
Il designatore Rocchi indagato per frode sportiva: dall’esposto del calabrese Rocca alle accuse sulle designazioni “gradite all’Inter”
Tutto è partito da una lettera-denuncia firmata dall’ex assistente arbitrale calabrese Domenico Rocca, nato a Pizzo, in provincia di Vibo Valentia, e indirizzata alla Commissione Nazionale Arbitri al termine della scorsa stagione. Un atto che ha innescato l’indagine della Procura di Milano, sfociata nella notifica di un avviso di garanzia al designatore arbitrale Gianluca Rocchi con l’ipotesi di concorso in frode sportiva. Rocca, classe 1982, ha costruito la sua carriera dal basso: esordisce come arbitro nel 2000 e approda in Serie A il 12 febbraio 2017 come guardalinee in Torino-Pescara, dopo aver frequentato il corso di formazione a Coverciano nel 2015.
Nella sua denuncia, archiviata in sede di giustizia sportiva, ma ora riaperta dalla magistratura ordinaria, l’assistente arbitrale lamenta di essere stato penalizzato da un sistema che definisce ingiusto, denunciando favoritismi nelle designazioni, valutazioni alterate e presunte interferenze nelle attività del VAR.
Stando a quanto riportato dall’AGI, la Procura di Milano avrebbe contestato a Rocchi tre capi d’imputazione. Il primo riguarda il match Udinese-Parma, in cui il designatore avrebbe sollecitato una revisione VAR poi sfociata nell’assegnazione di un calcio di rigore. Il secondo concerne la designazione dell’arbitro Colombo per Bologna-Inter del 20 aprile 2024, ritenuta pilotata perché il direttore di gara sarebbe stato “gradito” all’Inter, allora impegnata nella corsa scudetto. Il terzo capo d’imputazione riguarda invece la semifinale di Coppa Italia: Rocchi avrebbe deliberatamente designato Doveri per quella gara al fine di tenerlo lontano da una eventuale finale e dalle successive partite di campionato, garantendo all’Inter direzioni di gara diverse da un arbitro considerato “poco gradito” al club nerazzurro.
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