Intervista a Bolong, il sognatore che gioca a calcio nel Caulonia e ama la scuola

Intervista a Bolong, il sognatore che gioca a calcio nel Caulonia e ama la scuola

Bolong è un giovane africano giunto in Italia attraverso il mare per realizzare i propri sogni e inseguire l’idea di un futuro all’altezza delle proprie aspirazioni.
Bolong è determinato e capace, nutre un amore smisurato per la scuola, per la cultura e per il calcio. La sua storia è un esempio positivo per tutti in quanto dimostra come, grazie all’ambizione e alla forza di volontà, sia possibile affrontare e superare qualsiasi difficoltà.
Conoscerlo è stato un privilegio, e chiacchierare con lui mi ha aiutato a ricordare quanto i sogni siano importanti per dare senso e valore alla nostra esistenza.
Di seguito è riportato il contenuto della nostra conversazione.

Ciao Bolong. Vuoi dirci come ha inizio la tua storia?
Ciao a tutti, mi chiamo Bolong, ho 19 anni e vengo dal Gambia. Mio padre in Gambia aveva un piccolo negozio di alimentari, io frequentavo la scuola in una città vicina.
Quando avevo quindici anni, però, mio padre si è ammalato e poco tempo dopo è morto: da quel momento ho dovuto interrompere gli studi per occuparmi della mia famiglia e gestire il negozio al posto suo.

Cosa è accaduto dopo?
Desideravo fortemente andare a scuola e giocare a calcio, ma sapevo che se avessi continuato a lavorare nel negozio di alimentari non avrei potuto realizzare i miei sogni. Così, ho deciso di vendere il negozio e partire.
Ho intrapreso un lungo viaggio attraversando il Mali, il Burkina Faso, il Niger, fino ad arrivare in Libia, dove sono rimasto circa cinque mesi prima di raggiungere l’Italia attraverso il mare.

Ricordi cos’hai pensato appena arrivato in Italia?
Sono arrivato a Reggio Calabria il 15 giugno del 2016. A quel tempo non sapevo nulla dell’Italia, ma ho lasciato la mia terra per inseguire i miei sogni e continuavo a ripetermi che, malgrado tutte le difficoltà, sarei riuscito a realizzarli.
Non avevo idea di cosa mi attendesse, ma ero fiducioso: l’Italia per me rappresentava una speranza, l’accesso a quel futuro che desideravo con tutte le mie forze.
Poco dopo essere arrivato a Reggio Calabria ho iniziato ad andare a scuola per imparare la lingua italiana, in quanto ritenevo che conoscerla fosse indispensabile per dialogare e per potermi integrare rapidamente.

Quando sei arrivato a Caulonia, che impatto hai avuto con la nostra realtà?
A Caulonia mi sono trovato subito benissimo, ho incontrato persone meravigliose che hanno cambiato in positivo la mia vita. Quando si arriva in un posto nuovo capita di andare incontro a delle difficoltà, ma in questo paese ho sempre avuto la possibilità di confrontarmi con persone gentili e disponibili, che mi hanno ascoltato e hanno fatto il possibile per aiutarmi.
Ho iniziato ad andare a scuola a Siderno: quest’anno ho frequentato il terzo anno dell’Istituto “G. Marconi”.
Sin dall’inizio mi sono sentito accettato e integrato all’interno della comunità cauloniese.

Sappiamo che sei molto bravo a scuola e hai ottenuto ottimi voti. Aldilà dell’aspetto didattico, cosa rappresenta per te la scuola?
La scuola per me è un sogno.
Non mi stanco mai di imparare, penso che studiare sia fondamentale per crescere e migliorarsi sotto tutti i punti di vista. Per questa ragione mi piace approfondire anche argomenti che, pur non rientrando nei programmi scolastici, possono ampliare la mia preparazione e la mia cultura.
Adesso il mio obiettivo è quello di ottenere il diploma, per poi studiare informatica all’università.
La scuola svolge inoltre un importante ruolo sociale e favorisce l’integrazione, offrendo l’opportunità di confrontarsi e dialogare quotidianamente con persone aventi storie, culture e modi di pensare differenti. In questo modo, i pregiudizi possono essere superati ed eliminati.

Prima hai affermato che tra i tuoi sogni c’è anche quello di giocare a calcio. Quest’anno hai disputato il campionato con il Caulonia Calcio, e i tuoi gol sono stati fondamentali per la salvezza della squadra. Vuoi dire qualcosa a riguardo?
È vero, amo il calcio e credo che lo sport, proprio come la scuola, sia capace di unire.
Quest’anno ho giocato nella squadra del Caulonia: abbiamo realizzato una grande impresa raggiungendo la salvezza, e sono felice di aver dato il mio contributo alla causa.
La prima volta che mi sono presentato al campo di allenamento per fare il provino, sentivo dentro di me che sarei riuscito a entrare a far parte della squadra: lo desideravo fortemente.
Mi trovo benissimo con i miei compagni, abbiamo creato un gruppo meraviglioso e siamo come fratelli, ma sogno di poter crescere calcisticamente e di riuscire a giocare a livello sempre più alto.
Mi alleno con costanza per continuare a migliorare.

In generale, che idea ti sei fatto dell’Italia?
Penso che l’Italia sia un Paese meraviglioso, ricco di storia e di cultura: sto imparando tantissime cose qui.
So che in generale non è un periodo storico semplice ma, d’altronde, ogni territorio presenta delle problematiche; ciò nonostante, secondo me l’Italia offre tantissime opportunità e consente a chiunque di realizzare i propri sogni.

Parli spesso di sogni e di futuro, concetti complessi e meravigliosi. Senti di essere un sognatore?
Assolutamente sì, sono un sognatore convinto: mi piace guardare sempre avanti e pormi nuovi obiettivi da raggiungere.
Conservare la memoria del passato è importante perché ci rende ciò che siamo, ma guardare al futuro è fondamentale per non restare fermi.
È proprio la capacità di sognare che ci permette di raggiungere grandi traguardi.
Ciascuno di noi possiede gli strumenti per sognare e ha il diritto di farlo: se il corpo ha delle intrinseche limitazioni, la mente è libera di spaziare senza limiti o confini, consentendoci di immaginare e progettare anche ciò che ancora non abbiamo realizzato.
Vorrei lanciare un messaggio ai giovani: non smettete mai di credere nei vostri sogni, lottate affinché il vostro futuro sia meraviglioso.

Ringrazio Chiara Mallamo per aver collaborato nella realizzazione dell’intervista.

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