
Caldo, siccità e incendi, il Gruppo Adorno chiede di fermare l’apertura della caccia
UN’ESTATE TORRIDA E GLI INCENDI STANNO DEVASTANDO LA CALABRIA, CON
GRAVI RIPERCUSSIONI PER LA FAUNA SELVATICA! MA PER LA GIUNTA REGIONALE
È COME SE NULLA FOSSE ACCADUTO E LA CACCIA PUÒ INIZIARE IL 2 SETTEMBRE
I FATTI, ESTATE TORRIDA, SICCITÀ E INCENDI STANNO METTENDO A DURA PROVA LA FAUNA SELVATICA
Tutti i calabresi sanno cos’è accaduto questa estate: a partire dalla fine di maggio le temperature sono
diventate roventi, il caldo africano è stato per lunghi mesi insopportabile e non ha concesso alcuna tregua.
Ciò ha messo a dura prova le persone ma anche gli animali selvatici. E la situazione non si è ancora
normalizzata, dal momento che anche quest’ultima decade di agosto registra afa e temperature
elevatissime. A danneggiare gli animali, che sono morti a migliaia o hanno visto compromessa la loro
attività riproduttiva, non è stato solo il caldo, ma anche la siccità e gli incendi, che ne sono diretta
conseguenza. Sono stati invocati interventi a sostegno degli agricoltori a causa della siccità che ha colpito le
campagne e insidiato i raccolti; i sindaci del crotonese stanno denunciando che gli animali da allevamento
stanno morendo a causa della carenza idrica e nessuno pensa che tale drammatica situazione la stanno
vivendo anche gli animali selvatici, decimati dagli incendi ai quali, a differenza delle persone, non hanno
alcuna possibilità di sfuggire.
COSA PREVEDE LA LEGGE: GLI OBBLIGHI PER LO STATO E PER LE REGIONI
Le norme attuali stabiliscono che lo Stato, le Regioni e le Province abbiano l’obbligo di tutelare la fauna
selvatica. Infatti l’articolo 1 della legge 157/92 prevede che “La fauna selvatica appartiene al patrimonio
indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale e internazionale” e l’articolo
uno-bis che lo “Stato e le regioni adottano le misure necessarie per mantenere … le popolazioni di uccelli
a un livello corrispondente alle esigenze ecologiche …. facendo in modo che le misure adottate non
provochino un deterioramento del loro stato di conservazione”. In presenza di situazioni eccezionali, come
quelle che si stanno verificando quest’anno, la stessa legge stabilisce che le regioni possono “vietare la
caccia per ….sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche”. Questa facoltà, se
letta alla luce delle disposizioni degli artt. 1 e 1-bis, si traduce in un vero e proprio obbligo di intervento da
parte delle regioni, in presenza delle situazioni più gravi. Anche perché nel nostro ordinamento non esiste
un diritto soggettivo all’esercizio dell’attività venatoria: la caccia è un’attività esercitata in concessione,
subordinata all’esigenza, del tutto prioritaria, di garantire la sopravvivenza delle specie.
COSA HA FATTO LA REGIONE CALABRIA
Il fallimento della campagna contro gli incendi boschivi!
Ma la Giunta Regionale non ha tenuto in nessun conto la drammatica situazione venutasi a creare questa
estate, per la quale non è del tutto esente da responsabilità! Se infatti erano del tutto condivisibili le parole
d’ordine della sua campagna contro gli incendi boschivi, come la “Tolleranza zero contro gli incendiari”,
nella realtà questo si è rivelato solo uno slogan, dal momento che mai come quest’anno il patrimonio
boschivo calabrese è stato distrutto dal fuoco. Le stime (ancora del tutto provvisorie, visto che gli incendi
stanno ancora divampando ovunque) dicono che la Calabria è seconda solo alla Sicilia per superficie
percorsa dal fuoco e che migliaia di ettari sono andati in fumo (7.500 dei quali nella sola provincia di Reggio
Calabria); che i Vigili del Fuoco sono stati costretti, secondo le dichiarazioni del loro Comandante Regionale,
ad effettuare più di 200 interventi nella sola giornata del 22 luglio e che, cosa ancor più grave, ad essere
dolosamente incendiate non sono state solo le campagne, ma anche le nostre montagne più belle.
