Un viaggio nel passato di contrada Sorgente

Un viaggio nel passato di contrada Sorgente

Riceviamo da Cecilia Piscioneri e pubblichiamo:

Il comune di Caulonia domina su tante frazioni e contrade; una di queste e’ Sorgente, una piccola contrada con due case una dirimpetto all’altra. Le due case, un tempo, poggiavano sul limitare della strada mulattiera. La casa alta era l’abitazione permanente di una famiglia, la facciata era recintata da una grande terrazza, balaustrata da colonnine bombate.

casa sorgente

La casa bassa, era la residenza estiva di alcuni signori di Caulonia, al cui fianco, un tempo, sorgeva un maestoso albero, con una corona di rami frondosi.

casa 2 sorgente

Ognuna delle due case era attorniata da estese tenute terriere ricche di vigneti, alberi da frutta, corbezzoli, sorbe e gigantesche querce. Del paradiso terrestre di un tempo non esiste niente, l’unica amica “l’incuria del tempo”. La natura, in barba all’abbandono dell’uomo, si riproduce, procrea e partorisce la sua verdeggiante e lussureggiante bellezza. La strada non e’ piu’ quella di un tempo, ma e’ stata costruita sulla mulattiera e dal peso catramato potrebbe raccontare il tempo passato, ma le strade non parlano, sono gli occhi di una bambina oggi adulta, che ha fissato e registrato nella bobina della sua mente le immagini in bianco e nero del passato.

sorgente strada

La bambina dall’immensa terrazza osservava l’operare delle donne e degli uomini, la mattina di domenica c’ era un via vai ininterrotto, che calpestava la polvere della stretta strada. Scendevano da Ragona’ e da Fabrizia donne con sulla testa “cofane” contenenti fagioli, patate, uova e altre derrate, fascine di legna. I prodotti erano venduti a Caulonia. Le donne, che scendevano dalle zone semi montane, appartenenti ad altri comuni, erano alte, longilinee, con i lineamenti delicati ma alterati dalla estenuante fatica campestre e casalinga. Erano fiere, dignitose con sguardi profondi velati di malinconia. L’inverno vestivano con lunghe gonne plissettate che ondeggiavano al passo veloce e sincronizzato, sopra le gonne una blusa pesante e davanti “u fandali” lungo quanto le gonne per le maritate a meta’ per le “schiette”. La testa la avvolgevano con grandi foulard, incrociati sotto il collo e legati dietro orlati da lunghe frange sparse davanti e sulle spalle, i colori erano il blu, il marrone e il nero per il lutto. La metamorfosi avveniva in primavera e in estate le gonne sempre scure ma le bluse e i foulard si trasformavano in colori gialli , verdi, rosa, celeste, azzurri, una tavolozza varia, rameggiati tinta su tinta sembravano damascati. Con l’esplosione dei colori sembrava partecipassero al risveglio di madre natura, si sincronizzavano con lei. Gli uomini vestivano con pantaloni di fustagno spaccati ai lati da cui s’intravedevano calzettoni di lana dozzinale, portavano scarpe pesanti, sopra maglioni e larghe giacche , sulla testa calcavano cappelli con le tese flosce. Tiravano gli asini carichi di fascine di legna, legate ai fianchi o con le “cofine” con derrate alimentari. La gente delle frazioni e delle contrade di Caulonia era piu’ lenta nel camminare, sulla testa le donne portavano la ” truscia” con i prodotti da vendere. Ragonesi e fabrizioti, spesso barattavano fagioli e patate con l’olio poiche’ gli ulivi nei loro paesi semi montani non attecchivano. Il ritorno da Caulonia era caratterizzato dalla sosta dei viaggiatori ambulanti a Sorgente. Si fermavano all’ombra della grande terrazza coadiuvata dai frondosi rami dell’ albero dei vicini, ambedue sacrificati per la costruzione della strada, mangiucchiavano, bevevano quartini di vino, venduto dai signori della casa grande. Rilassati nel corpo riprendevano il cammino verso le loro dimore.

La bambina con le immagini del tempo, da adulta ha impresso tutto sulla carta, affinche’ la memoria dell’altra Calabria non vada perduta. La memoria della vita semplice della “grande bellezza” esiste ancora sotto forma diversa, il riflesso di un tempo esiste; esiste e si rispecchia nella onesta’ e nella correttezza, si rispecchia nella gente che non fa rumore. La calabria e’ altro e non va infangata per un manipolo di politicanti camuffati e solo avidi di “avidità pecunaria”.