Offese agli ex lavoratori di Ursini e San Nicola, che non ci stanno e mettono le cose in chiaro

Offese agli ex lavoratori di Ursini e San Nicola, che non ci stanno e mettono le cose in chiaro

E’ di ieri la pubblicazione di un comunicato stampa del progetto civico “Caulonia rialza la testa!” a firma della sua portavoce, Suely Di Marco, in cui si esprimeva amarezza per i posti di lavoro persi con la chiusura dei centri F.A.M.I. di Ursini e San Nicola.

Capita spesso che sul gruppo facebook di Ciavula si aprano discussioni su quanto viene espresso dalle varie forze politiche o dal nostro giornale e frequentemente lo scambio di commenti degenera in insulti gratuiti. Purtroppo molti utilizzatori dei social network non sono abbastanza maturi per mantenere una discussione, anche dura, su toni di confronto civile. Molti credono di potere offendere e diffamare impunemente, probabilmente non conoscendo la legislazione. Altre volte invece vengono scritte dure critiche in toni civili, che risultano però ugualmente offensive per chi le riceve.

E’ quanto accaduto ieri, quando un commento piccante di una lettrice ha dato l’avvio ad una reazione inaspettata. Questo il testo integrale del commento: “Ma perchè invece di raccontare le mezze verità….non dite le cose come stanno? Quante di quelle persone erano qualificate a fare accoglienza a minori che non parlano la nostra lingua? Quanti di loro erano ingrado di prendersi cura dei loro bisogni? Mi risulta che erano solo casalinghe e giovanotti senza esperienza….che riuscivano solo a portarli fuori a giocare a pallone…..per il resto non erano ingrado di fare altro. Ha fatto bene l amministrazione a rifiutare e rimandare indietro quei poveretti…..era una mancanza di rispetto nei loro confronti. Le persone non si dispiacciono per loro….ma solo per i soldi facili non intascati”.

Fermo restando che chi scrive “ingrado” tutto attaccato, come se fosse un’unica parola, probabilmente non è qualificata a giudicare gli altri, gli ex lavoratori in modo compatto hanno ritenuto di replicare, con una ventina di commenti. Anche in questo caso qualche risposta è risultata gratuitamente offensiva, ma nella maggior parte dei casi si è solamente ribadita la competenza di chi lavorava e l’impegno a formarsi attraverso corsi di formazione.

Questo il commento di una ex lavoratrice: “Gentile signora, il suo dire è tipico delle gente che deve parlare giusto per farlo senza sapere esattamente dei contenuti. E questo la autoqualifica e dimostra il fatto che non ha di certo le competenze per poter giudicare chi avesse o meno le competenze per poter lavorare in centri di accoglienza per minori giacché questi non erano neanche dei centri di smistamento di soldi ma dei centri ove si dava dignità a minori non accompagnati e a lavoratori del suo stesso territorio. Il suo odio, è palese, é solo frutto di non conoscenza in genere. Ed altro non aggiungo poiché credo che le cose si siano sapute in tutto e per tutto. Le sue parole confermano i fatti e la pochezza di come l’argomento é stato trattato. Se risponde ovviamente continuerà ad auto qualificarsi e gliene renderó solo grazie!”.

A questo punto non tarda la replica della lettrice che ha dato l’avvio alla discussione: “Gentile signora…..ha ragione…io non ho competenze….forse quelle ce le avrà lei….io solo gli occhi…..che hanno visto dei ragazzi extracomunitari portati a spasso per le strade…come dei cagnolini da ragazzotti di 19/20 anni….aventi solo la terza media…..che non facevano altro che comunicare a gesti con persone che non capivano nulla……io sto giudicando solo cio che ho visto…..non odio nessuno….ma non mi piacciono le ingiustizie”.

Anche se infilare in una frase tutti quei puntini di sospensione è una chiara ingiustizia nei confronti della lingua italiana, un ex lavoratore ha messo in evidenza di essere qualificato e madrelingua inglese, quindi probabilmente non comunicava a gesti coi migranti.

