Record di iscrizioni alla Seles a Gioiosa Ionica

Record di iscrizioni alla Seles a Gioiosa Ionica

Fonte: incodaalgruppo.gazzetta.it
A cura di Gianluca Pasini

Foto "in coda al gruppo - Gazzetta"

Foto “in coda al gruppo – Gazzetta”

Quanti sono i bambini fra i 7000 abitanti di Gioiosa Ionica? 170 nati dopo il 2002 si sono iscritti alla Seles, la scuola calcio dell’Associazione don Milani che gestisce proprietà sequestrate alla ‘ndrangheta. Seles è l’acronimo di Scuola Etica e Libera di Educazione allo Sport. “Lo scorso anno erano 150 – dice soddisfatto Francesco Rigitano, anima della Seles e della don Milani -. Quest’anno, dopo appena un mese dall’apertura delle iscrizioni e a due mesi dalla chiusura, abbiamo battuto il record e siamo a 170. Parliamo della categoria giovanissimi come età massima perché, se valutiamo tutti i giocatori, allora ovviamente il numero sale”.
Per un bambino andare a giocare alla Seles significa entrare in un progetto particolare. A ogni seduta di allenamento segue un incontro, di pari durata, nella vicina aula ricavata nel vecchio mattatoio. Qui le educatrici insegnano valori molto semplici. In base all’età dei piccoli giocatori si va dal rispetto e dall’importanza del vivere insieme aiutandosi ai diritti e doveri dei bambini anche fuori dal campo; dall’amicizia, dalla solidarietà all’umiltà e l’accettazione della sconfitta vissuta come occasione per ripartire migliorandosi; dal bullismo alla violenza. Sono coinvolte anche le famiglie. Potrebbe essere sufficiente ma non è così, perché i ragazzi della Seles vanno in campo con un nome, abbinato al numero, di un morto della Locride ammazzato dalla ’ndrangheta. Francesco Fortugno è l’11, Lea Garofalo il 9, Gianluca Congiusta il 6, Vincenzo Grasso il 10, Massimiliano Carbon è l’1, Frotunato Correale il 14, Lollò Cartisano il 3 tanto per fare alcuni esempi. Nomi spesso dimenticati.
Non dimentichiamo le parole che don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, pronunciò nel dicembre scorso, inaugurando il campo della Seles, costruito anche con il supporto della Fondazione Candido Cannavò per lo Sport: “Quelle magliette – disse rivolto ai bambini – ricordano i nomi di persone meravigliose che gente cattiva ha barbaramente ucciso, le tiene vive, le fa continuare a giocare al nostro fianco”. E poi, rivolgendosi ai grandi: “Lo sport deve essere una palestra educativa, non un mondo a parte. Lo sport, con la famiglia, la scuola e le associazioni, deve contribuire a costruire le basi etiche e culturali della società. Lo sport combatte le disuguaglianze, l’illegalità, riduce le distanze e offre a tutti le stesse opportunità”. A Gioiosa lo sanno.

Daniele Redaelli