Ilario Ammendolia ricorda Marietta

Ilario Ammendolia ricorda Marietta

Di Ilario Ammendolia

E’ una giornata fredda ed i fringuelli si rifugiano sul balcone dove ho lasciato mollichine di pane e dove c’è più caldo.

Anche Marietta, come un uccello con poche piume, si rifugiava nel “mio” ufficio soprattutto nelle giornate di freddo.

Marietta amava i fiori.

Non tanto il superbo tulipano nero e neanche la vistosa orchidea. Amava i fiori esclusi e trascurati, spesso dai colori bellissimi ed unici ma quasi mai apprezzati.. Ed Lei a questa specie apparteneva .

Ogni giorno me ne portava un mazzetto che collocava con le sue mani in un piccolo portafiori sulla mia scrivania di sindaco.

Spesso assieme ai fiori mi regalava dei versi delicatissimi ma , a volte, incomprensibili per chi come me calpesta la terra con i piedi nel fango.

Non era bella.

Era mal vestita e mal pettinata eppure aveva degli occhi che avrebbero meritato l’attenzione di Van Gogh.

Nell’ufficio aveva un suo posto fisso e la sua presenza era quotidiana.

Spesso mi aspettava quando arrivavo più tardi e se ne andava quando io me ne andavo. Si rifugiava per l’intera mattinata in quella stanza soprattutto quando fuori pioveva o faceva freddo.

Indirizzava la stufetta nella sua direzione e si addormentava.

Ogni tanto apriva gli occhi guardandomi con un sorriso incancellabile e poi mi sussurrava “Ti voglio bene”!

Una frase che per cinque anni è stata la mia “Legion d’onore” appuntata sul petto.

“Angelo” era il suo innamorato.

Con Lui si incontrava nella notte fonda quando le menti sagge ed i cuori sazi dormono. “Lui” la raggiungeva nella solitudine della sua vecchia casa cadente che si trasformava in un palazzo fatato.

Molti hanno pensato che Angelo fosse il frutto della sua “mente ammalata”.

Io invece so che era un “Angelo”.

Lo so ! Anche se non sono un “credente” sono convinto che il “Dio” degli ultimi non avrebbe potuto lasciar sola Marietta.

Il corpo di Marietta si andava disfacendo mentre Lei era ancora in vita ma Ella non c’era più in quel corpo. Il suo Spirito aveva già abbandonato la carne ferita e sofferente. Marietta viveva in un’altra dimensione ed era “cittadina” di altri mondi che si trovano in costellazioni invisibili all’occhio umano.

Non era “Dulcinea” semmai l’incarnazione femminile di don Chisciotte.

Come Lui alla ricerca degli eterni ideali che- quasi mai- si trovano in questo nostro mondo.

E quando ne prese coscienza come Lui volle morire.

Marietta per cinque anni mi ha fatto compagnia; sorprendeva e, qualche volta, infastidiva i frequentatori fissi o occasionali del “mio” ufficio.

Ricordo una riunione piuttosto tesa del “Comitato per l’ordine e la sicurezza”. Prima di iniziare “qualcuno” mi fece notare quella presenza- per loro -imbarazzante.

Non avrei potuto mandarla via per un’infinità di ragioni ma anche perché, proprio quel giorno, un raggio di sole si era prepotentemente incuneato tra i rami di un albero per illuminare ed accarezzare il viso di Marietta addormentata.

Ci spostammo in un’altra stanza.

Marietta è stata la mia “Musa” ispiratrice.

Per cinque anni mi ha sempre ricordato che la mia ambizione più grande doveva essere quella di esser degno della gente come Lei. Quantomeno per tentare di essere quello che “avrei voluto essere e non sono”!

Ed in questa giornata di freddo rivedo Marietta seduta accanto a me. Di una cosa sono sicuro: ho portato più rispetto a Lei che a qualsiasi altra “autorità” o” personaggio” entrato in quella stanza.

Grazie Marietta!