Quanto ci frega del Giudice di Pace di Gioiosa?

Ai cittadini di Gioiosa Jonica (e, in quota parte, della Valle del Torbido) frega poco o nulla dell’Ufficio del Giudice di Pace. Non frega ai commercianti, non frega alle associazioni, non frega ai partiti politici. Non frega nemmeno ad avvocati e operatori di giustizia. Tante parole anche roboanti da affiggere su bacheche fisiche e virtuali, il petulante vittimismo sulla Gioiosa che era e non è più, la vuota malinconia di “quando c’era la Pretura e l’Ufficio di Collocamento e l’Ufficio del Registro e le scuole di avviamento e bla bla bla”, il detto e il non detto di una parte (non tutta) di politica locale: tutto però si ferma qui, senza mai imboccare o procedere sulla strada dei fatti concreti.
La verità è che, in fondo, non sappiamo cosa farcene del Giudice di Pace. Soprattutto, non sappiamo dire se ha senso lottare, protestare, attivarsi a favore del mantenimento di un servizio di questo tenore.
All’inizio del 2013, il Ministero di Giustizia ha pubblicato sul suo Bollettino Ufficiale n. 4 l’elenco degli Uffici del Giudice di Pace da sopprimere: tra questi, puntualmente, anche quello di Gioiosa Jonica. Lo stesso Bollettino del Ministero indicava nella data del 29 Aprile 2013 la data ultima per i comuni e gli enti locali interessati ad inoltrare apposita domanda per il mantenimento a proprio carico degli uffici.
In quella fase, il Comune di Gioiosa Jonica era retto dal commissario prefettizio, in attesa del voto per il rinnovo del consiglio comunale del 26 Maggio 2013. L’impegno politico profuso, di conseguenza, fu assai limitato: un incontro con i consiglieri comunali e con i sindaci dei comuni della Valle del Torbido, il cui esito verbalizzato fu quello di quantificare in oltre 100 mila euro il costo annuo lordo per il mantenimento dell’Ufficio del Giudice di Pace. Non venne presa nemmeno in considerazione una petizione popolare, sottoscritta da tanti cittadini, promossa da chi scrive e da Nensi Spatari – consigliere comunale di Mammola. Ergo: la soppressione dell’Ufficio gioiosano è andata avanti, seguendo il suo percorso fisiologico fino al Decreto Ministeriale del 7 Marzo 2014 che ha definitivamente soppresso la gran parte dei Giudici di Pace locali e salvato soltanto alcuni di essi (per la nostra provincia, realtà come Caulonia, Stilo e Cinquefrondi).
Oggi, l’ennesimo “stop & go” delle politiche governative ripropone la questione e offre una nuova possibilità. Un emendamento al Decreto Legge n. 192/2014 (il cosiddetto “Decreto Milleproroghe”) sposta al 30 Luglio 2015 la data entro la quale gli enti locali (anche consorziati fra di loro) possono richiedere al Ministero il ripristino dell’Ufficio del Giudice di Pace presente sul proprio territorio, con la contemporanea manifestazione della disponibilità alla relativa copertura dei costi.
In consiglio comunale, parliamo della seduta del 27 Febbraio scorso presso il Palazzo Municipale di Gioiosa Jonica, la discussione sul tema – nata da un’apposita interpellanza del consigliere Riccardo Modafferi – è stata rapida ed interlocutoria, rinviando ad altri appuntamenti l’approfondimento della questione. La domanda appare assai semplice: è utile provare a salvare il Giudice di Pace? È opportuno investire risorse della collettività in questa direzione? Se sì, quante e come? Insomma: il gioco vale la candela?
Il Sindaco Fuda, più volte e per ultimo nella riunione di consiglio comunale sopra ricordata, ha ribadito il senso della questione, con una sintesi molto efficace: il Comune di Gioiosa Jonica può fare qualcosa sul Giudice di Pace (1) se si tagliano i costi del suo eventuale salvataggio e (2) se vi partecipano anche i comuni della Valle del Torbido. Il problema oggettivo, però, è proprio la difficoltà estrema nel far coincidere le due cose (inevitabilmente intrecciate e complementari fra di loro).

giudice di pace gioiosa interno - Copia

Se sul piano dei costi, a nostro avviso, vi sono margini di lavoro (per una serie di ragioni: l’immobile sede del Giudice di Pace è già parte del patrimonio immobiliare comunale; il Comune di Gioiosa Jonica garantisce da sempre le spese vive di gestione e di piccola manutenzione; il “custode” dell’immobile è già un dipendente comunale), non si intravedono grandi possibilità su quello della convergenza politico-amministrativa dei comuni della Valle del Torbido. Con grande schiettezza, difatti, riteniamo che i comuni – con l’eccezione, interessata ed egoistica di Gioiosa Jonica – non abbiano un vero interesse a salvare il Giudice di Pace; soprattutto, non hanno interesse a investire risorse del proprio bilancio su un Ufficio pure importante ma che in fondo non suscita più di tanto l’attenzione dei cittadini. Nel consiglio comunale del 27 Febbraio, il Sindaco Fuda ha rinviato ad un incontro futuro (data: 3 Marzo) con i sindaci dell’Unione dei Comuni eventuali percorsi e determinazioni sul Giudice di Pace: ad oggi, non ci risultano notizie degne di nota. Soprattutto, non si registra alcuna posizione significativa da parte della società civile, la stessa che contesta la spoliazione di uffici e servizi cui è stata sottoposta Gioiosa Jonica negli ultimi anni e che reclama chissà quale demiurgo politico a rilanciare la nostra cittadina.

La nostra opinione è che il Giudice di Pace sia utile, sul piano simbolico (è un presidio pubblico, di democrazia: la sua perdita definitiva sarebbe comunque un elemento di debolezza per Gioiosa Jonica e la Valle del Torbido) e su quello dei servizi garantiti (una giustizia di prossimità che disbriga tanto contenzioso civile e penale, oltre a fornire ai cittadini un ausilio amministrativo su atti notori per successioni, asservimenti di volumetrie edificabili, asseverazioni di perizie tecniche giurate, copie conformi all’originale, ecc.). Inoltre, siamo convinti che i costi da sopportare siano tutt’altro che impossibili: l’importante è che la partecipazione economica di tutti i comuni dell’Unione sia effettiva e che venga utilizzato personale amministrativo già in organico (precedentemente e adeguatamente formato). La normativa prevede che a carico degli enti locali vi siano i dipendenti di tipo amministrativo (il personale giudiziario rimane in capo al Ministero) e la fornitura di attrezzature logistiche (la sede, la cancelleria, i computer, ecc.): non ci sembra così difficile, specie con la partecipazione di tutta l’Unione dei Comuni, riuscire a garantire queste spese.
E, allora, torniamo ai rilievi iniziali: quanto ci frega davvero del Giudice di Pace? Ai comuni interessati la risposta formale ed ufficiale. Alle nostre comunità la risposta sostanziale, quella più importante.