Riflessione in ricordo del migrante ucciso a Rosarno

Riflessione in ricordo del migrante ucciso a Rosarno

Sacko Soumali era un migrante maliano residente in Italia con regolare permesso di soggiorno. Viveva nella baraccopoli di San Ferdinando, vicino Rosarno.

Sacko Soumali era prima di tutto un essere umano, un giovane di 29 anni che è stato ucciso con un colpo di fucile mentre aiutava due compagni a raccogliere delle vecchie lamiere abbandonate per costruire una baracca all’interno della tendopoli.

Sacko faceva parte dell’Unione Sindacale di base, si batteva per la tutela dei braccianti agricoli sfruttati. Apparteneva alla categoria degli ultimi, degli invisibili, e ne difendeva i diritti.

Chissà se vivere nelle baraccopoli e lavorare in condizioni disumane a bassissimo costo rientra nel concetto di “pacchia” in cui, secondo il neo Ministro Salvini, versano i migranti.

Un uomo innocente è stato ucciso in modo spietato: già questo dovrebbe essere sufficiente a generare sgomento ed indignazione.

La cosa che però trovo più pericolosa, preoccupante ed aberrante è che, nel clima socio-politico oggi dominante in Italia, simili episodi rischiano di passare inosservati, di essere accettati o addirittura, da alcune frange della popolazione e della classe politica, giustificati.

D’altronde lo scorso febbraio, quando il leghista Luca Trani ha sparato contro un gruppo di migranti, numerosi sono stati gli elogi che il popolo del web gli ha riservato, e blande o inesistenti le parole di condanna spese dai rappresentanti delle istituzioni.

Ancor più brutta della violenza del singolo, è la condivisione della stessa da parte della maggioranza.

Il rischio, tra l’altro comune nei territori in crisi economica come l’Italia, è che trionfi la logica dell’avversione nei confronti del diverso, visto come capro espiatorio contro cui riversare la propria frustrazione.

Quando ciò accade si finisce per accettare l’inaccettabile, si smette di usare la ragione e si sprofonda in un profondo degrado etico, sociale e culturale.

Non regaliamo la nostra umanità all’indifferenza, non prendiamo aprioristicamente per buoni gli slogan mistificatori di chi costruisce la propria fortuna politica sull’odio, invitandoci a considerare l’altro un nemico da eliminare.

Oggi, restare umani è quanto mai necessario.