Questo il commento dell’educatrice delle comunità per minori: “Io volevo giusto porle qualche domanda: 1)è venuta lei a fare i controlli e verificare se i dipendenti erano qualificati o meno? 2) ammettiamo che ci fossero solo casalinghe e giovanotti a lavorare,questo presuppone che queste categoria di persone non possano avere il diritto di lavorare? 3) lei conosce quali sono le attività ludico-ricreative da svolgere in una comunità di minori? E afferma che l’unica cosa che facevano i ragazzi era giocare a pallone?..mia cara signora prima di sparare sentenze su cose di cui lei non è a conoscenza abbia almeno la decenza di informarsi prima!!chi le scrive è l’educatrice di quella comunità,là dove si era creata una grande famiglia che è stata distrutta…”

Un altro commento degno di nota: “Salve, sono un ex operatore dei centri di Ursini, capisco la paura del diverso o il non conoscere i fatti ed è per questo che spesso si farebbe meglio a tacere quando non si è a conoscenza dei VERI fatti.
Colgo l’occasione per evidenziare con quanta amorevole cura, professionalità, altruismo e dedizione, decine di persone, svolgevano il proprio lavoro senza rubare niente a nessuno ma percependo un meritato e quanto più dignitoso stipendio.
Allo stesso tempo, crescevamo insieme ai ragazzi…insegnando i nostri usi e costumi ed imparando i loro…perché quel che non sa, è che”andare a giocare a pallone”era uno dei tanti momenti di INTEGRAZIONE che i ragazzi avevano con noi operatori e con le persone del posto che avevano preso a cuore le storie e le vicende di quei ragazzi…potremmo star qui a parlare per ore, rimane il fatto che noi a quei ragazzi gli abbiamo voluto bene e gliene vogliamo ancora oggi! La invito, per una sua crescita, ad un incontro con il nostro presidente e con noi operatori, saremo lieti di farle vedere con i suoi occhi, i messaggi e le foto che ci scambiamo con gli ex ospiti dei centri a testimonianza di quanto detto sopra sia la verità. Spero che questo le faccia vedere oltre e che quel che lei ha scritto non sia il suo vero pensiero perché quelle parole toccano e feriscono persone che non le hanno recato alcun male.con questo la saluto e la invito a trascorrere anche una sola giornata in un qualsiasi centro per toccare con mano quanto la realtà sia lontana (in positivo)dal solito pettegolezzo”.

Non possiamo ovviamente dare conto di tutti gli interventi ma vogliamo riportarne ancora uno, che può benissimo fare da conclusione, quello dell’insegnante di italiano del centro di San Nicola: “Dopo aver scritto una marea di assurdità, ha anche la faccia tosta di dire che non ha offeso nessuno? Asserire che chi lavorava nei centri di accoglienza non era qualificato sarebbe un complimento? A parte che ritengo davvero vergognoso parlare male dei propri paesani, il primo consiglio che voglio darle, per non essere ridicola nella vita, è di informarsi sempre prima di sentenziare. Le persone che hanno lavorato nel progetto di accoglienza erano idonee a farlo e sono state selezionate pubblicamente. Oltre a questo, tutti gli operatori hanno seguito periodicamente dei corsi di formazione e di aggiornamento che li hanno ulteriormente qualificati a ricoprire il proprio ruolo. Sostenere poi che gli operatori e i minori comunicassero a gesti mi fa veramente sorridere anche perché io stessa, in quanto docente, ho insegnato ai migranti la lingua italiana in brevissimo tempo. Ho svolto il mio ruolo con tanto di qualifica e di esperienza e lo stesso vale per i Responsabili e per i miei colleghi educatori, psicologi, interpreti e assistenti sociali che, oltre alla propria professionalità, hanno messo anima e cuore a disposizione di quel progetto. Ma non perderò altro tempo a spiegarle cose che chiaramente non può comprendere. Il secondo consiglio che voglio darle, prima di congedarmi, è di non parlare mai mossa dall’ invidia…si ricordi che lei si è proposta per lavorare nel nostro Centro. Dunque chi è che dice mezze verità?”.

 

Ciavula

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