Condanna senza attenuanti per le violenze di Milano. La minore età non può diventare un alibi per sottrarsi alle responsabilità – di Romano Pesavento

Condanna senza attenuanti per le violenze di Milano. La minore età non può diventare un alibi per sottrarsi alle responsabilità – di Romano Pesavento

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime la più ferma condanna per i gravi episodi di violenza verificatisi a Milano e in altre città italiane, segnati da aggressioni alle forze dell’ordine, saccheggi, devastazioni e danneggiamenti di beni pubblici e privati. Si tratta di condotte di particolare gravità, che non ammettono giustificazioni fondate sul disagio sociale, sull’appartenenza generazionale o sulle motivazioni della protesta. Aggredire persone, distruggere attività commerciali e compromettere la sicurezza collettiva significa commettere illeciti che esigono un accertamento rigoroso delle responsabilità e l’applicazione delle conseguenze previste dalla legge. Nessuna difficoltà personale o condizione familiare può trasformarsi in una legittimazione della violenza.
La partecipazione di numerosi adolescenti a simili episodi costituisce un segnale particolarmente preoccupante, soprattutto quando comportamenti aggressivi e distruttivi assumono una dimensione collettiva e vengono alimentati da dinamiche di emulazione. La minore età richiede una disciplina giuridica specifica, ma non può essere rappresentata come una condizione di sostanziale irresponsabilità. È necessario contrastare con decisione la convinzione che la partecipazione a devastazioni e aggressioni possa rimanere priva di conseguenze effettive, alimentando ulteriori condotte illecite e indebolendo la credibilità delle istituzioni.
In questo contesto, il nuovo decreto sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri introduce misure volte a rafforzare il contrasto alla violenza nelle manifestazioni pubbliche, attraverso specifiche previsioni sanzionatorie, l’ampliamento degli strumenti di intervento preventivo e nuove disposizioni relative alle conseguenze patrimoniali dei danneggiamenti. Il rafforzamento della risposta normativa risponde all’esigenza di impedire che episodi di tale gravità possano ripetersi, ma la sua efficacia dovrà essere verificata attraverso la concreta applicazione delle misure e la tempestività dell’azione delle autorità competenti. L’inasprimento delle pene, infatti, non può sostituire la certezza dell’accertamento giudiziario né la capacità di intervenire efficacemente nei confronti delle condotte già contemplate dall’ordinamento.
Particolare rilievo assume la prevista modifica della disciplina dell’imputabilità dei minorenni tra i quattordici e i diciotto anni, attraverso l’introduzione di una presunzione relativa della capacità di intendere e di volere. L’intervento inciderebbe sull’attuale formulazione dell’articolo 98 del Codice penale e richiederebbe un corrispondente adeguamento degli accertamenti disciplinati dall’articolo 9 del D.P.R. 448/1988. Il CNDDU ritiene necessario che il rafforzamento degli strumenti di responsabilizzazione sia accompagnato da disposizioni applicative precise, capaci di assicurare un accertamento rigoroso delle condotte e delle condizioni personali dell’autore. La specificità della giustizia minorile non può essere interpretata come una forma di attenuazione della gravità dei reati, né tradursi in una percezione di sostanziale impunità. Aggressioni, devastazioni e danneggiamenti richiedono risposte certe, tempestive e giuridicamente fondate, nel rispetto dei presupposti di imputabilità e delle conseguenze sanzionatorie stabilite dall’ordinamento.

