Il Tar boccia riforma del welfare calabrese, Roccisano: “Duro colpo per i più deboli”

Il Tar boccia riforma del welfare calabrese, Roccisano: “Duro colpo per i più deboli”

Riceviamo e pubblichiamo

In una Regione immobile il cambiamento difficilmente riesce a superare gli ostacoli intrisi di indifferenza verso i più deboli, di distanza dai loro bisogni e di non rispetto dell’equità. Perché era in questa direzione che andava i cambiamento che muoveva la Riforma del Welfare calabrese, realizzata con un lavoro di concertazione all’interno di un tavolo denominato “tavolo tecnico per le problematiche del settore socio sanitario e socio assistenziale” deliberato con delibera di giunta n^37 del 24/02/2015 e ampliato con la nuova delibera n^502 dell’1/12/2015 prevedendo la partecipazione del dipartimento Welfare, del dipartimento sanità, del delegato dell’ANCI, del Forum del Terzo Settore, dei sindacati, delle organizzazioni cooperative e del coordinamento delle strutture socio assistenziale. Un lavoro svolto per dare attenzione ad un settore che mai ne aveva avuto e, sopratutto, per dare applicazione a due leggi, la legge nazionale 328/2000 e la legge 23/2003 che trasferiscono le deleghe in materia di politiche sociali ai Comuni.

Per questo motivo la sentenza del Tar da un duro colpo al Welfare calabrese, minando l’assetto partecipativo che è quello che ha contraddistinto l’operato di ognuno dei membri del tavolo. Ancor di più va a svilire la fiducia di chi aveva creduto che anche la Calabria poteva diventare una regione “italiana” e non più una Repubblica “altra” dove i servizi ai più deboli sono gestiti dai Comuni , ovvero da chi è vicino a loro e alle loro famiglie, secondo il principio di sussidiarietà sancito dalla 328/2000; dove vige il principio di trasparenza, attraverso regolari avvisi pubblici e mediante l’istituzione di un registro trasparente degli operatori, secondo quanto scritto nell’art 28 della 23/2003; dove, infine, viene tutelata l’equità di distribuzione dei servizi sui territori, come riconosciuto dall’art 8 della 23/2003, e non rimanga più in vigore il quadro diseguale attualmente in essere e che vede alcuni territori ricchi di strutture convenzionate e altri completamente privi di alcun servizio.
Il welfare non deve avere colori politici, né simpatie o antipatie, ma deve solo avere a cuore i diritti dei più deboli, ragion per cui mi auguro che prosegua nel processo di Riforma riconoscendo, finalmente, i diritti dei più deboli e dando dignità ad un settore che in Calabria non è mai stato prioritario.

Federica Roccisano