Camini, la Residenza Psichiatrica “La Chimera” rischia di licenziare 27 dipendenti

Camini, la Residenza Psichiatrica “La Chimera” rischia di licenziare 27 dipendenti

Riceviamo e pubblichiamo

La Comunità Terapeutica di cui sono legale rappresentante si occupa del recupero psico-fisico di pazienti affetti da malattie mentali. Il 23 marzo 2018 il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute “NAS” di Reggio Calabria ha effettuato un accesso presso la predetta struttura per effettuare una ispezione igienico-sanitaria ed ha comunicato l’esito dell’accertamento al Dipartimento Tutela della Salute e Politiche Sanitarie, Settore n. 10, della Regione Calabria il quale, dopo avere acquisito detto verbale di ispezione igienico-sanitario, con nota regionale del 22 maggio 2018 invitava l’ASP di Reggio Calabria ad avviare la necessaria attività di vigilanza per come previsto dalla normativa vigente al fine di verificare la permanenza in capo alla “Comunità Terapeutica La Chimera” dei requisiti per l’esercizio sanitario e l’accreditamento. L’ASP non effettuato l’attività demandata dalla Calabria ed il Commissario Scura con D.C.A. n.159 del 2 agosto 2018 ha revocato l’autorizzazione sanitaria all’esercizio ed all’accreditamento della Residenza Psichiatrica “La Chimera” affermando nel provvedimento di revoca che detto provvedimento era dovuto proprio per l’assenza della dovuta verifica da parte dell’ASP di Reggio Calabria della sussistenza dei requisiti igienico-sanitari da parte de “La Chimera”.

Dal momento che l’ASP di Reggio Calabria non ha avviato alcuna attività di controllo e di verifica, benché richiesta dalla Regione Calabria, quale rappresentante della Comunità Terapeutica non ho potuto dimostrare che la struttura è in possesso dei requisiti igienico-sanitari necessari per mantenere l’autorizzazione revocata. A seguito di tale omissione la sottoscritta ha INTIMATO e DIFFIDATO la Direzione Generale ASP di Reggio Calabria, in persona del Suo Legale Rappresentante pro-tempore, ad effettuare l’attività di controllo e di verifica richiesta dalla Regione Calabria in assenza del quale la struttura è destinata alla chiusura. Con essa dovrò licenziare i 27 dipendenti assunti creando grave disagio in un territorio già fortemente depresso dal punto di vista economico e sociale.

Inoltre, i pazienti ospitati presso la nostra struttura dovranno trovare altra collocazione e verosimilmente saranno indirizzati verso strutture che operano fuori regione (vista l’assenza sul territorio di strutture con posti letto disponibili) con grave danno per l’ASP. Difatti, la retta dei pazienti ricoverati fuori regione è sempre posta a carico dell’ASP di provenienza dei predetti. A ciò voglio aggiungere che l’ASP di Reggio Calabria non paga le rette dei pazienti ricoverati nella struttura da quasi un anno; i dipendenti non percepiscono lo stipendio da diversi mesi ed i fornitori vantano cospicui crediti nei nostri confronti. Senza un intervento delle Autorità competenti la struttura rischia il tracollo economico e con essa ci saranno 27 dipendenti che andranno ad alimentare le file dei disoccupati e le famiglie saranno private di un solido punto di riferimento. Dato singolare in tutta questa vicenda è che il soggetto che dovrebbe disporre la verifica igienico-sanitaria è lo stesso deputato alla revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività sanitaria ed all’accreditamento della nostra struttura. Ma questo è un problema che la politica calabrese non ha saputo affrontare.

Dichiera Maria