
La recensione del Direttore: “Consiglio questo libro a chi ha a cuore il futuro dell’Europa e della democrazia”
“Difendere la libertà. L’ora dell’Europa” di Carlo Calenda
Ci sono libri che si leggono. E ci sono libri che ti leggono. Difendere la libertà. L’ora dell’Europa di Carlo Calenda — edito da Piemme — appartiene alla seconda categoria.
Ci svegliamo ogni mattina con notizie che sembrano uscire da un mondo che non riconosciamo più: il Medio Oriente in fiamme, l’Ucraina aggredita, la Casa Bianca trasformata in un circo. Calenda parte da qui, da questo senso di straniamento collettivo che molti di noi avvertono e che troppo spesso si preferisce anestetizzare con la distanza o con il cinismo. Invece, in queste 208 pagine dense e coraggiose, l’autore sceglie di guardare in faccia la realtà — e di chiedere a noi di fare altrettanto.
Il libro è molte cose insieme: un’analisi lucida sul tramonto dell’Occidente per come lo abbiamo conosciuto, sulle trasformazioni geopolitiche e tecnologiche in atto, sul capitalismo predatorio e oligarchico delle élite, sulle mutazioni antropologiche che Trump, Putin e Xi stanno imponendo alla realtà. Ma è soprattutto — e qui sta la sua forza vera — un atto d’accusa contro la nostra mollezza. Contro quella pigrizia intellettuale e morale con cui una parte delle classi dirigenti europee ha scelto di voltarsi dall’altra parte, convinta che il mondo libero potesse sopravvivere senza difendersi.
Il capitolo sull’Ucraina l’ho condiviso totalmente. L’invasione russa non è una questione “lontana”, non è una disputa geopolitica tra potenze: è una guerra di aggressione contro un popolo sovrano che ha scelto la democrazia. Sostenere la resistenza ucraina non è un atto di belligeranza — è il minimo morale che l’Europa può fare per restare fedele ai propri valori fondativi. Chi soffia sul fuoco del disimpegno, chi invoca la pace senza giustizia, chi si appella al dialogo dimenticando che non si dialoga con chi bombarda ospedali e scuole, non sta facendo un atto di saggezza: sta tradendo quei valori. Calenda lo dice senza mezzi termini, e ha ragione.
Il quadro geopolitico che emerge dalle pagine del libro è impietoso ma necessario. L’Europa è l’ultimo grande baluardo di libertà capace di guidare una reazione alle autocrazie che avanzano. Con gli Stati Uniti ripiegati su sé stessi, con la democrazia americana ferita da un populismo nazionalista che ha scardinato decenni di alleanze e valori condivisi, tocca all’Europa farsi carico di un compito storico che non può più rimandare. Non possiamo essere testimoni passivi del tramonto dell’ordine liberale internazionale. Dobbiamo essere protagonisti della sua difesa.
Il libro è anche un manifesto politico per l’Europa e per la sua agognata costruzione in un’unione forte e autosufficiente, anche dal punto di vista militare. Non un esercito europeo come scatola vuota retorica, ma una reale capacità di deterrenza, di autonomia strategica, di presenza nel mondo come soggetto politico unitario. È la sfida più grande che abbiamo davanti — e Calenda non la addolcisce, non la banalizza, non la trasforma in uno slogan. La affronta con la serietà di chi ha capito cosa si rischia di perdere.
Chiudo con le parole che Calenda sceglie come bussola del suo libro: “quella che abbiamo davanti è un’antica sfida ideale e morale: difendere la nostra libertà costruendo finalmente gli Stati Uniti d’Europa. È sempre stato il nostro destino; ora non abbiamo alternative, dobbiamo compierlo”.
Concordo. Ed è per questo che consiglio questo libro a chiunque abbia ancora a cuore il futuro dell’Europa — e della democrazia.
