Le telecamere de “Le Iene” ieri a Prisdarello

Le telecamere de “Le Iene” ieri a Prisdarello

SOTTO L’OBIETTIVO DELLE IENE

INCHIESTA DI ALCUNI OPERATORI SULLA CHIESA DI PRISDARELLO

Basta una iena e il servizio è fatto. E ad esserne protagonista è stata la chiesa di Prisdarello che da giorni, ormai, è passata sotto l’occhio dei riflettori per l’inchiesta giudiziaria che la ritiene costruita con i soldi della ‘ndrangheta.

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Ebbene, ieri pomeriggio le funzioni liturgiche sono state interrotte dall’irruenza di alcuni operatori de Le Iene che, come da loro stile, hanno cercato di capire cosa si cela dietro la costruzione della chiesa. Uno stile grottesco, direi, quasi rocambolesco di condurre un’inchiesta giornalistica, con le parvenze di un’ostentazione di verità del tutto imprecise e ancora da verificare.

L’intervista mirava ad un riscontro con il parroco che si è rifiutato di esprimere le proprie considerazioni in un clima del tutto pregiudiziale, tra lo sbigottimento dei fedeli e l’impeto di quanti hanno ascoltato le continue allusioni delle iene reporter. Alla fine, dopo aver ristabilito l’ordine e la collaborazione reciproca, sono stati ascoltati i pareri dei fedeli, giunti come ogni domenica a partecipare alle funzioni religiose.

Ma quali sono state le domande dei reporter? E quali le loro finalità? Il sospetto è che ogni domanda avesse come finalità quella di etichettare cittadini onesti come omertosi e collusi, di trasformare la semplicità di una chiesetta di campagna nel centro di interessi illeciti. Eppure, sappiamo che la ‘ndrangheta agisce laddove ci sono grandi coinvolgimenti economici. Qualcosa è cambiato, quindi? O è cambiato il modo di fare giornalismo? La risultante è che le care iene, suscitando comportamenti di una Calabria fin troppo stereotipata e soddisfatte della loro prestazione, si sono ritirate.

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Servizio terminato e scopo raggiunto, concluderei. Si, perché basta un servizio per capire che il confine tra deontologia e consequenzialismo è davvero molto labile in un territorio in cui -ahinoi- dichiarazioni controvertibili pesano più delle verità, in cui il forse, probabilmente e il se sono diventati linguaggio comune alla mercé di tutti.

Da una iena a una ciavula, dunque, con la convinzione che non sempre il fine giustifica i mezzi e che la verità ha sempre una sua dimensione che, certamente, prescinde dalle mere opinioni e dal bisogno di intrattenimento.

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