REFERENDUM, PERCHE’ VOTARE SI PER DIRE NO ALLE TRIVELLE

REFERENDUM, PERCHE’ VOTARE SI PER DIRE NO ALLE TRIVELLE

Il prossimo 17 aprile, gli italiani saranno chiamati a pronunciarsi su una questione cruciale per lo sviluppo energetico e la protezione ambientale del Paese. Sarà un importantissimo esercizio di democrazia. Forse uno dei più importanti. Il referendum infatti è l’unico strumento diretto in uso alla volontà popolare. L’unico. Tutte le altre consultazioni portano solo alla scelta di un “delegato” che prenderà, per nome e per conto nostro, le decisioni più importanti. Per questo è fondamentale recarsi alle urne. Per tenersi in esercizio, per praticare democrazia. E soprattutto, speriamo noi, per votare Si e dire No alle perforazioni per la prospezione, la ricerca e la coltivazione di idrocarburi. Per dire No alle trivellazioni insomma.  

Un Si per dire No, al fine di poter esporre la propria idea in merito alla Strategia Energetica Nazionale, che dovrà necessariamente puntare sulle energie pulite e rinnovabili. E non più su arcaici sistemi di alimentazione nocivi, limitati e pericolosissimi per ambiente, territorio e persone.

Un Si per dire No, perché quando si parla di trivelle offshore, nessuno può escludere un incidente. Ed un incidente, ha potenzialità devastanti incalcolabili.

Un Si per dire No, perché in un mare chiuso come il Mediterraneo, un disastro petrolifero causerebbe danni gravissimi e irreversibili.

Un Si per dire No perché per estrarre petrolio le compagnie devono versare dei “diritti”. Le cosiddette royalties. Ma per trivellare i mari italiani si pagano le royalties più basse al mondo: il 7% del valore di quanto si estrae. E i petrolieri ringraziano.

Un Si per dire No perché per estrarre poche gocce di petrolio di scarsa qualità, si mettono in pericolo le nostre coste, la fauna, il turismo e la pesca sostenibile. Le prime vittime innocenti potrebbero essere i delfini, i capodogli, le tartarughe, i gabbiani e i pesci che popolano i nostri mari.

Un Si per dire No, per evitare che le acque marine diventino un far west di petrolieri, mettendo a rischio il Mediterraneo.

Un Si per dire No, per far capire al governo che il nostro vero petrolio è la bellezza delle nostre coste, culla della nostra storia e della nostra cultura.

Un Si per dire No perché bucare i fondali non risolverà la nostra dipendenza energetica dall’estero. Le riserve certe di petrolio nei mari italiani equivalgono a 7-8 settimane di consumi nazionali e si potrebbe estrarre gas per soddisfare i consumi di soli 6 mesi. Ne vale la pena?