Una canadese a Gioiosa: l’esploratrice Krystyna

Una canadese a Gioiosa: l’esploratrice Krystyna

Non sarà passata inosservata, in questo mese e mezzo, per le vie di Gioiosa, questa ragazza dalla pelle, i capelli e gli occhi chiari. Lei è Krystyna, 25 anni, partita da Ottawa (Canada) per conto della Carleton University. Ha camminato in lungo e in largo per Gioiosa, con il classico abbigliamento leggero di chi viene da lontano, molto lontano, e trova qui un clima caldo e accogliente. Krystyna è laureata in Scienze politiche ed è arrivata qui con l’intento di fare una ricerca sul campo. Tema: l’immigrazione. Da Ottawa ha navigato sul web e tanti sono stati gli indirizzi internet che l’hanno collegata alle zone di Riace, Caulonia e Gioiosa. Ha sentito parlare del fenomeno dell’immigrazione in questi paesi anche sulla BBC e ha ben pensato di prendere un volo e venire qui. Fa sempre strano quando l’americano viene dalle nostre parti (a meno che non legami parentali). In genere, siamo noi ad andarcene. Ma Krystyna si è ben preparata: prima di partire, ha seguito per tre mesi un corso di italiano e in effetti, lo parla benissimo. L’intervista infatti si svolge in italiano (con qualche piccola frase in inglese) e sorrido, perché spesso Krystyna dà un tono spagnolo alla sua pronuncia. Lei ama parlare in italiano e lamenta il fatto che ogniqualvolta visiti Roma, si rivolgano a lei direttamente in inglese, “Non sono pazienti, hanno fretta di parlare, nei ristoranti, nei bar”.

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Mi spiega che la maggior parte delle ricerche sull’immigrazione si sono focalizzate sugli aspetti negativi, sul trattamento che viene riservato ai richiedenti asilo nei Cara. Lei, invece, ha voluto particolarmente interessarsi su come avviene l’integrazione nelle piccole città. “In genere i piccoli paesi sono più solidali con queste persone. Le chiese, le associazioni, le persone “normali” sono più inclini ad accogliere rispetto alle grandi città. Queste ultime, rispondono quasi sempre con indifferenza. E’ per questo che sono venuta qui. Soprattutto perché penso che tutta la teoria del mondo su un argomento non supererà mai la pratica, il toccare con mano”. Ed in questo mese e mezzo, Krystyna ha intervistato non poca gente: migranti, operatori Sprar, cariche politiche, cittadini gioiosani. Si ritiene soddisfatta del materiale raccolto. “Chiedevo ad una persona di poterla intervistare e questa mi metteva subito in contatto con altre due, tre persone. E’ impressionante! Gli anziani, in piazza, che conoscevano l’argomento della mia ricerca, mettevano da parte per me gli articoli di giornale che riguardavano l’immigrazione”. “Che titolo darai alla tua tesi?”, le chiedo. “Questo ancora non ve lo posso dire!”, e scoppia in una fragorosa risata.

Qui arriva il bello dell’intervista. Da gioiosana, non vedo l’ora di chiederle come le è apparsa Gioiosa, cosa l’ha colpita particolarmente e cosa le mancherà di più.

“Gioiosa è stata davvero ospitale con me. Finalmente qui ho potuto parlare in italiano! Ho chiacchierato tantissimo. Molti mi hanno ascoltato e corretto nella pronuncia. Sicuramente non scorderò il simpatico signore di El Pepel che gentilmente mi ha aperto la chiesa dell’Addolorata, spiegandomi un po’ la storia. Purtroppo ho compreso solo il 50% delle cose che mi ha raccontato [ride] a causa del mio scarso italiano  [modesta], ma ho apprezzato la dolcezza con cui l’ha fatto”. All’angolo della villetta comunale Krystyna ha spesso comprato il formaggio nel famoso negozio “Cicciu du casu”: con il proprietario ha stretto un rapporto di amicizia. Così come, mi racconta, si è trovata bene a discorrere con Enzo Battaglia . “Ad Ottawa posso anche andare tutti i sabati nella stessa pizzeria, ma mai accadrà che il proprietario si ricorderà di me”. Ed aggiunge “Io amo pizza di Santa Caterina!”. Il fabbro, il signor Peppe Rigitano, le ha regalato un ferro di cavallo, in modo da non dimenticare Gioiosa. E credo proprio che non la dimenticherà. Inoltre, mi racconta una carineria ricevuta dal bar di Francesco Gatto. Spesso Krystyna ha fatto colazione lì. Prendeva un cappuccino e un cornetto con crema di limone. Nel tempo si è svegliata sempre più tardi per cui, quando andava al bar, il suo cornetto preferito era ormai finito. Ma da un certo punto in poi, il bar metteva da parte un cornetto per lei.

“La natura di Gioiosa è bellissima. Ci sono tanti alberi e molto verde. La gente è paziente, curiosa, soprattutto gli anziani. Con loro ho chiacchierato molto. Qui tutti si conoscono, si salutano per strada. E’ meraviglioso. In una grande città questo non può succedere. Anche io stessa mi sono ritrovata a salutare tutti per strada: le persone che incontravo ogni giorno, quelle che erano diventate ormai parte della mia quotidianità. Quando le prime volte qualcuno gridava il mio nome per strada, non potevo crederci. Il passaggio da “straniera” a “Krystyna” è stato brevissimo. Però una cosa negativa da dire ce l’ho: sono ingrassata!”

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Mi confida che l’aver registrato le interviste di tanti e il poter riascoltare un giorno queste voci gioiosane, le procura allo stesso tempo tenerezza e malinconia. “E’ importante viaggiare, ma non come un turista. Se io vado in un resort in Messico o in Florida cosa mi resta? Posso restare abbagliata da questo disneyworld, ma non capirò nulla di quella cultura. Io ho bisogno di conoscere, di praticare, di mangiare e vivere come la gente del posto. In Canada è facile la vita per me: conosco i posti, conosco la lingua. Io voglio esplorare”. E lo è davvero un’esploratrice Krystyna, che ha girato un po’ tutto il mondo. Oltre ai viaggi in Europa con gli amici e all’amore per Siena, Krystyna ha insegnato inglese per un anno in Thailandia, venendo a contatto, oltre che con simpatici elefanti, con una cultura molto differente dalla sua. Ha trascorso tre mesi in Guatemala dove ha potuto conoscere e vivere la storia delle donne maya e per due mesi ha svolto un tirocinio per conto della sua università a Bruxelles. “Per crescere devi viaggiare”.

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“Mi mancherà molto la comunità gioiosana. Qui ho assaggiato le arance più buone della mia vita! Ho mangiato la carbonara con la pasta con un buco che mi è piaciuta tanto! In Canada la carbonara la facciamo con la panna: qui ho scoperto un nuovo mondo anche su questo! Come ho scoperto che qui è usanza salutarsi con due baci, che gesticolate tantissimo. Quando dite Ci vediamo dopo fate un simpatico gesto con le dita!”.

“Per concludere: qual è la tua parola preferita Krystyna?”, “MAMMA MIA!”. L’intervista finisce con una grassa risata.

Lieti di averla avuta tra di noi, auguriamo a questa giovane donna di continuare il suo viaggio per il mondo, con la speranza che possa qui ritornare, un giorno, e raccontarci tante altre avventure.