Riflessione sul caso Focà

Riflessione sul caso Focà

La notte tra sabato 4 e domenica 5 aprile, ben 209 migranti tra uomini, donne e bambini provenienti per lo più dal Sudan e dall’Eritrea, sono approdati sulla spiaggia di Caulonia.
Dopo essere stati temporaneamente condotti presso il mercato coperto di Caulonia Marina per ricevere assistenza ed essere identificati, alcuni di loro sono stati accompagnati a Monasterace e a Riace. Altri, invece, avrebbero dovuto trascorrere la notte all’interno di una scuola di Focà ma, a seguito delle proteste di alcuni cittadini del luogo, che hanno anche saldato il cancello dell’istituto scolastico al fine di impedirne l’accesso, si è optato per il trasferimento di quei migranti a Roccella.
Tanto si è scritto e detto del “caso Focà”, della decisa volontà degli abitanti di impedire che l’ospitalità si concretizzasse.
Come spesso accade in questi casi, la piazza si è divisa tra colpevolisti e innocentisti, benpensanti e maldicenti, presunti razzisti e convinti anti-razzisti.
A mio avviso, il tutto va inserito nel più ampio contesto dell’Italia caratterizzata da una crisi socio-economica senza precedenti, in cui con troppa facilità si sta diffondendo il clima di “lotta allo straniero invasore e pericoloso”, grazie anche all’ascesa di politici (o meglio politicanti) come Matteo Salvini, che fanno di queste tematiche un vero e proprio cavallo di battaglia programmatico ed elettorale.
In tempo di incertezza, è facile fare leva sulle paure della gente raccontando verità parziali o mistificate, ed è sempre conveniente creare una sorta di “nemico comune” contro il quale schierarsi. Se tale nemico viene dall’esterno ed è straniero tanto meglio, in quanto più utile per distogliere l’attenzione dai reali problemi interni.
A ciò si aggiunga che in tema di immigrazione la legislazione italiana e quella europea lasciano a desiderare, o non risultano comunque idonee a regolamentare in maniera adeguata la materia. Da questo punto di vista, è necessario fare dei passi in avanti, attraverso leggi molto più chiare e definite rispetto a quelle attuali.
L’argomento è delicato e complesso, e come tale andrebbe affrontato da una classe politica seria. Intanto però in tv ci va Salvini, con i suoi slogan tanto inopportuni quanto purtroppo tristemente efficaci.
Quanto accaduto a Focà ripropone in piccolo, per certi aspetti, questo clima di generale diffidenza, oramai piuttosto diffuso.
Nel caso in questione, tuttavia, più che di razzismo sarebbe opportuno parlare di fragilità dei cittadini, di timore che l’amministrazione e gli organi preposti potessero lasciare la situazione irrisolta per diversi giorni.
Un episodio controverso, certamente triste dal punto di vista umano, in una terra che comunque, anche grazie alle iniziative delle amministrazioni di Riace e di Caulonia degli ultimi anni, è stata un esempio positivo in materia di accoglienza.
Anche in quest’ultima occasione, sono state complessivamente numerose le persone dimostratesi collaborative e solidali, tra medici, amministratori e privati cittadini,in una situazione di emergenza difficile da gestire.
Diverse sono state le opinioni espresse, non è mancata la strumentalizzazione politica della vicenda, anche a livello nazionale.
Io invece voglio concludere rivolgendo un pensiero ai 209 migranti, 209 esseri umani, giunti dal mare sulle nostre coste viaggiando in condizioni disumane, pur di sfuggire alla povertà e alla disperazione.
Vittime del mondo arrivate nel giorno di Pasqua, quasi a volerci ricordare che il messaggio cristiano non vada ricercato nelle tavole imbandite, ma nella tenerezza di quei volti esausti e di quei corpi stremati.
A prescindere dagli individualismi, dagli slogan o dalle responsabilità, lascio a quegli uomini, a quelle donne e a quei bambini un messaggio di solidarietà e soprattutto di speranza, espresso benissimo dalle parole di Ivano Fossati:
“Mio fratello che guardi il mondo, e il mondo non somiglia a te,
Mio fratello che guardi il cielo, e il cielo non ti guarda,
Se c’è una strada sotto il mare, prima o poi ci troverà,
Se non c’è strada dentro al cuore degli altri, prima o poi si traccerà”.