Fra Locri e Gioiosa: l’amore per il calcio di Mimmo Quattrone

Fra Locri e Gioiosa: l’amore per il calcio di Mimmo Quattrone

Locrese di nascita e di formazione, gioiosano per amore e per prospettiva, Mimmo Quattrone è persona amabile, uomo di grandi contenuti. Lo è ancor di più quando parla di calcio, la passione fondamentale che ne ha caratterizzato tutta la vita: tifoso, giocatore, preparatore atletico, allenatore. Ci siamo fatti una chiacchierata, ne è uscita una riflessione ad ampio respiro sul calcio dilettantistico, con un Quattrone quantomai schietto su alcuni frangenti poco piacevoli della sua comunque giovane carriera di tecnico.

DOMANDA – Mimmo, intanto complimenti per la stagione positiva appena vissuta in una piazza calcistica così calda e così prestigiosa come quella di Locri: con la salvezza nel torneo di Eccellenza, avete raggiunto gli obiettivi che vi eravate prefissati, no?

RISPOSTA – Grazie a te Antonio per il tempo che mi stai dedicando. Sì, l’obiettivo di inizio stagione non poteva che essere la salvezza visto che, anche se Locri è una piazza molto esigente, con un grande blasone e ci sono tante aspettative, non bisogna dimenticare che eravamo una neo promossa. E soprattutto, cosa che spesso viene dimenticata, a Locri soltanto 3 anni fa non c’era una squadra ed il calcio era finito. 

D – Rimanendo sempre all’ultima stagione che ti ha visto svolgere il ruolo di vice-allenatore del Locri, dimmi la cosa che più ti ha gratificato e la criticità che più ritieni di dover superare a partire già dall’anno prossimo.

R – Sicuramente la migliore gratificazione è stato l’avere avuto la stima ed  il riconoscimento del lavoro da me svolto, sia dalla Società ma soprattutto dal Mister Ferraro e dai calciatori che hanno sempre dimostrato di avere grande fiducia in quello che veniva da me proposto.

Domenico Quattrone

D – Una curiosità anche personale: quanto è difficile “adattarsi” al ruolo di allenatore in seconda, soprattutto per chi è stato primo responsabile tecnico di altre squadre? Ed è ruolo, quello di vice, che senti propriamente tuo?

R – Intanto, consentimi di precisare che io sono un allenatore e come tale il mio obiettivo è di tornare ad essere primo responsabile tecnico. Detto questo, fare il “secondo” di allenatori come Ferraro e Carella non lo ritengo un declassamento, è piuttosto un’opportunità che ho cercato di sfruttare per ampliare il mio bagaglio di conoscenze, lavorando al fianco di allenatori di provata esperienza e capacità. Mi è stata data la possibilità di lavorare  con grande autonomia, nel contesto di un’impostazione del lavoro settimanale sul campo che prevedeva una suddivisione dei compiti in sinergia con tutte le figure che componevano lo staff tecnico. Pertanto, per me non è stato difficile adattarmi a questo ruolo.

D – Hai un’esperienza ormai decennale, prima come calciatore – quanti ricordi personali, quasi d’infanzia, del Quattrone difensore di un grande Gioiosa – adesso come allenatore: quale ritieni sia lo stato attuale del calcio dilettantistico nella Locride? E dove pensi che occorra migliorare prima di ogni altra cosa?

R – Ogni tanto anch’io ripenso con un pò di nostalgia ai tempi in cui ero un giocatore, ed il fatto che ancora tante persone conservino un buon ricordo dei miei trascorsi da calciatore mi rende orgoglioso e mi gratifica di tutti i sacrifici fatti. Oggi, che sono un allenatore e vedo il calcio sotto un’ottica diversa, noto certamente che il calcio dilettantistico è molto cambiato soprattutto nei valori, ormai sempre più orientati al raggiungimento di un riconoscimento economico invece che al piacere di giocare e divertirsi. Per questo motivo, vista anche la grave crisi economica che ormai da tempo attanaglia il nostro paese ed in modo particolare la Locride, penso che l’unico spiraglio di sopravvivenza per il calcio dilettantistico, soprattutto nella nostra zona, sia legato esclusivamente alla cura dei settori giovanili per risvegliare il senso di appartenenza e l’orgoglio che ogni ragazzo dovrebbe avere. Nella speranza di poter un giorno vestire la maglia della squadra del proprio paese: forse, è utopia, ma io ci credo ancora.   

