L’avvocato Albanese scrive a Ciavula: “Quanto durerà il dissesto di Caulonia?”

L’avvocato Albanese scrive a Ciavula: “Quanto durerà il dissesto di Caulonia?”

di Domenico Albanese

In tempi non sospetti (era il 13 giugno 2018), con una breve riflessione pubblicata su Ciavula, avevo sfiorato – da semplice cittadino – il tema del dissesto finanziario del Comune di Caulonia auspicando, considerata l’ormai irreversibilità dello stato dichiarato, che la difficile decisione fosse solo il primo passo per un risanamento strutturale, che sarebbe dovuto necessariamente passare attraverso il progetto che l’Amministrazione certamente aveva elaborato all’atto della “dolorosa scelta”.

Caulonia in dissesto finanziario. Ed ora?

Ero certo, quindi, che gli amministratori avessero compreso che la dichiarazione costituiva soltanto un punto di partenza, un nuovo tracciato, virtuoso, da percorrere insieme ai cittadini.
Davo per scontato (non pensavo potesse mai essere messo in discussione), il duro lavoro che attendeva i Commissari prefettizi – coadiuvati dall’altrettanto duro lavoro degli Amministratori – che, per risolvere una situazione così critica, non avrebbero potuto prescindere da un’assidua permanenza nelle “stanze” dell’Ente, allo scopo di risolvere i problemi nel più breve tempo possibile, e quindi favorire l’uscita del Comune dalla palude nella quale si era cacciato negli anni.
In altri termini, mi attendevo su questo tema – ne ero sicuro! – una presenza costante negli uffici comunali, non solo dei Commissari ma anche degli Amministratori, tutti al servizio della cittadinanza, pronti a dare delucidazioni laddove fosse necessario, posto che i cittadini (quegli stessi che in altri momenti diventano elettori) necessitano SEMPRE di chiarimenti, a maggior ragione in materie complesse come queste.

Mi pare, al contrario, che i Commissari prefettizi si rechino presso gli Uffici comunali soltanto un giorno alla settimana (il lunedì in tarda mattinata, per la precisione; con ogni probabilità tale prassi sarà dettata da un protocollo che prevede una sola presenza settimanale), mentre gli Amministratori, cui evidentemente questi ritmi vanno bene, dopo le polemiche estive con l’opposizione, si sono sentiti spogliati del problema, come se i guai finanziari dell’Ente non li riguardassero più.
Forse è opinione diffusa che tanto possa bastare per gestire al meglio il dissesto del Comune.
Di certo tale circostanza fa sorgere l’interrogativo relativo alla previsione della durata del dissesto.
Con questo ritmo, quanto durerà?

Dopo più di sette mesi dalla dichiarazione del dissesto, tutto sembra fermo e i cittadini non sono stati informati degli obiettivi e di quanto sino ad ora fatto dagli Amministratori per risanare le casse dell’Ente.
Del dissesto non si parla più: l’argomento è di scarsa attualità, posto che nemmeno l’opposizione sembra interessarsi e chiedere conto dell’operato di chi, invece, dovrebbe spiegare, analiticamente, cosa si è fatto in questi mesi.
Si è già all’assuefazione?

Se così è, il pericolo che tale situazione ricalchi – quantomeno nella durata – la fase del dissesto precedente (che durò, su per giù, 15 anni) è reale e, in tal caso, le responsabilità sarebbero di TUTTI, nessuno escluso, perché se da una parte vige una sorta di immobilismo, dall’altra qualcuno dovrebbe svegliarsi e chiedere conto, riservando attenzione a problemi seri (e questo, a mio avviso, è il più serio di tutti).
Gli errori di allora (innegabili, posto che dalla chiusura del primo dissesto sono passati pochi anni e siamo di nuovo un Comune in crisi) devono essere evitati.

Si guardi al passato, ma solo per non sbagliare più; quantomeno per non commettere gli stessi errori.
Nell’augurare buon lavoro a tutti, resto alla finestra.