LA MALINCONICA ITALIA SENZA MONDIALI DI CALCIO

LA MALINCONICA ITALIA SENZA MONDIALI DI CALCIO

C’è una specifica ritualità dietro ogni partita della Nazionale ai Mondiali di calcio. Una ritualità che cambia per ciascuno di noi e che però, proprio per questo, è imprescindibile: una pizza e una birra davanti al televisore, un gruppo di amici con cui condividere le gioie e i dolori contenute nei novanta minuti, una maglia (presumibilmente sempre la stessa) da indossare scaramanticamente per l’occasione.
Ognuno vive la partita a modo suo ma rigorosamente con gli altri, in un meraviglioso incontro collettivo di individualità, in una magica commistione di desideri comuni.
Le partite della Nazionale costituiscono una delle poche occasioni rimaste in cui gli italiani riescano ancora a sentirsi popolo, superando contrasti e divisioni per abbandonarsi al sogno, dolce seppur effimero, di vedere i propri beniamini alzare la Coppa del Mondo e continuare a contare qualcosa, almeno nel calcio.


Di tutto questo si sentono privati gli italiani, al pensiero che la Nazionale non giocherà i prossimi Mondiali.
Una Nazionale mediocre nei calciatori e nella guida tecnica, in cui l’unico emblema di eccellenza giocava ieri l’ultima partita in Azzurro, ed è uscito dal campo tra le lacrime senza né una recriminazione né un lamento.
Mi riferisco ovviamente a Gigi Buffon, portiere e simbolo della Nazionale da quando la mia generazione ha memoria, eroe dell’Italia campione del Mondo nel 2006.
Non è così che sarebbe dovuta finire, tra Buffon e la maglia azzurra: non con un pianto di delusione, non dopo un’umiliante sconfitta.
D’altronde, però, non può essere un addio amaro a rovinare una storia d’amore meravigliosa.
Così come non dovrebbe essere l’eliminazione della Nazionale di calcio dai Mondiali a farci smettere di essere un popolo unito.