
Manovra sui sottosegretari, Potere al Popolo Calabria: “L’unica strada è il referendum”
Mentre la sanità calabrese subisce l’ennesimo colpo con il sì di Occhiuto all’autonomia differenziata in Conferenza Stato-Regioni — nel solco di una gestione che ha ridotto la Calabria all’ultimo posto in Italia per rischio povertà ed esclusione sociale, spingendo ogni anno migliaia di giovani a lasciare la regione — la vera partita politica si gioca altrove: sulla tenuta stessa della democrazia rappresentativa regionale.
Un terreno su cui, non a caso, l’opposizione istituzionale non ha saputo opporre nulla: né una critica di fondo al modello sociale di Occhiuto — quel “gorilla ammaestrato” di gramsciana memoria, l’uomo ridotto ad automa dalla parcellizzazione capitalistica del lavoro — né la consapevolezza che, come già Marx ed Engels insegnavano a proposito di Roma antica, ogni ordine sociale fondato sulla proprietà produce le sue gerarchie di sfruttamento. Da questa lettura, che è la nostra, misuriamo la distanza tanto da Occhiuto quanto da chi gli siede di fronte in Consiglio.
La manovra sui sottosegretari
Nei mesi scorsi Occhiuto ha fatto approvare in Consiglio regionale una modifica allo Statuto della Calabria che aumenta da 7 a 9 gli assessori regionali e reintroduce la figura dei sottosegretari (ricordiamo: la prima volta fu il centrosinistra con Loiero). Un’operazione di potere per tenere buona la maggioranza, che costa ai calabresi quasi 15 mila euro lordi al mese a testa, oltre un milione di euro l’anno — soldi pubblici per figure istituzionali inutili e dannose.
Il tentativo di blindare la manovra
Qui arriva il punto più grave. Dopo aver modificato lo Statuto, la maggioranza ha approvato una legge regionale che disciplina il referendum popolare sullo statuto in modo da escludere esplicitamente le modifiche parziali — come questa — dalla possibilità di referendum. Di fatto: hanno fatto a pezzi lo Statuto e poi impedito ai calabresi di potersi esprimere sui pezzi. Una violazione palese dell’art. 123 della Costituzione, come abbiamo denunciato da subito.
Perché solo il referendum
Il campo largo aveva proposto altre strade — una legge ordinaria, o proposte di legge in Consiglio — che noi e il comitato promotore (già due ricorsi al TAR) abbiamo sempre giudicato inefficaci: una legge ordinaria non può abrogare una legge statutaria, e un’eventuale legge sugli emolumenti avrebbe colpito solo l’effetto (i compensi), non la causa (la modifica statutaria stessa). L’unica via prevista dalla Costituzione era il referendum ex art. 123, da richiedere entro tre mesi dalla pubblicazione (3 marzo 2026), da un quinto dei consiglieri o un cinquantesimo degli elettori.
La conferma che ci dà ragione
L’Ufficio centrale regionale per il Referendum si è pronunciato: il referendum resta l’unica strada percorribile sui sottosegretari. Una vittoria di principio che conferma la linea sostenuta da Potere al Popolo fin dall’inizio.
Cosa resta da fare
A Occhiuto restano due strade: tornare in Consiglio a cancellare la norma, o avviare l’iter referendario. Nel frattempo, le nomine dei sottosegretari e tutti gli atti conseguenti — comprese le strutture di supporto — restano privi di una valida copertura di legge, con tutti i profili di responsabilità che ne derivano.
Il referendum del 22-23 marzo ha già dimostrato che si può mandare a casa un pezzo del governo Meloni: Delmastro, Bartolozzi e Santanchè sono stati costretti a dimettersi. Facciamolo anche in Calabria, contro Occhiuto.
Potere al Popolo Calabria
