LA “GIOVANI IN VITA” NON SI ARRENDE

LA “GIOVANI IN VITA” NON SI ARRENDE

Riceviamo dalla Cooperativa “Giovani in Vita” e pubblichiamo:

LA GIOVANI IN VITA NON SI ARRENDE

Ieri sera è stato commesso un grave atto intimidatorio nei confronti della Cooperativa Sociale Giovani in Vita.

La cooperativa che da anni si occupa della coltivazione di terreni confiscati/sequestrati alla ‘ndrangheta, nonché di servizi offerti ad altri imprenditori agricoli vittime della mafia che hanno difficoltà a reperire le maestranze disposte a lavorare sui loro terreni.

La cooperativa in questo momento stava effettuando i lavori preparatori per affrontare la stagione olearia, in fondi agricoli confiscati/sequestrati alla ndrangheta in vari comuni, tra cui Sinopoli, Anoia, Gioia Tauro, Melicuccà, San Procopio tutti in provincia di Reggio Calabria e Borgia in provincia di Catanzaro.

Nel fondo agricolo sito ad Anoia ieri sera la triste sorpresa.

Gli operai dipendenti la cooperativa in queste settimane si stavano occupando dei lavori di pulizia del fondo agricolo, i mezzi utilizzati, a fine giornata, venivano tenuti in deposito presso un capannone sito all’interno del fondo agricolo stesso.

Ieri sera, quindi, l’amara sorpresa sotto forma di una telefonata “hanno rubato il trattore …”.

Trattore coop

Ignoti sono penetrati nel capannone dove erano depositati i nostri mezzi ed attrezzi unitamente a quelli dell’azienda sequestrata ed hanno rubato un trattore fornito di trincia, un decespugliatore a mano ed altre attrezzature, neanche a dirlo i mezzi ed attrezzi rubati sono quelli in uso alla cooperativa.

È opportuno qui ricordare che il fondo di cui trattasi è parte di un’azienda agricola al momento sequestrata alla famiglia Oliveri. Tale fondo unitamente ad altri è gestito da Amministratori Giudiziari i quali hanno affidato a titolo oneroso alla Cooperativa Giovani in Vita, la conduzione dei fondi agricoli. Durante il periodo di gestione di questi terreni c’è stato uno stillicidio di azioni ed atteggiamenti, tendenti a fare terra bruciata intorno alla cooperativa, tanto creare serie difficoltà nello svolgimento del lavoro. Oggi queste difficoltà sono aumentate di molto poiché oltre al grave danno economico dovuto al furto del mezzo agricolo, c’è il gravissimo danno organizzativo dato dalla mancanza di mezzi che di fatto ci impediscono la lavorazione dei terreni e che porterà un una grande difficoltà nella prossima raccolta del frutto.

La frustrazione data dall’impossibilità di lavorare i terreni causa mancanza di mezzi ed attrezzi aumenta pensando ai trattori completamente attrezzati, anch’essi sequestrati, acquistati con fondi europei che rimangono fermi nei capannoni in attesa di invecchiare senza essere utilizzati, con il danno dato dallo spreco delle risorse pubbliche utilizzate per il loro acquisto e, soprattutto, è frustante vedere terreni abbandonati e non lavorati in attesa che questi mezzi escano dai loro depositi per essere adoperati nelle campagne. Il rischio è che questi mezzi nuovi e mai utilizzati perdano la loro funzionalità proprio a causa del mancato impiego.

La Cooperativa Giovani in Vita è nata con lo scopo di coltivare e produrre nei terreni confiscati/sequestrati alla ‘ndrangheta, ritenendo che sia importante che la società civile si riappropri dibeni sottratti alla collettività da soggetti che operano con metodi mafiosi. Questo principio ci ha spinto a nascere ci ha guidato fino ad ora e continuerà a guidarci in futuro.

La ‘ndrangheta ha necessità di affermare il proprio potere sul territorio, potere che si esplica attraverso la detenzione della roba, roba che non può essere lavorata da altri. Da qui le sopraffazioni a soggetti che come noi lavorano terreni confiscati/sequestrati.

La Cooperativa Sociale Giovani non arretra davanti alle intimidazioni e continuerà a lavorare perseguendo i sui scopi, anche ora che le difficoltà tecniche ed economiche sono aumentate esponenzialmente grazie a questo furto.

Quello che chiede la cooperativa e che la società civile, soggetti economici, enti ed istituzioni ci siano a fianco in questo momento di grave difficoltà in modo che non si verifichi quell’isolamento, da molti denunciato, che è la vera vittoria della malavita organizzata.