Domenico Lucano: il suo posto è tra gli ultimi

Domenico Lucano: il suo posto è tra gli ultimi

Raccontare Domenico Lucano a chi non lo conosce è impresa ardua. Perchè è difficile raccontare l’energia, la determinazione, l’inventiva, il caos continuo che lo circondano. Domenico è energia che attrae e rilascia energia. Domenico è l’indeterminatezza dell’utopia tradotta in fatti concreti. Domenico è la magia della sua Riace che da piccolo paese locrideo è diventata il centro del mondo. Di tanti mondi.

Di essere considerato uno dei 50 leader più importanti del mondo non gliene frega niente. La parola “importante” non gli piace. Figuriamoci “potente”. E’ quasi infastidito da tanta attenzione mediatica ma è consapevole che si tratta comunque di una opportunità per trasmettere dei messaggi chiari in un momento storico in cui sembrano prendere il sopravvento le peggiori pulsioni umane.

LUCANO PORTA A PORTA

Per questo, contro ogni sua intenzione, ha preso un aereo per andare a Porta a Porta e negli ultimi tempi ha preso diversi impegni in giro per l’Italia e non solo. La sua presenza è sempre stata molto richiesta da ogni dove, anche molto prima dell’ormai nota classifica di Fortune, ma spesso prevaleva il desiderio di non disperdere energie in convegni per dedicarsi anima e corpo ai suoi progetti riacesi, di cui quello dell’accoglienza è il più noto ma non di certo l’unico. Penso al grande lavoro realizzato sulla raccolta differenziata, alla fattoria didattica e ai 18 asini allevati, alla passeggiata che circonda il centro storico, all’impegno antimafia mai urlato ma sempre praticato, all’acqua pubblica e gratuita, al lungomare realizzato senza cemento e solo con materiali ecologicamente sostenibili e ai progetti futuri che ha già in testa e mi ha raccontato e che sono sicuro realizzerà.

Ma nonostante abbia la consapevolezza che l’attuale visibilità mediatica gli consegna una grande opportunità per lanciare dei messaggi politici molto chiari, Domenico Lucano, iscritto al Partito di Peppino Impastato, è un politico diverso, molto diverso da tutti gli altri. Al clamore mediatico, ai riflettori delle televisioni preferisce ben altro. Per questo quando Giletti lo ha chiamato per invitarlo nella sua Arena, Mimmo gli ha risposto di NO. Oppure quando stamattina Tito Boeri, Presidente dell’Inps, lo ha invitato ad un convegno Mimmo ha risposto di NO. Perchè quello non è il suo mondo. Però quando a chiamarlo è il comboniano Alex Zanotelli, che ha trascorso una vita tra i più poveri dell’Africa, oppure Peppino Lavorato, l’ex sindaco comunista di Rosarno, oppure Chiara Sasso della Rete dei Comuni Solidali, Mimmo è sempre disponibile, pieno di sorrisi e di entusiasmo e non si nega mai.

Il Mimmo che conosco e apprezzo non è tanto quello che si lascia intervistare da Vespa quando quello che ieri sera, dopo pochi minuti, già ricordava tutti i nomi dei bambini eritrei appena arrivati a Riace da uno sbarco.

Perchè sarà anche uno dei 50 leader più importanti del mondo, ma il posto di Mimmo è sempre stato tra gli ultimi. E continuerà ad esserlo.

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