Caulonia: “Cursus” oltre l’accoglienza

Caulonia: “Cursus” oltre l’accoglienza

di Sandra D’Aquino

Mentre l’Europa, tra controversie e diatribe, accordi e disaccordi, discute di numeri e gestione dei migranti, le buone prassi dell’accoglienza calabrese fanno emergere qualche esempio da elogiare e imitare.

I ragazzi beneficiari del progetto di accoglienza SPRAR di Caulonia, insieme con i ragazzi della Cooperativa Pathos, hanno trascorso la stagione estiva in tour, in vari comuni del territorio reggino, protagonisti di uno spettacolo teatrale, “Cursus”, scritto e diretto dal regista Enzo de Liguoro.

Questa straordinaria avventura, frutto di un laboratorio teatrale costante e impegnativo avviato ad aprile nell’ambito delle attività ricreative e formative, previste dai progetti di accoglienza, è una delle tante dimostrazione di accoglienza integrata, tipica dello SPRAR, che mette al centro il beneficiario portandolo per mano attraverso il percorso che va dalla richiesta di asilo all’esito della stessa. Durante tale percorso vengono esplicati vari servizi, dall’alfabetizzazione a percorsi formativi, che mirano a far emergere le competenze e peculiarità dei beneficiari in modo da avvantaggiarne l’inserimento sociale.

Nei progetti di accoglienza di Caulonia si è puntato molto sulla formula dei laboratori, strumenti semplici da organizzare, flessibili, incentrati sulla pratica, che rivestono una fondamentale funzione di socializzazione, oltre che formativa per i beneficiari.

Quest’anno, nello Sprar di Caulonia si è voluto introdurre anche il laboratorio teatrale, di carattere ludico e creativo incentrato su un intenso lavoro di gruppo interculturale.

Un attività di valenza soprattutto introspettiva che, attraverso la scelta di più di linguaggi, da quello verbale a quello motorio, ha permesso che i ragazzi dessero sfogo alla loro espressività spogliandosi da ogni maschera e mettendo a nudo tutte le ansie, le paure e le fragilità che caratterizzano il dramma di un profugo.

E proprio il dramma di chi arriva in un altro paese, spinto dalla necessità di chiedere protezione perché nel proprio paese di origine non si sentiva più sicuro, viene raccontato in “Cursus” secondo una particolare rivisitazione, ad opera di De Liguoro, di “La gabbianella e il gatto” di Luis Sepulvèda. “Cursus” è, dunque, il racconto di uomini, donne, bambini che, a causa di persecuzioni, guerre, violenze e violazioni di diritti umani, abbandonano per sempre la loro casa, il loro lavoro, la loro famiglia, i loro amici, i loro affetti e prendono il volo, metafora di viaggi lunghissimi e pericolosi attraverso interi continenti, stati e deserti, per cercare rifugio in terre sicure.

Ma dove approdano, solo la terra spesso trovano di sicuro, mentre le lunghe attese per i documenti che possono ridar loro l’identità, le difficoltà a trovare il lavoro per riconquistare la dignità, le discriminazioni verso il diverso ancora praticate dalla società deludono le speranze di chi cercava un vita migliore.