Ai tre ragazzi di Soriano Calabro che non ci sono più

Ai tre ragazzi di Soriano Calabro che non ci sono più

Photo by Mike Labrum on Unsplash

Non credo che un giovane di 18 anni, nell’accingersi ad uscire di casa per trascorrere qualche ora in compagnia degli amici, possa essere sfiorato dal pensiero che quella sarà l’ultima volta in cui incrocerà il sorriso di sua madre.

Non credo che la madre di un giovane di 18 anni, nel vedere il proprio figlio uscire di casa, possa essere sfiorata dal pensiero che quella sarà l’ultima volta in cui, con una severità che sa tanto d’amore, gli dirà: “Non rientrare tardi, mi raccomando!”.

Mi piace pensare che quei ragazzi lo scorso sabato abbiano trascorso una delle tipiche serate che ciascuno di noi ha desiderato e vissuto durante la giovinezza: qualcuno di loro avrà corteggiato una ragazza conosciuta casualmente sperando ricevere in cambio uno sguardo, un bacio; qualcun altro avrà dato un tiro a una sigaretta in segno di ribellione e libertà, come capita a quell’età; tutti sono rimasti insieme, perché a quell’età stare insieme per condividere esperienze e sogni è l’unica cosa che conta.

L’uomo ha uno strano rapporto con il tempo: è consapevole di averne a disposizione una quantità limitata, eppure talvolta si sente inconsciamente padrone di poterlo sprecare, di aspettare, di rimandare.

L’essere umano è fragile ma rimuove per necessità l’idea di esserlo: si tratta di una naturale forma di autodifesa, forse l’unico modo per vivere con serenità un’esistenza che a volte sa essere davvero crudele.

Tre ragazzi di Soriano Calabro hanno perso la vita in un incidente stradale, all’alba di domenica 23 giugno. Certe notizie lasciano inevitabilmente il segno, anche quando non si conoscono le persone coinvolte.

A 18 anni dovrebbe esserci posto solo per il futuro, per i progetti, per la spensieratezza, per la vita.

A 18 anni, la morte non dovrebbe neanche essere presa in considerazione.

Ma c’è una grande ingiustizia di fondo nel nostro rapporto con il tempo: non possiamo sapere quanto ce ne venga concesso, e non esiste una logica precisa alla quale aggrapparsi. Possiamo solo vivere pienamente e completamente, cercando di cogliere la bellezza intorno a noi e di dare qualità ai nostri giorni.

Tre ragazzi sono morti, non avevano neanche vent’anni, volevano solamente divertirsi in un sabato sera come tanti.

In giornate come questa siamo in dovere di fermarci, di sentirci tristi, di essere arrabbiati.

In giornate come questa siamo più che mai in dovere di ricordare quanto il nostro tempo sia prezioso; e ogniqualvolta ci permettiamo il lusso di sprecarlo cedendo al rancore, all’apatia o alla rassegnazione, dovremmo sentirci in colpa.

Ciavula

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