
Il dottor. Attilio Tucci va in pensione: il saluto di Cristiano Fantò
«Mamma, per favore chiama Attilio e senti cosa ti consiglia.»
È questa la frase che io e mia sorella, sin da piccoli, siamo stati abituati a pronunciare al manifestarsi di qualsivoglia sintomo (o presunto tale).
Attilio aveva sempre la risposta pronta, e sapeva porgerla in maniera pacata e rassicurante. Era presente e disponibile: a qualsiasi ora, ovunque si trovasse. Da bambino ignoravo persino che, per essere visitati dal medico curante, si dovesse fare la fila in sala d’attesa.
«Ha detto Attilio di stare tranquillo: passerà lui a darti un’occhiata appena si libera», annunciavano i miei genitori quando avevo l’influenza. E io, a dire il vero, ero spesso alle prese con qualche malanno.
L’anno scorso mi ha raccontato lui stesso di essere rimasto sorpreso quando, controllando la mia data di nascita, si è reso conto che non ero più “fijjolu”.
«Significa che sto invecchiando» ha concluso, lasciandosi andare a una risata.
Oggi che Attilio va in pensione, mi sento improvvisamente più adulto anch’io. Ha accompagnato la mia vita sin dall’inizio, e rinunciare alla sua figura segna la fine di una lunga stagione per me e per la mia famiglia. Mi mancherà l’abitudine di chiamarlo al manifestarsi di qualsivoglia sintomo (o presunto tale); mi mancheranno le sue risposte pacate e rassicuranti; mi mancherà il suo essere costantemente presente e disponibile.
Io però non sono più “fijjolu”, e lui merita di godere finalmente del suo tempo libero.
I più sentiti e affettuosi auguri per il traguardo del pensionamento. Con immensa gratitudine, al “nostro medico” per sempre.
