficace, dal punto di vista dell’azione economica. Pur condannando in linea di principio la guerra di aggressione intrapresa dagli Israeliani con gli Americani contro l’Iran, gli Stati Europei, compreso il nostro, non hanno avuto il coraggio di imporsi, di redigere una ferma, decisa e intransigente relazione comune che fa leva sul Diritto Internazionale. Si sono fatti due pesi e due misure: per la Russia, quando ha aggredito L’Ucraina, sono stati adottati provvedimenti drastici, sanzioni, interruzione del commercio, ecc. mentre per Israele che da 80 anni destabilizza il Medio Oriente impedendo la costituzione di uno Stato Palestinese indipendente, fomentando guerre e rivolte che reprime con la forza cancellando con le bombe intere città facendo stragi di civili per rivendicare il diritto della propria “esistenza” incurante di quella degli altri, nulla. Israele è un paese “amico”, gli Ebrei che hanno subito un genocidio storico durante la seconda guerra mondiale, devono avere il diritto di difendersi. Difendersi si, ma possiamo accettare ancora i loro metodi?
La tecnica utilizzata da Israele con le uccisioni mirate dei Leader dei paesi nemici è una tecnica terroristica. Il 17 settembre del 2024 le esplosioni simultanee di migliaia di cercapersone utilizzati da esponenti del gruppo combattenti Hezbollah ha provocato la morte di una decina di loro e il ferimento grave con danni permanenti di migliaia di loro. L’azione, attribuibile al Mossad israeliano, diabolica quanto ignobile, è passata, come tutte gli altri omicidi mirati, nel silenzio degli stati occidentali. Ma cosa pretende Israele, come può intraprendere un dialogo se elimina i possibili interlocutori (buoni o cattivi) delle nazioni con cui ha delle controversie?
Per questo è necessario un cambio di prospettiva nei confronti dello stato di Israele ma anche dell’America di Trump, in particolare dello stesso Presidente che si è preso la prerogativa di cancellare dalla sua strada, in un sol colpo, tutte le regole del Diritto Internazionale, aggredendo stati sovrani nel tentativo di piegarli alla propria volontà secondo regole di puro interesse economico piuttosto che della sicurezza. Nel frattempo si è tirato fuori da organismi di controllo come l’ONU e altri trattati sulla limitazione delle armi e la riduzione delle emissioni fossili di Parigi l’Organizzazione Mondiale della Sanità ecc. . Più che un’azione da criminale, la sua è un insieme di decisioni confuse e destabilizzanti che hanno come conseguenza l’arricchimento di pochi e la rovina di economie di intere nazioni, specie se queste ultime dipendono da combustibili fossili. Dopo aver intrapreso una guerra senza preavviso, pretendeva che le Nazioni Europee o la Nato dessero un contributo per riaprire lo stretto di Hormuz per far passare le petroliere e le merci. Ovviamente l’Europa ha risposto picche, inoltre, ultimamente, la Spagna ma anche l’Italia ha negato l’atterraggio nelle sue basi di bombardieri americani coinvolti nella guerra contro l’Iran in ottemperanza della Costituzione, una volta tanto! Ma non basta: è necessario che l’Italia e anche gli altri stati Europei richiamino i loro ambasciatori in Israele e pretendano il rispetto dei diritti umani nei territori occupati illegalmente nonché la fine delle azioni di guerra che non hanno obiettivi sensati e che a lungo andare creeranno sempre più rancore e adepti dentro gruppi terroristici antagonisti dello stesso stato di Israele.
In Italia cosa succede invece? Dopo il fallimento del referendum costituzionale, alcuni funzionari e ministri che avevano pendenze con la giustizia sono stati costretti a dimettersi al posto del ministro Nordio che rimane al suo posto a minare l’efficacia della Giustizia con i suoi decreti… Aspettiamo di vedere ripristinato l’abuso di ufficio come pretende la Corte Europea! Vediamo qualche timido tentativo di abbassare i costi della crisi energetica scatenata dalla guerra tagliando le accise sui carburanti e il tentativo della Premier di far passare dal parlamento una legge elettorale peggiorativa di quella, già pessima, attuale. È il preludio alle sue dimissioni e alle elezioni anticipate per assicurarsi altri cinque anni di potere con la sua squadra di incapaci?
Ma, tralasciando la situazione internazionale e le sue conseguenze, chi pagherà i danni delle alluvioni e delle mareggiate che negli ultimi tre mesi hanno sconvolto il Sud? Per citarne una, la 106 è percorribile su un breve tratto a senso unico alternato nei pressi di Africo: la corsia chiusa rischia di cadere in mare, mentre su quella percorsa in senso alternato incombono enormi massi sospesi nella rete di protezione finché non cede. Stando così le cose, anche in vista della stagione estiva, ci sarà la chiusura totale. Ci consoliamo: Rimarrà la ferrovia a binario unico e non elettrificata se non chiudono pure quella … bisogna fare sacrifici!
