Da Gioiosa e Rosarno in Liguria: la buona accoglienza e la sfida contro il caporalato

Da Gioiosa e Rosarno in Liguria: la buona accoglienza e la sfida contro il caporalato

E’ stato un proficuo weekend quello del 19 e 20 maggio per due città liguri, in provincia di Savona: Albissola, che ha organizzato la manifestazione “Tutti su per terra – Festa del commercio Equosolidale ed Albenga, che ha promosso l’iniziativa organizzata da I.SO.LA (Iniziativa Solidale Laica) e dalla Casa dei Circoli Culture e Popoli di Ceriale, dedicando un  tavolo sul tema dell’accoglienza. Le due città savonesi hanno ospitato i rappresentati  di due punti di riferimento dell’accoglienza in Calabria, quella buona, che avviene in due piccoli paesi in provincia di Reggio Calabria, Gioiosa Ionica e Rosarno. A rappresentare il progetto Sprar di Gioiosa Ionica, Sara Jacopetta, psicologa del progetto, di cui ente gestore è la Rete dei Comuni Solidali, la quale, oltre a descrivere le buone prassi del progetto nato sotto il “modello Riace”, ha anche portato la nuova esperienza della Cooperativa Nelson Mandela, nata qualche mese fa sotto la presidenza di Maurizio Zavaglia, nonché presidente del Consiglio comunale di Gioiosa Ionica. Un grande esempio sul territorio rosarnese è stato portato da Nino Quaranta, cantautore, poeta e contadino che opera e coordina SOS Rosarno, cooperativa che nasce all’indomani della rivolta dei migranti avvenuta a gennaio 2010.

Gli agrumi e l’olio dei produttori di riferimento di SOS Rosarno – spiega Nino Quaranta – provengono rigorosamente da agricoltura biologica certificata. Tutti i produttori sono piccoli proprietari, singoli o associati in cooperative, i quali assumono regolarmente la manodopera impiegata nella raccolta, per oltre il 50% immigrata, e sono interni al circuito della solidarietà con gli africani di Rosarno, che nell’assoluta insufficienza delle politiche istituzionali d’accoglienza, possono sopperire ai bisogni più elementari solo grazie al sostegno delle realtà associative.

La piana di Gioia Tauro è uno dei maggiori esempi di caporalato e sfruttamento dei migranti nella raccolta delle arance, i quali vivono in condizioni inaccettabili presso la tendopoli di San Ferdinando, nell’entroterra di Rosarno, e nelle ex fabbriche che hanno occupato.

I prodotti di SOS Rosarno vengono esportati anche al di là del territorio nazionale, garantendo il prezzo trasparente, assicurando ai migranti assunti una retribuzione che rispetti la loro stessa dignità di lavoratori.

Da Gioiosa Ionica invece viene riportata la buona accoglienza, nata dal modello Riace. Un progetto Sprar che ospita 75 migranti, tra cui due nuclei familiari, dove la più piccola ospite, Patricia, ha appena 8 mesi. L’accoglienza diffusa si conferma la chiave della buona riuscita del progetto. I migranti, difatti, sono ospitati presso sedici appartamenti, appartenenti ai gioiosani stessi, i quali, grazie al progetto, hanno avuto modo di affittare. I ragazzi e le famiglie vivono la loro vita in totale autonomia, gestendo pasti e abitudini secondo la loro cultura, appoggiandosi, laddove necessario, agli operatori che lavorano presso il front-office. In tal modo, si evita una possibile ghettizzazione dei migranti, i quali spesso si trovano a vivere in un’unica struttura, spesso e volentieri dislocata dal centro.

Altra buona pratica appresa dal modello Riace, è l’erogazione dei ticktes, monete fittizie nei tagli da 1 a 50 euro, spendibili presso i negozi convenzionati con il progetto, per far fronte al ritardo dei fondi europei. Un progetto il quale successo va ricercato in diverse aree: l’ottimo rapporto tra ente titolare ed ente gestore; la condivisione di eventi ed obiettivi con gran parte delle diverse associazioni sul territorio gioiosano (coordinate da Vincenzo Logozzo, che ha fondato la Consulta delle associazioni); la collaborazione con gli istituti scolastici che ha di certo accelerato il processo di inclusione dei migranti; il calcio, utilizzato come strumento di integrazione; le borse lavoro presso le aziende gioiosane, vere e proprie esperienze formative non solo per il migrante-tirocinante ospitato, ma anche per le aziende che hanno avuto modo di lavorare a stretto contatto con una realtà che spesso ha intimorito; il lavoro quotidiano e meticoloso di tutti gli operatori e del coordinamento che svolge il tutto con passione e dedizione, e che lo difende da possibili attacchi pubblici. Perché c’è la convinzione che l’accoglienza sia tutta marcia. Nostro malgrado, tanti, troppi casi dimostrano lucro e speculazione, ma a testa alta possiamo affermare che il progetto Sprar di Gioiosa Jonica viaggia dritto sul proprio binario, lavorando, come spesso riportato e dimostrato, nella più totale trasparenza.

Ai 75 migranti ospitati nel progetto, si aggiungono sul territorio gioiosano, ospitate dalla cooperativa Riconciliazione – Nelson Mandela, due famiglie siriane. La cooperativa, frutto di una collaborazione ecumenica tra cristiani cattolici e protestanti (la Comunità di Sant’Egidio e la Federazione delle Chiese Evangeliche) ha effettuato da subito la scelta di occuparsi dei migranti attraverso l’iniziativa dei Corridoi Umanitari. Il progetto intende sperimentare una nuova pratica che permette ai migranti di poter raggiungere l’Italia in totale legalità e sicurezza, evitando così di finanziare il traffico criminale e violento degli scafisti e di correre il rischio della morte in mare. Si permette in tal modo un ingresso legale in Italia tramite un visto umanitario e la successiva possibilità di presentare richiesta di asilo.

E’ un orgoglio poter portare una piccola parte di Calabria come esempio di buona accoglienza. La Calabria è una terra amara, ma molta della sua gente, ha aperto la porta aperta a chi ha bussato, come purtroppo non avviene in diverse località del nord, dove ancora oggi, la paura dell’immigrato continua a manifestarsi irrazionalmente.