D – Sei nato e cresciuto a Locri, quindi immagino che impegnarti in prima persona nel calcio locrese sia per te fattore di grande entusiasmo e di grande prospettiva. Eppure, mi piacerebbe rivederti coinvolto anche a Gioiosa (l’altra metà del tuo cuore calcistico), nuovamente protagonista di una storia sportiva che sicuramente ti appartiene a pieno titolo

R – Certamente lavorare nel Locri per chi come me è nato e cresciuto con i colori amaranto nel cuore, è sicuramente un grande privilegio. Soprattutto perché se una Società così blasonata e così ambiziosa ha pensato anche a me per ripartire e contribuire a realizzare i propri progetti, questo rappresenta per me un’autentica gratificazione. Gioiosa per me ha rappresentato molto, io della Gioiosa calcistica credo di avere vissuto forse i momenti migliori ma purtroppo anche i peggiori. Il Gioiosa Calcio per me è stato un grande amore a cui ho dedicato tutto me stesso, sacrificando anche la mia famiglia e animato soltanto dalla voglia di portare il più in alto possibile quello che considero il mio paese di adozione. Ed è proprio per l’amore che nutro per questo paese che, svestiti i panni di calciatore, ho subito accettato di iniziare il mio percorso di allenatore come responsabile della prima squadra; poi, negli anni successivi ho ricoperto anche il ruolo di Preparatore Atletico, date le mie competenze specifiche (diploma di laurea ISEF). E le soddisfazioni professionali non sono affatto mancate: penso alla vittoria del campionato di Prima Categoria lavorando al fianco di Mister Rocco Logozzo e anche al raggiungimento di una semifinale play off per l’accesso al campionato di Eccellenza (persa soltanto ai supplementari) lavorando al fianco Mister Cosimo Silvano. Ma purtroppo, come spesso capita nella vita, i grandi amori ti riservano anche grandi delusioni ed è purtroppo quello che è capitato a me.

D – Avverto in te uno stato d’animo di grande delusione, qualcosa che ti ha ferito profondamente come protagonista del calcio gioiosano. O sbaglio?

R – No, non sbagli. Venivamo da un’annata disastrosa culminata con una retrocessione al termine dei play-out e all’abbandono di gran parte dei dirigenti. Il rischio concreto era di fare scomparire il calcio a Gioiosa:  per evitare che ciò accadesse, ho cercato di fare tutto il possibile, andando anche molto oltre quelle che erano le mie competenze. Così, insieme a poche altre persone e tra mille difficoltà, abbiamo iniziato a lavorare fino ad arrivare anche ad ottenere il ripescaggio della squadra in Promozione. Quando meno te lo aspetti, però, arrivano le più grandi delusioni: ingenuamente, pensavo che tutti fossero animati dal mio stesso sentimento, ma purtroppo mi sbagliavo. Soprattutto perché io, contrariamente ad altri, ho dato tutto me stesso calpestando ancora una volta la mia professionalità, accettando anche proposte “indecenti” pur di cercare di contribuire a mantenere qualcosa in cui ho sempre creduto, imbarcandomi in una avventura chiaramente persa in partenza e che nessun professionista avrebbe mai accettato. Accettai, così come avevo sempre fatto, anche in passato ogni qualvolta mi era stato chiesto di “metterci la faccia”, sempre in situazioni estremamente critiche e sportivamente drammatiche per amore di Gioiosa e del Gioiosa, perché credevo nel mio lavoro e soprattutto credevo di avere al mio fianco persone altrettanto limpide e animate dalla mia stessa voglia, ed invece, le stesse persone a cui avevo dato tutto me stesso e per le quali in passato ho accettato tante umiliazioni professionali non solo mi hanno abbandonato ma addirittura hanno tramato alle mie spalle! Una delusione immensa, di quelle che portano anche a dubitare del tuo valore personale.

D – Valore che invece non è in alcun modo in discussione, visto l’apprezzamento che hai continuato a ricevere da parte di dirigenti e società…

