
Suely Di Marco: “Giusto chiedere partecipazione dei circoli nelle decisioni, ma il Pd di Caulonia non consulta nemmeno gli iscritti”
Caro Cristiano, ho letto con molto interesse la tua riflessione e, pur condividendone l’impianto e molte delle considerazioni che fai, sento di dover aggiungere una precisazione, perché credo sia importante guardare alla questione nella sua interezza e senza fermarsi al singolo episodio.
Condivido pienamente l’idea che un partito debba essere, prima di tutto, un luogo di partecipazione, confronto ed elaborazione collettiva, e che il rapporto con il territorio non possa esaurirsi nel momento in cui occorre mobilitare consenso. Proprio per questo, però, credo sia necessario interrogarsi anche su ciò che accade all’interno delle nostre realtà locali.
Per quanto riguarda il circolo PD di Caulonia, infatti, gli iscritti non vengono coinvolti neppure nelle questioni più ordinarie. Anche quando si tratta semplicemente di predisporre o diffondere un comunicato, non vi è, di fatto, un reale momento di condivisione o di confronto con la comunità degli iscritti. Le decisioni vengono assunte da pochi e successivamente comunicate agli altri.
E credo ci sia un ulteriore elemento, forse ancora più significativo: lo spazio per il confronto si restringe ulteriormente quando le opinioni espresse non coincidono con quelle di chi, di fatto, assume le decisioni. Il dissenso, o anche semplicemente un punto di vista differente, rischia così di essere percepito non come una risorsa per la discussione, ma come un elemento di disturbo. E quando accade questo, la partecipazione perde progressivamente il suo significato.
Per questo faccio fatica a vedere una sostanziale differenza di metodo tra ciò che critichiamo nelle dinamiche più ampie del partito e ciò che, almeno in parte, accade nella nostra realtà locale. Cambia il livello al quale vengono assunte le decisioni, ma non necessariamente la modalità: prima si decide, poi si informa e, infine, si chiede di condividere e sostenere quanto è già stato deciso.
Naturalmente non penso che ogni scelta debba necessariamente essere sottoposta a una sorta di consultazione permanente, né che il ruolo degli organismi dirigenti possa essere messo in discussione ogni volta. Chi ha responsabilità politiche deve assumere decisioni e farsene carico. Ma altra cosa è decidere assumendosi una responsabilità e altra cosa è costruire le condizioni perché quelle decisioni possano maturare attraverso un confronto autentico, nel quale anche posizioni diverse abbiano piena dignità.
È proprio qui, secondo me, che si misura la qualità democratica di un’organizzazione politica: non soltanto nella capacità di ascoltare chi è d’accordo, ma soprattutto nella disponibilità ad accogliere il dubbio, la critica e il punto di vista divergente.
Se il circolo deve tornare ad essere, come giustamente dici, un luogo nel quale si discute, si elaborano idee e si costruisce insieme una visione politica, allora questo principio deve valere anche quando il confronto è scomodo e mette in discussione orientamenti già consolidati.
Altrimenti corriamo il rischio di parlare di partecipazione soltanto quando riguarda gli altri, senza accorgerci che la distanza tra chi decide e chi dovrebbe sentirsi parte di una comunità politica può riprodursi anche molto più vicino a noi.
Credo che proprio da questa consapevolezza dovrebbe partire una riflessione seria e, soprattutto, serena. Non per alimentare contrapposizioni, ma per restituire alla politica quella dimensione collettiva che rischiamo di perdere quando il confronto viene sostituito dalla semplice comunicazione delle decisioni.
Suely Di Marco
