Zefiroart chiama, Gioiosa non risponde

Zefiroart chiama, Gioiosa non risponde

Arteterapia Zefiroart è un’associazione presente sul territorio gioiosano costituitasi un anno fa, più o meno di questi tempi. A capo di essa c’è Carmela Salvatore, nata e cresciuta a Siderno, ma adottata da Gioiosa da un paio d’anni. Ho conosciuto questa associazione quasi per caso e mi sono meravigliata di come una così bella realtà fosse estranea a molti. Per cui, armata di carta e penna, decido di riversare tutta la mia curiosità su Carmela. Diplomata al Liceo artistico, laureata all’ Accademia delle Belle Arti di Reggio Calabria con 110 e lode e ora specializzanda in pittura, Carmela dà vita a questa associazione della quale è la presidente, affiancata dal compagno e da amici intimi. Carmela ha seguito un percorso al contrario: si è prima dedicata alla famiglia, al lavoro (è stata una commerciante, ma anche un’operatrice in un call-center che le toglieva dignità e vita) per poi decidere, in seguito a quello che definisce un fallimento, di riprendere gli studi iniziati da giovanissima. Nel frattempo, i colori e i pennelli non li aveva mai posati.
“Sono figlia del mio tempo, come sostiene Kandinskij. Non voglio essere un aborto della tecnologia, ma un bambino che cammina. Per questo sono una sostenitrice dell’arte figurativa”. Noto immediatamente in Carmela la voglia di raccontarsi, e inizio dal principio. Prima di tutto, dal nome che ha dato alla sua associazione. Scopro che è ispirato a Zefiro, il vento del Sud. E’ un vento caldo, con un forte riferimento mitologico. L’arte per Carmela si avvicina molto a questo concetto del soffio ed è lo stesso vento che lei vede artisticamente nella Primavera di Botticelli. Mentre Arteterapia in questo caso non sta per “cura del patologico”, ma come un prendersi cura di se stessi. Lo ricollego immediatamente al concetto di I care, incontrato su vari testi universitari, che sta a significare “Ci tengo, mi interessa”: ho a cuore me stesso. In questo senso, l’arte ci permette di disegnare con la parte destra del cervello. “La mia è molto sviluppata!”, dice Carmela. Quando qualcuno si accinge a dipingere o a disegnare, la parte sinistra del cervello va in stand-by ed entra in gioco la parte destra. “Molti non sanno di avere talento, perché non si sono mai avvicinati all’arte. Credono ingenuamente di essere rimasti al livello principiante, quello in cui si disegna l’omino con una piccola linea retta per corpo. Quello è ciò che la loro memoria ricorda. Pensano di saper fare solo questo perché oltre quell’omino non si sono mai spinti. Disegnare, in fondo, è come andare in bicicletta: si può imparare”. Ma oltre ad una veloce spiegazione sugli emisferi, mi colpisce il significato che Carmela dà all’arte: “I colori, la pittura, le matite sviluppano le potenzialità per affrontare i problemi da un altro punto di vista, un modo alternativo che combatte la fissità funzionale da cui il calabrese spesso è affetto”.