Dall’Aspromonte al Pollino i nostri boschi vetusti hanno bruciato per settimane, confermando l’incapacità
della Protezione Civile calabrese (e quindi della Regione stessa) di prevenire in primo luogo e di organizzare
un’efficace attività di spegnimento poi. Non a caso il Prof. Giuseppe Bombino, docente della Facoltà di
Agraria e Scienze Forestali di Reggio Calabria e già Presidente del Parco dell’Aspromonte, ha dichiarato in
un’intervista rilasciata a “Gazzetta del Sud” che “soltanto chi non conosce la montagna può pensare di
controllarla attraverso una flotta di droni”!
E se insufficienti si sono rivelate le misure di prevenzione e di spegnimento, altrettanto si può dire
dell’attività di repressione, dal momento che il numero degli arresti in flagranza di reato in tutta la Calabria,
in proporzione al numero degli incendi dolosamente provocati, è stato del tutto insignificante.
Nessuna sospensione della caccia: la Regione ne anticipa invece l’apertura al 2 settembre
A fronte di una situazione drammatica la Giunta Regionale presieduta da Roberto Occhiuto ha autorizzato,
con Delibera n. 443 del 21 luglio 2026 (adottata dunque nel pieno della terribile crisi climatica) l’apertura
della caccia dal 2 settembre, quando molte specie animali hanno ancora i piccoli in una fase delicata di
dipendenza. Noi riteniamo che questa scelta sia stata adottata facendo prevalere l’interesse particolare dei
cacciatori (che in Calabria sono solo poche migliaia rispetto a una popolazione di quasi 2 milioni di abitanti)
rispetto a quello generale della tutela della fauna e, potenzialmente, della sicurezza pubblica, dato che la
stagione turistica è ancora in pieno svolgimento.
Il bracconaggio: fenomeno scarsamente controllato!
Eppure l’ISPRA, unico Istituto abilitato per legge a rilasciare pareri scientifici sui calendari venatori regionali
(a garanzia del rispetto degli obblighi comunitari assunti dall’Italia) aveva chiesto ben altro alla Regione
Calabria. Aveva suggerito, ad esempio, di rimandare l’apertura della caccia al 20 settembre; di introdurre
limiti al prelievo di Quaglia e Allodola, in considerazione dei forti cali numerici riscontrati per queste due
specie in tutta Europa; di non inserire comunque il Colombaccio in pre-apertura, visto che gli individui
stanziali sono nel pieno della fase riproduttiva (e invece la Giunta calabrese lo ha fatto, salvo essere poi
stoppata in via cautelare dal TAR di Catanzaro); aveva chiesto di anticipare le date di chiusura a tordi e
beccacce; aveva chiesto alla Calabria di fornire i dati sul bracconaggio, dal momento che nella stragrande
maggioranza dei territori calabresi (con qualche rarissima eccezione) i controlli sono del tutto inefficaci.
Nessuna di queste indicazioni risulta essere stata recepita!
IL CONTESTO NAZIONALE: IL DDL MALAN
Alla vicenda calabrese si affianca, a livello nazionale, l’esame parlamentare del DDL Malan, già approvato
dal Senato il 23 giugno 2026 e ora all’esame della Camera dei Deputati, che stravolge la legge 157/92
spostandone l’impostazione dalla protezione della fauna alla sua gestione, introducendo di fatto una
liberalizzazione della caccia. Ci troviamo dunque in una situazione molto chiara, con il centro-destra di
governo che sposa in toto le richieste dei cacciatori, votando compatto questo testo di legge vergognoso.
Una posizione incomprensibile anche sotto il profilo della convenienza elettorale, dal momento che la
stragrande maggioranza degli italiani è contraria alla caccia e chiede che sia fortemente limitata o abolita
del tutto (sondaggi Istituto Piepoli e IPSOS di ottobre 2025).
L’INVITO DEL GRUPPO ADORNO AI CALABRESI AMANTI DEGLI ANIMALI
Per questi motivi la nostra associazione ritiene che sia giunto il momento di voltare pagina. E si rivolge a
tutti coloro che amano gli animali e non sopportano più le decisioni a senso unico dei partiti politici che si
sono apertamente e incondizionatamente fatti portavoce delle richieste del mondo venatorio. A questi
cittadini che sono contrari alla caccia chiediamo di dire basta! Per farlo dispongono di uno strumento
formidabile: nel 2027 si svolgeranno infatti le elezioni politiche, con cui questo stato di cose può essere
cambiato. Tutti coloro che amano gli animali si rechino alle urne e puniscano severamente quei partiti
che, votando a favore della nuova legge, hanno fatto una precisa scelta di campo! Così sarà chiaro, una
volta per tutte, se contano di più i voti di 600.000 cacciatori (per lo più molto anziani), oppure quelli delle
decine di milioni di italiani che la caccia non la sopportano più.
Gruppo Adorno