R – Sì, è vero. Le vicende gioiosane – quelle brutte di cui ho appena detto –  mi hanno fatto anche aprire gli occhi e così, chiusa una porta, si è aperto un portone. Ho scoperto che in tanti nutrivano stima nei miei confronti e che il lavoro svolto in tutti quegli anni era stato apprezzato.  Subito sono arrivate le proposte, tra le quali quella insistente del Locri, che come dicevamo prima, è il paese dove sono nato e cresciuto prima che l’amore per la mia Katia mi portasse a Gioiosa. Il Locri però mi offriva il ruolo di vice di Carella, ma in quel momento io volevo di più: dopo tanti anni vissuti a lavorare nell’ombra contribuendo in modo concreto al raggiungimento di importanti traguardi sportivi e lasciando che altri si prendessero giustamente i meriti, ho accettato la proposta del Marina di Gioiosa in Promozione come responsabile della prima squadra, vivendo quattro splendidi mesi ricchi di grande significato sia sotto il profilo professionale che dei rapporti umani, lavorando con un gruppo di ragazzi splendido e coadiuvato da uno staff altrettanto splendido. Permettimi di menzionare: Massimo Sculli, Andrea Logozzo ed Andrea Romeo,  che hanno condiviso con me quell’avventura. Purtroppo, quella stagione iniziata sotto i migliori auspici e che certamente ci avrebbe consentito di realizzare qualcosa di importante,  ahimè,  si è conclusa largamente in anticipo per degli eventi extracalcistici che tutti conoscono. Ed il resto è storia recente. In ogni caso, il Gioiosa calcio è e resterà sempre nel mio cuore, se un giorno dovessero pensare a me prospettandomi un progetto interessante sicuramente lo prenderei in considerazione.

D – Cosa ti senti di dire – non parlo propriamente di consigli, che spesso valgono poco vista la differenza di contesti temporali e geografici – ad un giovane allenatore della nostra zona che vuole provare a inserirsi nel calcio dilettantistico della Locride? Meglio seguire la tradizione (tattica, psicologica, gestionale) o tentare la strada dell’innovazione spinta?

R – Io credo che ogni giovane allenatore che voglia intraprendere questo percorso nella Locride (così come in qualsiasi altro posto), debba innanzitutto avere grande entusiasmo. Il calcio è in continua evoluzione quello che hai fatto oggi, domani è già storia per cui il mio consiglio è….siate voi stessi, è questa la vera innovazione, perché soltanto così potrete sentirvi realizzati; non abbiate paura di sperimentare, così come ritengo fondamentale guardarsi indietro, ogni esperienza può aiutarvi a migliorare nel vostro percorso di crescita professionale, al di là di tattiche o capacità gestionali che sono componenti essenziali del calcio moderno. Io continuo a credere che nel calcio, come nella vita, ognuno debba mantenere la propria identità.  

D – Fra i tuoi numerosi impegni, vi è anche una collaborazione con la Sensation Gioiosa – formazione di calcio a 5 che tante soddisfazioni sta offrendo agli sportivi gioiosani. Pensi che il futsal possa avere un futuro importante nel nostro territorio?

R – Il futsal credo che nel nostro territorio sia un movimento in costante crescita ed in particolare a Gioiosa, spinto dai lusinghieri traguardi sportivi raggiunti dalla Sensation con la quale quest’anno ho collaborato come preparatore atletic. E’ stata per me una splendida esperienza, in uno sport che sebbene sembri essere la copia in piccolo del calcio, in realtà è molto diverso sotto tutti i punti di vista.  Ho avuto una grande soddisfazione nel vivere questa esperienza nuova, era la prima volta che lavoravo nel calcio a cinque; la cosa mi ha consentito di ampliare le mie conoscenze, sperimentando anche nuove metodologie di lavoro. Spero vivamente che il mio lavoro sia stato apprezzato: vorrei ringraziare pubblicamente la Società ed il Mister Francesco Ierinò che quest’anno mi hanno dato la possibilità di poter lavorare con un gruppo di ragazzi splendido, un gruppo che –  seppure con qualche “mugugno” –  si è sempre allenato con grande partecipazione ed impegno:  a tutti va il mio ringraziamento per avermi accolto come meglio non avrei potuto chiedere nella grande famiglia della Sensation calcio a cinque.         

D – Mimmo, un’ultima proverbiale domanda: quali progetti hai per il futuro? Sia per quello immediato sia per quello più lontano?

R – La stagione che si è appena conclusa è stata molto impegnativa, ora mi godo un pò di riposo dedicando più tempo ai miei affetti più cari: mia moglie Katia ed i miei figli Manuel e Dennys. Più avanti, ci sarà tempo per valutare i progetti per il futuro; in questo momento, penso che il mio percorso lavorativo sia arrivato ad un bivio, da una parte c’è la prospettiva di proseguire in un percorso come “componente di uno staff tecnico” mirando ad ambiziose prospettive professionali e poi dall’altra c’è invece il desiderio di riprendere il cammino da “primo responsabile tecnico”. In ogni caso, con vera apertura, non mi voglio precludere alcuna esperienza lavorativa: purché rispetti i principi – per me fondamentali – di professionalità, correttezza e trasparenza.