Aiello: “Il 9 maggio si celebra la fine del nazifascismo, non si sceglie un’alleanza”

Aiello: “Il 9 maggio si celebra la fine del nazifascismo, non si sceglie un’alleanza”

Riceviamo da Pasquale Aiello e pubblichiamo

Seppure nel contesto sgradevole e ripugnante in cui è sprofondato mezzo mondo per via di guerre, genocidi, occupazioni, torture, fame, carestie e quant’altro che la ‘banda USrael’ ha scatenato e sta ancora perpetrando, col pensiero sempre rivolto al popolo di Palestina, l’apprensione per l’assalto all’Iran e il cuore in tumulto per l’inasprimento del ‘bloqueo’ alla piccola grande Cuba, al netto di tutte le più bizzarre e strampalate teorie degli anticomunisti, che servono solo alla rozza e volgare propaganda della comunicazione di regime, e la ‘pelosa filosofia’ di tutti i russofobi, è un atto doveroso e giusto, immuni da comode catalogazioni proputin e antiputin e liberi da facili nostalgie, ricordare che il 9 maggio, in tutta la Russia e in gran parte dei paesi ex sovietici si celebra la vittoria sul nazifascismo a opera dell’armata rossa ma anche di tutte le resistenze europee. E’ stata la vittoria di un grande popolo accomunato dalla lotta contro il nazifascismo che costò la vita di milioni di russi e anche partigiani resistenti in tutta Europa compresa l’Italia fascista. Una data da rievocare e non dimenticare, per chiunque, in modo particolare per coloro che hanno vissuto sotto il giogo del nazismo e del fascismo. Questo giorno sarà sempre un connotato caratteristico di tutti i popoli dell’ex unione sovietica, unico grande laboratorio del socialismo reale avviato in seguito alla rivoluzione d’ottobre guidata da Lenin con l’instaurazione della repubblica dei soviet. Nonni e bisnonni di quegli stessi russi che oggi, in Europa, sono discriminati e censurati, hanno sacrificato la vita per liberare da quel mostro l’Europa stessa che, in seguito, grazie soprattutto a loro, è rinata e ha vissuto in pace. Se non si vuole esserne loro grati, almeno l’onestà intellettuale di non considerarli nemici e ostili perché verosimilmente non lo sono mai stati. Oggi si tenta di riscrivere la storia, una storia in cui il comunismo diventa uguale al nazismo e in cui i prigionieri nei lager non furono liberati dall’armata rossa ma solo dai coraggiosi e spavaldi americani. Gli ardimentosi revisionisti  però, accecati da furore antisovietico che non potrà mai scalfire la grandezza del popolo russo e l’immensità della sua cultura, non si accorgono o non vogliono accorgersi che è proprio di nuovo in Europa che si sta spianando la strada al nuovo nazifascismo puntando il dito verso pseudonemici che la ‘ghenga yankee-sionista’, per puro e semplice proprio tornaconto, ha scelto per noi.

Foto di Levi Meir Clancy su Unsplash

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