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Durante il mese di febbraio Carmela Salvatore ha lanciato un Mini-corso gratuito di disegno e pittura suddiviso in cinque lezioni che ha visto come partecipanti anche alcuni dei ragazzi immigrati ospiti della ReCoSol. Ero presente alla prima lezione e ricordo il panico sul volto di Carmela e un sorriso sul mio: notai subito i visi incuriositi dei ragazzi e ciò mi provocò un che di euforico. Le sedie non bastavano per tutti, tantomeno le matite o i pennelli. Cercai di tranquillizzarla.
Le chiedo cos’ha pensato quando si è trovata davanti quelle decine di occhi neri che la scrutavano, in attesa di capire cosa avrebbero fatto di lì a poco. “Mi sono chiesta cosa potevo dar loro. O meglio, sapevo cosa potevo e volevo dar loro, ma non sapevo come farlo. Il problema della comunicazione mi sembrava insormontabile.” “Ed invece, poi, cos’è successo?”, le chiedo, “Tutto ha iniziato a prendere una piega diversa. Innanzitutto, mi complimento con loro per l’attenzione avuta: pur non comprendendomi, mi seguivano con lo sguardo, avevano una chiara voglia di imparare. Questi ragazzi ti aprono il cuore. Mi hanno seguito con la stessa naturalezza caratteristica dei bambini: senza furbizia. La partecipazione è stata ottima e non è poco. Ho proposto a loro esercizi difficili, senza sconti, perché credevo nelle loro potenzialità. Forse qualcuno può pensare che sia pazza a parlare di spazi negativi e chiaroscuro a persone che sono poco o per niente scolarizzate. Ma l’arte ha un linguaggio universale: l’arte è per tutti”. Ricordo chiaramente che ad una lezione, Carmela propose un esercizio di pittura su un personaggio famoso in tutto il mondo: Marilyn Monroe. Ricordo anche il volto dei ragazzi immigrati: anonimo, inespressivo. Loro Marilyn Monroe non la conoscevano mica. Chiedo a Carmela come si è sentita in quel momento, non ricevendo risposta alcuna e prendendo coscienza di aver nominato un qualcosa che evidentemente questi ragazzi sentivano per la prima volta in vita loro. “Mi sono resa improvvisamente conto di non conoscere le altre civiltà. La differenza sostanziale sta però nel fatto che io avrei potuto informarmi della loro cultura, visto gli innumerevoli mezzi che una società sviluppata come la nostra mi permette di utilizzare. Loro un po’ meno”.
Ma arriva il momento di tirare le somme. Carmela Salvatore ha realizzato questa piccola iniziativa, assolutamente gratuita, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale che le ha permesso di svolgere il corso presso Palazzo Amaduri. Carmela ringrazia questa Amministrazione che definisce fertile e che le ha dato l’onore di svolgere il corso in un posto “delicato”, così come lo era la sua iniziativa. Iniziativa alla quale hanno partecipato, in grandi numeri, baby-artisti e i ragazzi della ReCoSol. E solamente quattro adulti, di cui qualcuno non gioiosano. La domanda sorge spontanea: perché? Proviamo inizialmente a giustificare la misera affluenza al corso da parte degli adulti gioiosani con quei clichè, stereotipati e cristallizzati, che non vanno mai fuori moda: l’inverno, il freddo, la crisi, le gravi problematiche che risucchiano la voglia di mettersi in gioco con un pennello in mano. No, non è questa la verità. “Ignoranza e staticità. Prova a chiedere a qualcuno perché non si rende partecipe delle varie iniziative (e ce ne sono!): 99 su 100 ti risponderanno che stanno bene così! Non c’è voglia di mettersi in discussione, ed inoltre si è soliti cadere in quel brutto giro del “Tu che fai? Ci vai? Se tu vai, io vengo pure. Sennò, lasciamo stare!”, abbandonando assolutamente l’idea di fare qualcosa per il puro piacere di farla. Non c’è istinto, non c’è passione. Non c’è movimento”. Ma Carmela ci crede fermamente, e questo l’ha spinta a voler sensibilizzare la gente alla pittura e al disegno. E si ritiene vincitrice grazie ai bambini e ai ragazzi di ReCoSol.

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Ha molti progetti per il futuro Carmela Salvatore, tra cui quello di coinvolgere coppie di mamme e figli nella realizzazione di fiabe con la tecnica degli acquarelli: dieci scene circa da montare su un dvd come un film. Inoltre, avrebbe il desiderio di formare i bambini come piccole guide turistiche. Le leggo negli occhi la passione di chi ha voglia di fare una rivoluzione, in questo caso di colori, e le chiedo, con provocazione, com’è sognare in Calabria nel 2015: “So che restare qui equivale a tagliarmi le ali. Amo profondamente questa terra e le radici che mi legano ad essa sono ormai profonde. Ho timore di partire e lasciare tutto perché non sono più una piantina, ma una quercia che non so se può attecchire da un’altra parte ormai. Mi do come scadenza la fine dei miei studi, in seguito deciderò. Nel frattempo, continuerò a stimolare questa società alla sensazione: percepire un’immagine con tutti i cinque sensi. Un quadro lo puoi odorare e gustare se c’è l’atmosfera giusta”. Mi rendo conto di quanti artisti abbia partorito la nostra Calabria: pur riconoscendola come madre, molti sono costretti ad abbandonarla. Con l’augurio che Carmela Salvatore, e chi come lei, possa avere la possibilità di continuare a dipingere la propria terra. In questa terra.