Anche l’estensione delle misure preventive ai minorenni e le nuove sanzioni previste per i genitori richiamano l’attenzione sulla responsabilità educativa delle famiglie. La vigilanza sui comportamenti dei figli, soprattutto in presenza di segnali reiterati di aggressività, intimidazione o coinvolgimento in gruppi violenti, non può essere considerata un obbligo marginale. È tuttavia indispensabile che le conseguenze giuridiche siano definite attraverso presupposti chiari, evitando automatismi che non distinguano adeguatamente la responsabilità personale del minore dagli obblighi di vigilanza degli esercenti la responsabilità genitoriale. Un sistema sanzionatorio efficace deve individuare con precisione le condotte perseguibili, assicurare proporzionalità e favorire l’effettivo risarcimento dei danni subiti dai cittadini e dalle attività economiche.
Gli avvenimenti recenti impongono inoltre una riflessione sul progressivo indebolimento del riconoscimento delle regole e dell’autorevolezza educativa. La diffusione di comportamenti fondati sull’intimidazione, sulla sopraffazione e sull’esibizione della violenza, anche attraverso gli strumenti digitali, richiede un intervento che non si limiti alla gestione delle conseguenze penali. Non è accettabile che aggressioni e danneggiamenti vengano considerati trasgressioni ordinarie o forme di affermazione personale all’interno del gruppo. Il sistema scolastico deve poter esercitare pienamente le proprie funzioni, applicando con coerenza le disposizioni disciplinari e intervenendo tempestivamente di fronte a comportamenti incompatibili con il rispetto delle persone e delle regole della convivenza.
Il CNDDU rivolge pertanto al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, l’invito a promuovere, in collaborazione con i Ministeri della Giustizia e dell’Interno, un rafforzamento delle procedure di raccordo tra istituzioni scolastiche, famiglie, servizi minorili e autorità competenti. Appare opportuno individuare strumenti operativi che consentano di affrontare tempestivamente le situazioni caratterizzate da reiterate condotte aggressive, prevedendo interventi di responsabilizzazione, attività riparative verificabili e un’applicazione coerente delle sanzioni disciplinari nei casi previsti dalla normativa scolastica. La funzione educativa non può esaurirsi in richiami formali privi di conseguenze, soprattutto quando emergono comportamenti che compromettono la sicurezza e il regolare svolgimento della vita scolastica.

Sarebbe inoltre necessario istituire un sistema nazionale di monitoraggio delle condotte violente che coinvolgono minorenni, capace di rilevare la reiterazione degli illeciti, l’effettiva esecuzione delle misure adottate e gli esiti dei percorsi di responsabilizzazione. Un simile strumento permetterebbe di valutare l’efficacia delle disposizioni introdotte e di individuare tempestivamente eventuali criticità applicative, evitando che il confronto pubblico sulla sicurezza si esaurisca nell’annuncio di nuove fattispecie penali o nell’inasprimento delle sanzioni.
Il CNDDU ribadisce che la condanna della violenza deve essere inequivocabile, indipendentemente dall’età degli autori e dalle motivazioni addotte. Chi aggredisce un appartenente alle forze dell’ordine, saccheggia un esercizio commerciale o distrugge beni destinati alla collettività deve rispondere delle proprie azioni secondo le disposizioni vigenti. La tutela della sicurezza non può essere subordinata a interpretazioni indulgenti di comportamenti che producono danni concreti e mettono in pericolo l’incolumità delle persone. Al tempo stesso, la credibilità della risposta istituzionale dipende dalla capacità di applicare le norme con rigore, senza rinunciare alla necessaria individualizzazione delle responsabilità.
Il CNDDU ritiene infine che al Ministro Valditara spetti un compito particolarmente significativo nel rafforzamento di una cultura scolastica della responsabilità, nella quale il rispetto delle regole non rimanga un principio astratto, ma trovi riscontro in comportamenti coerenti e in conseguenze effettive per le loro violazioni. La fermezza delle istituzioni non è incompatibile con la funzione educativa, ma ne rappresenta una condizione essenziale quando si tratta di impedire che la trasgressione si trasformi in una pratica abituale. Una risposta realmente efficace alla violenza giovanile deve garantire l’accertamento delle responsabilità, la riparazione dei danni e l’adozione di interventi capaci di contrastare concretamente la reiterazione dei comportamenti illeciti. La gravità di quanto accaduto impone di agire con determinazione, nella consapevolezza che la sicurezza collettiva e l’autorevolezza delle istituzioni dipendono anche dalla certezza che nessuna condotta violenta possa essere considerata irrilevante.

prof. Romano Pesavento Presidente CNDDU

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