
Dalle aule inadeguate al caro trasporti, Edoardo Marziano (studente della Locride): “Così studiare diventa un percorso a ostacoli”
C’è una frase che rimbalza troppo spesso tra i corridoi delle scuole e nei discorsi degli adulti: quella secondo cui noi ragazzi protestiamo solo per saltare le lezioni o scansare un’interrogazione. A chi ripete questo ritornello – che si tratti di alcuni professori o di adulti disattenti – noi studenti della Locride rispondiamo con la realtà dei fatti e con la nostra voglia di farci ascoltare.
Le piazze che si riempiono per denunciare il caro scuola e il caro benzina non sono un capriccio o una scusa per non fare lezione, ma il grido d’allarme di chi sta subendo una crisi economica pesante.
Il caro vita pesa sulle famiglie e, in un territorio difficile come la Locride, studiare sta diventando un percorso a ostacoli. Comprare i libri di testo costa un occhio della testa, e il caro benzina rende carissimo anche solo raggiungere la scuola ogni giorno, aggravando le disuguaglianze di un’area già segnata da forti mancanze.
A tutto questo si aggiungono le problematiche strutturali delle scuole: edifici vecchi, aule inadeguate dove non si può studiare quando piove perché l’acqua entra dentro passando dai soffitti o dalle finestre, laboratori spesso chiusi o inagibili e una manutenzione che non arriva mai. Denunciare tutto questo non è un passatempo ma è una necessità per difendere il nostro diritto a un’istruzione vera.
La cosa che fa più arrabbiare è sentirsi dire da una parte di chi dovrebbe insegnarci il senso civico che “scioperare è inutile, tanto non cambia nulla”. Questo pessimismo è parte del problema. È l’atteggiamento di chi, quando era giovane come noi, ha scelto il silenzio e la non-partecipazione, accettando che le cose rimanessero così. Quella stessa rassegnazione ci ha lasciato in eredità le scuole e i problemi che oggi siamo costretti ad affrontare.
Dire che le proteste sono inutili significa spegnere ogni possibilità di cambiamento. Ma noi abbiamo voglia di dire la nostra.
A chi ci etichetta come la generazione attaccata solo ai telefoni e disinteressata alla realtà, rispondiamo che si sbaglia di grosso. Siamo una generazione con tanta fame di riscatto, con una gran voglia di farsi sentire e con una forte spinta al cambiamento. La tecnologia e i telefoni non ci isolano ma sono lo strumento che usiamo per connetterci, organizzarci e fare rete quando vogliamo far valere i nostri diritti.
Lo sciopero non è una vacanza mascherata, ma una lezione di cittadinanza attiva che spesso a scuola non si impara. E se gli adulti non sono pronti ad ascoltarci, faremo in modo che la nostra voce si faccia sentire forte e chiara.

Edoardo Marziano – Studente delle Locride
