Omicidio Sacko, Aiello:”Vicini ai migranti, fanno ciò che molti di noi non hanno il coraggio di fare: lottano contro le mafie e contro lo sfruttamento”

Omicidio Sacko, Aiello:”Vicini ai migranti, fanno ciò che molti di noi non hanno il coraggio di fare: lottano contro le mafie e contro lo sfruttamento”

di Pasquale Aiello

Per Soumaila Sacko la “pacchia” probabilmente, anzi sicuramente, non era mai esistita, ma ora è finita per sempre insieme alla sua esistenza. Era un giovane migrante di 29 anni del Mali ed è stato assassinato a colpi di fucile nella zona di San Calogero, vicino Rosarno. Era andato, insieme ad altri compagni presso una vecchia fornace dismessa e abbandonata che pare, tra l’altro, custodisse migliaia di tonnellate di rifiuti tossici e pericolosi, per recuperare materiale di scarto che serviva a costruire le capanne.

Lavorava nei campi Sacko, ma era pure “sindacalista”, impegnato da anni, insieme al loro leader Boubakar nell’organizzazione della lotta di quei braccianti che nella Piana di Gioia Tauro vengono tiranneggiati, sfruttati e spolpati fino all’osso per la raccolta di ortaggi e frutta. Persone, nostri fratelli, a cui nei loro paesi, gli occidentali imperialisti vanno a fare la guerra e rubare risorse, obbligati a vivere in quella tendopoli di Rosarno in condizioni penose. Una tragica realtà, della quale nessuno se ne è mai fatto carico, che ha origine da una condizione di sfruttamento, di privazione di ogni diritto, di violenze, esercitate spesso dai rampolli delle famiglie padronali alla ricerca di svago a costo zero, che si è imposta agli onori delle cronache fin dai fatti della famosa “rivolta di Rosarno” e che riconduce a gravi responsabilità politiche e istituzionali.

Quella baraccopoli, ora, è diventata uno degli emblemi più drammaticamente rappresentativi di come la mafia, con la complicità di pezzi dello stato, si sia infiltrata nei vuoti di un sistema d’accoglienza che per molti versi lascia ampi spazi al malaffare avvelenandoli con le sue putride tossine facendo degli ultimi e dei più deboli un massacro.

In questa parte di mondo lo stato non è garante dei diritti, è completamente assente, da sempre. Il nuovo governo Salvini-Di Maio farebbe bene a uscire subito dal clima amico da campagna elettorale in cui continua a vivere, e cominciare a operare, per risolvere problemi, usando raziocinio e mettendo in campo, in ogni caso, strategie votate alla prudenza e al rispetto dei diritti umani e non atti di bullismo e machismo come con la vicenda ‘Aquarius’ compiendo atti di forza sulla pelle degli ultimi e dei deboli. Comunque sia, l’Italia intera, quantomeno quella parte capace di pensare e riflettere, avrebbe dovuto esplodere di preoccupazione e angoscia per la morte di Sacko, per come è avvenuta. Tutti gli abitanti del posto avrebbero dovuto essere vicino ai migranti e scendere in strada durante la manifestazione di protesta e dolore. In fondo fanno ciò che molti di noi non hanno il coraggio di fare: lottano contro il caporalato, contro le mafie e contro un sistema di sfruttamento del quale anche molti italiani, da tanto tempo sono vittime. E invece cosa? Indifferenza.

L’unico o uno dei pochi che hanno manifestato vicinanza pubblicamente ripreso dalla videocamera di Diego Bianchi alias ‘Zoro’ è stato Peppino Lavorato, come sempre lucido e appassionato, ex sindaco di Rosarno, memorabile guida del PCI e grande oppositore della mafia. Se la nuova ‘formula magica’ del ‘Prima gli italiani’, imposta dal pensiero razzista, vuol dire che l’assassinio di un migrante non rientra nella sfera delle nostre considerazioni, allora stiamo davvero dimenticando chi siamo e da dove veniamo. Se così è, tutto ciò lo pagheremo a caro prezzo.

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